{"id":12837,"date":"2009-10-21T22:55:16","date_gmt":"2009-10-21T20:55:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=12837"},"modified":"2018-12-23T02:38:36","modified_gmt":"2018-12-23T01:38:36","slug":"alhacen-la-prima-teoria-unificata-della-visione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=12837","title":{"rendered":"2.2.2 La Casa della saggezza e la scienza araba"},"content":{"rendered":"<div id=\"_idContainer000\"><a href=\"#_idTextAnchor001\"><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> e Hunain nella Casa della saggezza<\/a><br \/>\n<a href=\"#_idTextAnchor002\">Avicenna e la tradizione aristotelica della visione<\/a><br \/>\n<a href=\"#_idTextAnchor003\">Psicologia della percezione secondo Avicenna<\/a><br \/>\n<a href=\"#_idTextAnchor004\">Lux, lumen e colore in Avicenna<\/a><br \/>\n<a href=\"#_idTextAnchor005\">Alhacen e il tramonto delle teorie emissioniste<\/a><br \/>\n<a href=\"#_idTextAnchor006\">Luce e colore secondo Alhacen<\/a><br \/>\n<a href=\"#_idTextAnchor007\">Averro\u00e8 e la teoria aristotelica della visione<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">Nell\u2019Occidente, dopo la deposizione dell\u2019ultimo imperatore nel 476, la scienza aveva cessato di svilupparsi, mentre sotto l\u2019impero bizantino maggiore fu l\u2019attivit\u00e0 di conservazione e trascrizione delle opere antiche rispetto al mondo latino. L\u2019impero includeva nei suoi confini molti sudditi di lingua siriaca, un dialetto della lingua aramaica culturalmente fondante nello sviluppo della lingua araba (Ges\u00f9 parlava un altro dialetto dell\u2019aramaico, il giudaico). Nel concilio di Efeso del 431 il patriarca cristiano di Costantinopoli <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Nestorio<\/span> aveva sostenuto una dottrina che era stata duramente combattuta dal suo omologo di Alessandria, <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Cirillo<\/span> (lo stesso che nel 415 aveva organizzato l\u2019assassinio di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Ipazia<\/span>) e poi condannata.&nbsp;<span id=\"footnote-043-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-043\">1<\/a><\/span> Dopo il concilio di Calcedonia del 451 che aveva tentato un accordo tra le parti, i nestoriani erano stati costretti ad emigrare in Persia nell\u2019impero sasanide, dove a partire da III secolo la lingua siriaca aveva sostituito il greco. La chiesa nestoriana, grazie anche alla protezione dell\u2019impero persiano, ebbe una straordinaria diffusione in Asia, fino all\u2019India e alla Cina, cos\u00ec che la lingua siriaca divenne veicolo della cristianit\u00e0 in tutta l\u2019Asia. Dal VI secolo in avanti, i cristiani nestoriani, uniti ai filosofi pagani che Giustiniano aveva bandito da Atene nel 529, si erano impegnati in una intensa attivit\u00e0 culturale, specialmente nella citt\u00e0 persiana di Gondishapur (oggi in Iran).<\/p>\n<p class=\"standard\">Durante la conquista dell\u2019impero persiano, nel 637 gli arabi erano venuti a contatto con il patrimonio culturale dei cristiani nestoriani e Gondishapur era diventato il centro scientifico dell\u2019impero islamico.&nbsp;<span id=\"footnote-042-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-042\">2<\/a><\/span> Verso il 750 prende il potere la dinastia abbaside il cui califfo nel 762 fonda sulla riva destra del fiume Tigri la capitale, Bagdad (oggi in Iraq),&nbsp;<span id=\"footnote-041-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-041\">3<\/a><\/span> che diventa presto un grande centro culturale rivaleggiante con Gondishapur.<\/p>\n<p class=\"standard\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-24208\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/arabia.jpg?resize=626%2C456\" alt=\"arabia\" width=\"626\" height=\"456\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/arabia.jpg?w=745 745w, https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/arabia.jpg?resize=300%2C218 300w\" sizes=\"(max-width: 626px) 100vw, 626px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p class=\"standard\">Il secolo che va dal 750 all\u2019850 \u00e8 stato quello delle traduzioni delle opere di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Platone<\/span>, <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span>, <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span>, <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span>, <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Galeno<\/span> dal greco alla lingua siriaca. In particolare era attivo un orientamento di tipo medico che riguardava lo studio dell\u2019anatomia, fisiologia, patologia dell\u2019occhio. A Bagdad nell\u2019832 viene fondata la \u201cCasa della saggezza\u201d una delle massime istituzioni culturali del mondo islamico di allora. La citt\u00e0 era gi\u00e0 ricca di biblioteche e istituzioni accademiche e alcuni storici pensano che il termine \u201cCasa della saggezza\u201d possa riferirsi a tutta la citt\u00e0.&nbsp;<span id=\"footnote-040-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-040\">4<\/a><\/span> Potrebbe anche essere stata \u201csolo\u201d una grande biblioteca, ma in ogni caso oggi non ne resta pi\u00f9 traccia, non si sa dove fosse, n\u00e9 che aspetto avesse.<\/p>\n<p class=\"standard\">Al cuore di questo movimento culturale vi erano due circoli di traduttori: uno faceva capo all\u2019islamico Yaq\u016bb al-Kind\u012b, l\u2019altro al cristiano nestoriano Hunayn ibn Ish\u0101q.<\/p>\n<p class=\"paragrafo\"><a id=\"_idTextAnchor001\"><\/a><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> e Hunain nella Casa della saggezza<\/p>\n<p class=\"standard\">Il pi\u00f9 antico autore di ottica del mondo islamico, <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span>, nasce negli anni in cui <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Carlo Magno<\/span> viene incoronato imperatore del Sacro Romano Impero a Roma.&nbsp;<span id=\"footnote-039-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-039\">5<\/a><\/span> <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> \u00e8 il primo filosofo che scrive in arabo ed \u00e8 particolarmente impegnato nella trasmissione della cultura greca all\u2019islam, coordinando, incoraggiando e patrocinando l\u2019attivit\u00e0 di traduzione dal greco all\u2019arabo nel IX secolo. Molti dei traduttori che collaborano con lui nella \u201cCasa della saggezza\u201d sono cristiani di lingua siriaca. Pare che al-Kindi abbia scritto oltre 260 libri in molti campi del sapere, per la maggior parte opere che espongono il pensiero filosofico greco ai lettori islamici del IX secolo.&nbsp;<span id=\"footnote-038-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-038\">6<\/a><\/span> La sua sintesi tra filosofia greca e teologia islamica \u00e8 un anello fondamentale per lo sviluppo della filosofia occidentale scolastica fino a Cartesio.<\/p>\n<p class=\"standard\"><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> \u00e8 autore di un trattato sulla visione in accordo con l\u2019<span class=\"b_ita\">Ottica<\/span> di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span> (tradotta dal greco in arabo probabilmente dai traduttori del suo stesso circolo con diverse trasformazioni)&nbsp;<span id=\"footnote-037-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-037\">7<\/a><\/span> e ispirata anche all\u2019<span class=\"b_ita\">Ottica<\/span> di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span>. L\u2019opera ha avuto grande diffusione nell\u2019islam per tutto il Medioevo ed ha contribuito ad affermare la teoria emissionista della visione presso gli studiosi arabi fino all\u2019attacco di Avicenna (attorno al 1000). Anche in Occidente, dove verr\u00e0 tradotta in latino nel XII secolo da Gerardo da Cremona con il titolo <span class=\"b_ita\">De aspectibus<\/span> (\u201c<span class=\"w_lat\">aspectus<\/span>\u201d \u00e8 la parola con la quale i latini traducevano il termine arabo che in italiano si traduce \u201cvista\u201d o \u201crappresentazione visiva\u201d) l\u2019opera sar\u00e0 molto apprezzata e tenuta in gran conto da Robert Grosseteste, Roger Bacon (che la cita con il titolo <span class=\"b_lat\">De visu<\/span>), Alberto Magno e John Peckham fino a Leonardo e a Cardano.<\/p>\n<p class=\"standard\"><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> \u00e8 favorevole alla teoria emissionista della visione perch\u00e9 i raggi possono essere considerati linee rette alle quali si possono applicare le regole geometriche, ma anche perch\u00e9 la teoria emissionista assimila la visione al tatto. In Occidente la teoria emissionista della visione avr\u00e0 poco successo e verr\u00e0 raramente adottata come la \u201cvera\u201d teoria della visione ma a<span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">l-Kindi<\/span> verr\u00e0 preso in considerazione e citato da coloro che sostenevano una teoria combinata emissionista-immissionista di tipo platonico (dunque i francescani). <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> rifiuta comunque le teorie rivali, cio\u00e8 quella immissionista degli atomisti, la teoria platonica del <span class=\"b_ita\">Timeo<\/span> e la teoria aristotelica esposta nel trattato <span class=\"b_ita\">Dell\u2019anima<\/span> e, pur appoggiando la teoria emissionista come esposta da <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span>, cerca di correggere quelle che lui considera imprecisioni e di colmare quelle che lui considera lacune.&nbsp;<span id=\"footnote-036-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-036\">8<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\">Una di queste lacune sta nel fatto che la propagazione rettilinea \u00e8, secondo <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span>, dimostrabile e quindi non \u00e8 necessario porla come assioma. La dimostrazione \u00e8 basata in realt\u00e0 sui raggi luminosi e non sui raggi visuali ma, come <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Teone<\/span> e <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span>, <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> li considera identici in natura (o almeno nei loro modi di propagazione). Poi <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> sostiene che i raggi visuali non sono astrazioni geometriche (come potrebbe apparire leggendo <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span>) ma sono concrete entit\u00e0 fisiche tridimensionali, e non contattano l\u2019oggetto osservato in punti ma in aree estese. Da questo fatto si deduce che il cono di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span>, con il vertice nell\u2019occhio, va pensato continuo (questa era gi\u00e0 un\u2019idea di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span>) e non discreto. Il cono e i raggi non sono entit\u00e0 astratte ma corporee. E ancora <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> ritiene che un raggio visuale venga s\u00ec propagato in linea retta, ma con un effetto istantaneo lungo l\u2019intero percorso (mentre \u00e8 possibile che <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span> pensasse ad una velocit\u00e0 finita, uguale per tutti i raggi).<\/p>\n<p class=\"standard\"><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> prende da <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span> l\u2019idea che la visione periferica (cio\u00e8 con raggi distanti da quello assiale) sia pi\u00f9 debole della visione di qualcosa che \u00e8 di fronte a noi, e che ci\u00f2 sia dovuto al fatto che i raggi perpendicolari colpiscono gli oggetti pi\u00f9 intensamente, anzi l\u2019oggetto viene raggiunto da un maggior numero di raggi. Infatti poich\u00e9 l\u2019occhio \u00e8 convesso non tutti i raggi possono raggiungere un dato punto dell\u2019oggetto osservato ma solo quelli non ostacolati dalla convessit\u00e0 della pupilla. <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> dimostra che quando ci si allontana dall\u2019asse della visione (dal centro dell\u2019occhio al centro della superficie dell\u2019oggetto), il numero dei raggi che raggiungono l\u2019oggetto diminuisce e la visibilit\u00e0 si riduce.<\/p>\n<p class=\"standard\">\u00c8 proprio in questa dimostrazione che <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> fa le affermazione pi\u00f9 importanti di tutto il trattato <span class=\"b_lat\">De aspectibus<\/span>, cio\u00e8 (a) la parte dell\u2019occhio attiva nella visione \u00e8 la cornea (e non il centro dell\u2019occhio come per <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span>) ma soprattutto (b) ogni punto sulla superficie della cornea emana un numero infinito di raggi in tutte le direzioni possibili (o alternativamente ogni punto del campo visivo \u00e8 \u201cilluminato\u201d da raggi che partono da ogni punto dell\u2019occhio che possa accedere in linea retta al punto del campo visivo). Di conseguenza non c\u2019\u00e8 un singolo cono visuale con lo spigolo nel centro dell\u2019occhio, ma diversi coni con i diversi spigoli sulla cornea (o meglio sulla parte della cornea che sta davanti alla pupilla). Questa ipotesi (detta \u201cipotesi puntiforme della luce\u201d e solo enunciata da al-Kindi) \u00e8 di importanza fondamentale e \u201cnelle mani di Alhacen pi\u00f9 di un secolo dopo diventer\u00e0 il fondamento di una nuova teoria della visione\u201d.&nbsp;<span id=\"footnote-035-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-035\">9<\/a><\/span> \u00c8 curioso che <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> abbia formulato la sua ipotesi per sostenere la teoria estromissiva mentre Alhacen la sfrutter\u00e0 per sostenere la teoria intromissiva. L\u2019ipotesi di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> verr\u00e0 comunque ripresa da Roger Bacon e da Witelo e nel XVI secolo, rielaborata da <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Keplero<\/span>, porter\u00e0 ad una spiegazione corretta e completa della visione, quella accettata ancor oggi.<\/p>\n<p class=\"standard\">L\u2019opera di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> nel campo dell\u2019ottica va vista sullo sfondo della filosofia espressa nel suo <span class=\"b_lat\">De radiis <\/span>(\u201cSui raggi [delle stelle]\u201d), noto al lettori latini dal XIII secolo e considerato un trattato di astrologia e di magia naturale, in cui l\u2019autore afferma che i raggi luminosi veicolano forze precise che procedono sia dalle stelle che dai corpi terrestri, contribuendo alla vitalit\u00e0 dell\u2019universo.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026\u00c8 manifesto che qualsiasi realt\u00e0 di questo mondo,<br \/>\nsia essa sostanza o accidente, a modo suo emette raggi come le stelle.&nbsp;<span id=\"footnote-034-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-034\">10<\/a><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Ogni stella determina la potenza dei raggi ed agisce diversamente nel mondo a seconda della risposta che l\u2019energia incontra durante il suo procedere. Questa radiazione di \u201cforze universali\u201d collega il mondo in una rete in cui tutto agisce su tutto per produrre effetti naturali. Tutta l\u2019attivit\u00e0 della natura viene esercitata attraverso questa interrelazione di forze universali che avvengono secondo raggi, quindi secondo le leggi di diffusione radiale dell\u2019ottica geometrica.&nbsp;<span id=\"footnote-033-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-033\">11<\/a><\/span> Il diffondersi della luce \u00e8 uno dei modi possibili di trasferimento di una forza.<\/p>\n<p class=\"standard\">Si tratta di una filosofia ispirata al pensiero neoplatonico dell\u2019emanazione la quale a sua volta influenzer\u00e0 Robert Grosseteste (<span class=\"b_lat\">De luce<\/span>) e soprattutto Roger Bacon (<span class=\"b_lat\">De multiplicatio specierum<\/span>) e che verr\u00e0 rifiutata dalle autorit\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 di Parigi in due occasioni: nel 1277 e nel 1398.&nbsp;<span id=\"footnote-032-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-032\">12<\/a><\/span> Nel trattato <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> afferma anche che i raggi delle stelle perpendicolari alla terra hanno un effetto maggiore rispetto ai raggi obliqui, e questo \u00e8 analogo all\u2019affermazione in <span class=\"b_lat\">De aspectibus<\/span> che i raggi visuali perpendicolari alla pupilla consentano di vedere meglio.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026\u00c8 infatti provato che il raggio discendente dalla stella al centro della terra \u00e8 potentissimo nelle operazioni della sua specie. Invece quelli deviati dal centro della terra sono indeboliti nell\u2019effetto in proporzione all\u2019obliquit\u00e0 dell\u2019irradiamento.&nbsp;<span id=\"footnote-031-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-031\">13<\/a><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\"><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> ha scritto almeno un paio di brevi trattati (epistole) sul colore.&nbsp;<span id=\"footnote-030-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-030\">14<\/a><\/span> Il primo \u00e8 una dimostrazione che il colore \u00e8 causato dalla presenza dell\u2019elemento terra nell\u2019oggetto visibile. Gli altri elementi, aria, acqua e fuoco sono trasparenti e non possono contribuire al colore. Il secondo trattato spiega che la causa del colore azzurro del cielo sta nel fatto che nell\u2019aria sono distribuite particelle opache, che vengono colpite dalla luce riflessa dalla terra ed emessa dalle stelle. Dalla luce riflessa e dal buio delle particelle si genera il colore, che in questo caso \u00e8 azzurro. Curioso osservare che questi argomenti sul colore non sono basati sulla teoria euclidea della visione, appoggiata da <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span>, ma su quella aristotelica.<\/p>\n<p class=\"standard\">Contemporaneo di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span>, Hunain ibn Ishaq,&nbsp;<span id=\"footnote-029-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-029\">15<\/a><\/span> conosciuto nel tardo Medioevo con il nome di Ioannitius) \u00e8 l\u2019altra figura dominante nella \u201cCasa della saggezza\u201d di Bagdad. \u00c8 un cristiano nestoriano, non si convertir\u00e0 mai all\u2019islam e non si unisce al \u201ccircolo\u201d di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span>, costituendo un proprio gruppo di traduttori. Filosofo e medico, traduce dal greco al siriaco e all\u2019arabo quasi tutto il <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">corpus<\/span> degli scritti di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Galeno<\/span> reinterpretandoli e commentandoli, e alcune opere di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Platone<\/span> e <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span>.<\/p>\n<p class=\"standard\">Le sue opere comprendono due libri sull\u2019oculistica medica nei quali si presenta una completa descrizione dell\u2019anatomia e fisiologia dell\u2019occhio e del nervo ottico, tratta principalmente da <span class=\"b_lat\">De placitis Hippocratis at Platonis<\/span><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\"> and <\/span><span class=\"b_lat\">De usu partium<\/span><span class=\"b_lat\"> di Galeno<\/span>. L\u2019opera non apporta significative novit\u00e0 ma trasmette una versione essenzialmente pura della teoria di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Galeno<\/span> che rimarr\u00e0 intatta per secoli. I libri verranno tradotti in latino alla fine dell\u2019XI secolo con il titolo <span class=\"b_lat\">De oculis<\/span> ed influenzeranno direttamente o indirettamente tutti gli studiosi di anatomia occidentali fino al XVI secolo, cio\u00e8 fino al grande anatomista fiammingo Andrea Vesalio.<\/p>\n<p class=\"paragrafo\"><a id=\"_idTextAnchor002\"><\/a>Avicenna e la tradizione aristotelica della visione<\/p>\n<p class=\"standard\">Nel secolo che va dal\u2019850 al 950 si assiste ad un grande risveglio dell\u2019attivit\u00e0 culturale e intellettuale del mondo arabo che aveva ereditato la cultura greca e ne continua la tradizione scientifica.&nbsp;<span id=\"footnote-028-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-028\">16<\/a><\/span> L\u2019arabo comincia a sostituire il siriaco nelle opere scientifiche e mediche e rimarr\u00e0 per circa tre secoli la lingua internazionale della scienza. Vengono tradotti gran parte degli studi greci sulla visione e a partire dal X secolo nell\u2019ambito teorico si riprendono i temi classici della tradizione ellenistica: riflessione, rifrazione, l\u2019ottica geometrica di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span> e <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span>, i colori dell\u2019arcobaleno. Questo movimento culturale avr\u00e0 grande eco nell\u2019Europa latina nel XII e XIII secolo attraverso la traduzione e la ritraduzione in latino delle opere arabe e greche. Nell\u2019ambito applicativo iniziano a distinguersi due campi: l\u2019ottica utilitaristica (strumenti e dispositivi ottici) e l\u2019ottica di passatempo (fenomeni ottici che possono distrarre e stupire).&nbsp;<span id=\"footnote-027-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-027\">17<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\">Attorno all\u2019anno 1000, due secoli dopo <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> e Hunain le teorie emissioniste della visione, sia quella matematica di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span> e <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span> che quella fisiologica di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Galeno<\/span>, cominciano ad essere messe in discussione. L\u2019attacco principale \u00e8 portato dal medico e filosofo Avicenna, probabilmente il pi\u00f9 influente studioso della natura di tutta la storia islamica.&nbsp;<span id=\"footnote-026-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-026\">18<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\">Come medico Avicenna compone l\u2019enciclopedico <span class=\"b_ita\">Canone di medicina<\/span>, che sintetizza tutte le conoscenze greche, persiane e indiane del tempo e che rester\u00e0 il testo accademico di riferimento per oltre 500 anni. Nel <span class=\"b_ita\">Canone<\/span> \u00e8 tra l\u2019altro descritta accuratamente l\u2019anatomia dell\u2019occhio umano, in conformit\u00e0 con la descrizione di Hunain. In Europa le opere di Avicenna inizieranno ad essere tradotte nella seconda met\u00e0 del XII secolo e la sua diventer\u00e0 un\u2019importante figura medica a partire dal XIII secolo, tramite la Scuola medica salernitana. Come filosofo Avicenna crea nel <span class=\"b_ita\">Libro della guarigione<\/span> una grande sintesi del pensiero aristotelico integrandolo con elementi neoplatonici (origine delle cose e Dio) e altri tratti dalla religione islamica, col proposito di essere imparziale nel rapporto tra gli occidentali (aristotelici) e gli orientali (platonici).&nbsp;<span id=\"footnote-025-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-025\">19<\/a><\/span> Oltre un secolo dopo Averro\u00e8 considerer\u00e0 errate le deviazioni di Avicenna dal pensiero peripatetico puro, ma molte delle sue tesi verranno accolte e ripensate nel XIII secolo dai filosofi cristiani della scolastica, in particolare da Bonaventura, Alberto e <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tommaso<\/span>.<\/p>\n<p><a name=\"_idTextAnchor003\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Psicologia della percezione secondo Avicenna<\/p>\n<p class=\"standard\">Nel <span class=\"b_ita\">Libro della guarigione<\/span> Avicenna distingue tre attivit\u00e0 dell\u2019anima: l\u2019attivit\u00e0 vegetativa, quella sensibile e quella razionale. L\u2019attivit\u00e0 sensibile dell\u2019anima consiste nell\u2019acquisire informazioni sia dai sensi esterni (i cinque sensi classici, compresa la vista) che dai sensi interni.&nbsp;<span id=\"footnote-024-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-024\">20<\/a><\/span> In accordo con <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele,<\/span> Avicenna ritiene che la sensazione riguardi la forma senza la materia. Un oggetto (a) trasmette la propria forma (che \u00e8 una immagine della materia con tutti i suoi accidenti) ai sensi esterni che la registrano e la trasmettono ai sensi interni, e (b) trasmette la propria <span class=\"w_lat\">intentio <\/span>(che rappresenta il significato, il proposito dell\u2019oggetto) direttamente ai sensi interni che sono situati nel cervello. Cos\u00ec i sensi interni vengono a conoscenza sia della forma (attraverso i sensi esterni) che della <span class=\"w_lat\">intentio<\/span> (direttamente) la quale pu\u00f2 significare, per esempio, inimicizia, malizia, aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"standard\">I sensi interni sono una delle principali innovazioni della psicologia aristotelica da parte di Avicenna, che espande la nozione di <span class=\"w_lat\">senso comune<\/span> facendone il primo dei sensi interni, il cui scopo \u00e8 raccogliere e raccordare passivamente le forme apprese dai sensi esterni e generare la sensazione vera e propria.&nbsp;<span id=\"footnote-023-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-023\">21<\/a><\/span> Poi l\u2019<span class=\"w_ita\">immaginazione<\/span> completa il processo di sensazione conservando passivamente le forme che possono essere ripresentare nei sogni e nei ricordi. La <span class=\"w_lat\">estimativa <\/span><span class=\"w_lat\">riceve le intenzioni non apprese dai sensi e ne deriva le informazioni che motivano l\u2019individuo per le azioni successive.<\/span> La <span class=\"w_lat\">fantasia<\/span> \u00e8 un senso interno attivo che compone, distingue, divide le forme (con questa facolt\u00e0 si possono formare immagini fantastiche come una montagna d\u2019oro, combinando l\u2019immagine dell\u2019oro con quella della montagna). La <span class=\"w_ita\">estimativa<\/span> \u00e8 il senso interno che apprende direttamente l\u2019intenzione di un oggetto, e infine la <span class=\"w_ita\">memoria<\/span> permette di ricordare le forme e le intenzioni. L\u2019anima razionale, alla quale spetta il compito conoscitivo, apprende dai sensi interni sia la forma sia l\u2019intenzione dell\u2019oggetto. Famoso \u00e8 l\u2019esempio della pecora e del lupo: la pecora fugge quando riconosce il lupo perch\u00e9 percepisce con i sensi esterni la sua forma e con i sensi interni la sua intenzione aggressiva.&nbsp;<span id=\"footnote-022-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-022\">22<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\">Applicata alla visione, la teoria della percezione di Avicenna prevede che la vista registri la forma dell\u2019oggetto visto (precisamente nel cristallino, che \u00e8 la sede centrale della visione) la quale viene trasmessa lungo i nervi ottici che funzionano come strumenti attraverso i quali passano gli spiriti visibili (di galenica memoria) che portano la virt\u00f9 della vista fino al senso comune. Nel chiasma (gi\u00e0 noto alla medicina del tempo) le due immagini oculari diventano una sola immagine. Fino a questo punto c\u2019\u00e8 solo attivit\u00e0 biologica, senza partecipazione della conoscenza. Ma ora la forma viene trasmessa ai cinque sensi interni che hanno ricevuto direttamente anche l\u2019<span class=\"w_lat\">intentio<\/span> ed infine forma ed <span class=\"w_lat\">intentio<\/span> vengono passate all\u2019anima razionale, l\u2019intelletto, dove si forma la vera conoscenza di ci\u00f2 che si \u00e8 visto.<\/p>\n<p class=\"standard\">Questa descrizione psicologica della sensazione e della conoscenza ha avuto grandissima influenza nella filosofia medievale e sul pensiero di Grosseteste, Bacon, Peckham, Teodorico e la ritroviamo anche nella<span class=\"b_ita\"> Somma teologica<\/span> di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tommaso<\/span> d\u2019Aquino.<\/p>\n<p class=\"paragrafo\"><a id=\"_idTextAnchor004\"><\/a>Lux, lumen e colore in Avicenna<\/p>\n<p class=\"standard\">Sul meccanismo fisico della visione Avicenna, pur scostandosene per alcuni dettagli, rimane nel solco aristotelico. Rifiuta la teoria emissionista del raggio visuale nella forma euclidea e tolemaica perch\u00e9 una cosa piccola come l\u2019occhio non pu\u00f2 emettere una quantit\u00e0 enorme di sostanza che riempia una semisfera. E poi, se l\u2019oggetto visibile fosse percepito da un cono con il vertice nell\u2019occhio, la distanza dell\u2019oggetto non dovrebbe influire sulla grandezza percepita. Considera assurda anche la teoria galenica quando afferma che l\u2019aria viene usata come strumento dell\u2019occhio, perch\u00e9 in tal caso l\u2019aria avrebbe un certo stato per tutti gli osservatori, mentre la visione \u00e8 chiaramente un processo individuale. \u00c8 invece d\u2019accordo con il modello immissionista di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span> secondo il quale la visione avviene in un mezzo trasparente che il colore di un oggetto ha la capacit\u00e0 di \u201cmuovere\u201d.&nbsp;<span id=\"footnote-021-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-021\">23<\/a><\/span> La teoria della visione di Avicenna sar\u00e0 accolta da Alberto Magno nel commento a <span class=\"b_lat\">De sensu et sensato<\/span> dove vengono ripresi gli argomenti contro la teoria emissionista.<\/p>\n<p class=\"standard\">Avicenna distingue tra corpi trasparenti e corpi opachi, e tra i corpi opachi distingue quelli autoluminosi da quelli che non lo sono. Un corpo trasparente non \u00e8 visibile anche se illuminato, un corpo opaco autoluminoso \u00e8 visibile per la propria <span class=\"w_lat\">lux<\/span>, un corpo opaco non autoluminoso \u00e8 un oggetto colorato ed \u00e8 reso visibile dal <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> che lo raggiunge. Avicenna dunque opera la distinzione, identica a quella fatta da Plotino, tra due diversi tipi di \u201cluce\u201d, in arabo rispettivamente <span class=\"w_gre\" lang=\"el-GR\">daw <\/span>(plurale <span class=\"w_gre\" lang=\"el-GR\">diya<\/span>) e <span class=\"b_gre\" lang=\"el-GR\">nur<\/span>, tradotti in latino <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lux<\/span> e <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lumen<\/span>.&nbsp;<span id=\"footnote-020-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-020\">24<\/a><\/span> <span class=\"w_lat\">Lux<\/span> \u00e8 la luce <span class=\"w_ita\">di<\/span> un corpo autoluminoso come il sole o il fuoco, <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> invece \u00e8 la luce che irradia <span class=\"w_ita\">da<\/span> un corpo autoluminoso, \u00e8 la luce che illumina e rende visibili i corpi che altrimenti non lo sarebbero. \u00c8 l\u2019effetto illuminante della <span class=\"w_lat\">lux<\/span> e, per estensione, la manifestazione fisica della <span class=\"w_lat\">lux<\/span> nei mezzi trasparenti.&nbsp;<span id=\"footnote-019-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-019\">25<\/a><\/span> Avicenna scrive in <span class=\"b_lat\">De anima<\/span> che<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026la <span class=\"w_lat\">lux<\/span> \u00e8 una qualit\u00e0 che l\u2019occhio percepisce nel sole e nel fuoco, senza che si possa dire che essa sia nerezza, bianchezza, rossezza o un altro colore; il <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> \u00e8 qualcosa che emana da un tale corpo [autoluminoso] e che si immagina cada sui corpi, presentandosi allora come bianchezza, nerezza o come verde.<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">In assenza di una <span class=\"w_lat\">lux<\/span> una persona semplicemente non vede nulla, non si pu\u00f2 dire che \u201cvede\u201d l\u2019oscurit\u00e0. Se non c\u2019\u00e8 <span class=\"w_lat\">lux<\/span> non c\u2019\u00e8 <span class=\"w_lat\">lumen<\/span>, gli oggetti non vengono illuminati e il loro colore non pu\u00f2 essere visto, \u00e8 solo potenziale. Il colore (il sensibile proprio della vista) diventa attuale quando un oggetto \u00e8 illuminato e il colore potenziale si mescola con la <span class=\"w_lat\">lux<\/span>. Questa mescolanza forma una <span class=\"w_lat\">radius<\/span> o <span class=\"w_lat\">radiositas<\/span> che viene riflesso dal corpo. Quando la <span class=\"w_lat\">radiositas<\/span> \u00e8 connessa con un osservatore, la forma, l\u2019immagine sensibile dell\u2019oggetto, viene proiettata verso l\u2019osservatore che la vede come colore attuale e si ha la visione.&nbsp;<span id=\"footnote-018-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-018\">26<\/a><\/span> In questo modo la <span class=\"w_lat\">lux<\/span> \u00e8 la propriet\u00e0 distintiva dei corpi opachi autoluminosi e il colore \u00e8 la propriet\u00e0 distintiva dei corpi opachi non autoluminosi. La <span class=\"w_lat\">lux<\/span> si trova in un mezzo trasparente e gli conferisce perfezione perch\u00e9 non impedisce l\u2019azione sull\u2019oggetto, il <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> cade su un corpo non autoluminoso e gli conferisce perfezione perch\u00e9 attualizza il colore.<\/p>\n<p class=\"standard\">Naturalmente la distinzione fra <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lux<\/span> e <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lumen<\/span> implica una modifica delle antiche concezioni aristoteliche. Per Avicenna il concetto di <span class=\"w_lat\">lux<\/span> non \u00e8 pi\u00f9 uno stato del mezzo necessario per la percezione del colore ma comincia a denotare caratteristiche formali dei corpi che vengono rivelate all\u2019osservatore per mezzo di simulacri, <span class=\"w_lat\">species<\/span>, che nelle diverse interpretazioni sono materiali o immateriali. La <span class=\"w_lat\">lux<\/span> quindi, diviene visibile per mezzo del <span class=\"w_lat\">lumen<\/span>, che \u00e8 <span class=\"w_lat\">species<\/span> della <span class=\"w_lat\">lux<\/span>. Nel concetto di <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lumen<\/span> si trovano gli aspetti fisici legati alla diffusione della <span class=\"w_lat\">lux<\/span> ed all\u2019interazione con gli oggetti (riflessione, rifrazione). Il <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lumen<\/span> \u00e8 la base fisica della <span class=\"w_lat\">lux<\/span> ed \u00e8 ci\u00f2 che incide sull\u2019occhio. Questa distinzione consente di separare la parte fisica e oggettiva della visione dalla parte fisiologica e psicologica. La parte fisica della scienza della visione si occuper\u00e0 sempre pi\u00f9 della definizione del <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> inteso come <span class=\"w_lat\">species<\/span> corporea. La distinzione sar\u00e0 fondamentale per arrivare a studiare la natura e le caratteristiche fisiche del <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> distinto dal processo di visione (gi\u00e0 Avicenna riconosce che la velocit\u00e0 del <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> \u00e8 finita)&nbsp;<span id=\"footnote-017-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-017\">27<\/a><\/span> e verr\u00e0 conservata per tutto il Medioevo fino a <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Galileo<\/span> compreso, anche quando i termini <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lux <\/span>e <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lumen<\/span> verranno tradotti in volgare <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">luce<\/span> e <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lume<\/span>.&nbsp;<span id=\"footnote-016-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-016\">28<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\">A partire dal XVII secolo il concetto di <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> si staccher\u00e0 completamente da quello di <span class=\"w_lat\">lux<\/span> e assumer\u00e0 un significato fisico vicino a quello contemporaneo. Ma nel Medioevo la scissione non \u00e8 ancora avvenuta e il processo di visione continua ad essere considerato unitario. Il soggetto senziente percepisce la <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">lux<\/span> che \u00e8 dunque responsabile degli aspetti psicologici e soggettivi della visione. Il termine <span class=\"w_lat\">lux<\/span> verr\u00e0 anche ampiamente utilizzato in senso metafisico con il significato di illuminazione divina o celeste, opposto a <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> che non ha alcuna connotazione divina, \u00e8 l\u2019illuminazione terrena, qualcosa di inferiore, non attiva in s\u00e9, prodotta dalla <span class=\"w_lat\">lux<\/span>.<\/p>\n<p class=\"standard\">Il colore, da parte sua, \u00e8 la propriet\u00e0 formale e inerente di un oggetto opaco che lo rende potenzialmente visibile, e diventa attualmente visibile solo quando la luce che lo illumina si mescola con esso e lo potenzia irradiando la sua forma attraverso il <span class=\"w_lat\">medium<\/span> trasparente. Sia la luce che il colore illuminato sono per Avicenna visibili per s\u00e9.<\/p>\n<p class=\"standard\">Avicenna \u00e8 il primo studioso a deviare dalla teoria aristotelica della disposizione lineare dei colori. Rigetta sia la teoria che i colori debbano essere ordinati in una scala lineare, sia la teoria che i colori intermedi tra bianco e nero si possano tutti ottenere mescolando i due estremi. Propone invece un ordinamento bidimensionale che trae da osservazioni empiriche sulla luce colorata, come la fiamma che diventa rossa in presenza di fumo. Secondo questo ordinamento la scala da bianco a nero non \u00e8 unica, ce ne sono almeno tre, indicate nello schema qui sotto:<\/p>\n<table id=\"table001\" class=\"Basic-Table\">\n<colgroup>\n<col \/>\n<col \/>\n<col \/> <\/colgroup>\n<tbody>\n<tr class=\"Basic-Table\">\n<td class=\"Basic-Table\" colspan=\"3\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">albus<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"Basic-Table\">\n<td class=\"Basic-Table\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">sub pallidus<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"Basic-Table\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">sub rubeus<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"Basic-Table\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">viriditas<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"Basic-Table\">\n<td class=\"Basic-Table\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">pallidus<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"Basic-Table\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">rubeus<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"Basic-Table\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">indicus<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr class=\"Basic-Table\">\n<td class=\"Basic-Table\" colspan=\"3\">\n<p class=\"Testo_Testo-in-tabella\">niger<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"standard\">L\u2019ordinamento di Avicenna verr\u00e0 conosciuto nel mondo latino attraverso l\u2019opera enciclopedica <span class=\"b_lat\">Speculum majus <\/span>del domenicano Vincenzo de Beauvais (1190-1264)&nbsp;<span id=\"footnote-015-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-015\">29<\/a><\/span> e l\u2019astronomo persiano Nasir al-Din al-Tusi (1201-1274) aggiunger\u00e0 altre due scale per un totale di 25 colori.&nbsp;<span id=\"footnote-014-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-014\">30<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">9.5<a id=\"_idTextAnchor005\"><\/a>Alhacen e il tramonto delle teorie emissioniste<\/p>\n<p class=\"standard\">La concezione della visione di Avicenna \u00e8 psicologica e spiritualista, fondata sulla dottrina degli spiriti visibili (legati alle facolt\u00e0 superiori dell\u2019anima sensibile) all\u2019interno del cervello. Sar\u00e0 molto seguita nel XIII secolo quando \u00e8 ancora vivo l\u2019interesse per la teologia. Al contrario la concezione del suo contemporaneo Alhacen \u00e8 di tipo fisico e sperimentale.&nbsp;<span id=\"footnote-013-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-013\">31<\/a><\/span> La luce \u00e8 considerata oggetto della visione e i fenomeni luminosi sono movimenti di raggi che si spiegano in termini geometrici.<\/p>\n<p class=\"standard\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12855\" title=\"Anno 1000\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/confini-della-cultura-islamica.jpg?resize=480%2C348\" alt=\"Anno 1000\" width=\"480\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/confini-della-cultura-islamica.jpg?w=600 600w, https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/confini-della-cultura-islamica.jpg?w=300 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p class=\"standard\">Alhacen \u00e8 autore di numerosi scritti ma gli intellettuali del Medioevo conosceranno soprattutto un trattato in sette libri scritto in arabo tra il 1028 e 1038 che tratta della natura della luce e del colore, dei meccanismi della visione, della propagazione della luce e dei fenomeni meteorologici che coinvolgono la luce. <span class=\"b_fre\" lang=\"fr-FR\">Kit\u0101b al-Man\u0101zir<\/span> (\u201cLibro dell\u2019ottica\u201d) viene tradotto dall\u2019arabo al latino per la prima volta attorno al 1200 con il titolo <span class=\"b_ita\">De aspectibus<\/span> (lo stesso titolo che era stato dato al trattato di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> un paio di secoli prima) e subito considerato il testo di riferimento nel campo dei fenomeni ottici. <span class=\"b_ita\">De aspectibus<\/span> sar\u00e0 uno dei manuali di <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">perspectiva<\/span> (cio\u00e8 di ottica) pi\u00f9 diffusi nel Medioevo. Tra il XIII e il XIV secolo il nome di Alhacen, con riferimento alla visione e agli specchi, sar\u00e0 cos\u00ec famoso in Occidente che comparir\u00e0 anche in opere non specialistiche come <span class=\"b_ita\">Le Roman de la Rose<\/span> (di Jean de Meun scritta in francese medievale nel XIII secolo) e <span class=\"b_ita\">The Canterbury Tales <\/span>(di Geoffrey Chaucer, scritta in inglese antico nel XIV secolo).&nbsp;<span id=\"footnote-012-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-012\">32<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\">Witelo scriver\u00e0 tra il 1268 e il 1279 alla corte papale di Viterbo una parafrasi e un commento al testo di Alhacen. La sua dottrina avr\u00e0 notevole influenza soprattutto nel XIV secolo, quando l\u2019interesse teologico si affievolir\u00e0 e prevarr\u00e0 l\u2019interesse sulle cose della natura. Nel 1572 il testo di Alhacen (tradotto in latino da Frederic Risner) verr\u00e0 stampato a Basilea col titolo <span class=\"b_ita\">Opticae thesaurus libri VII <\/span>e confezionato assieme al testo di Witelo.&nbsp;<span id=\"footnote-011-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-011\">33<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\"><span class=\"b_lat\">De aspectibus<\/span> consiste di sette libri, i primi tre dedicati alla visione diretta, i successivi tre alla visione per riflessione e l\u2019ultimo alla visione per rifrazione. Alhacen inizia il suo trattato citando l\u2019abbagliamento causato dalla luce del sole, del giorno o del fuoco: questo dimostra che la visione avviene nella direzione che va dall\u2019oggetto verso l\u2019occhio e non viceversa:&nbsp;<span id=\"footnote-010-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-010\">34<\/a><\/span><\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Abbiamo trovato che quando la nostra vista \u00e8 diretta verso sorgenti di luce [<span class=\"w_lat\">luces<\/span>] molto forti prova un intenso dolore e viene danneggiata, infatti quando un osservatore guarda il corpo del sole, propriamente non pu\u00f2 farlo perch\u00e9 la sua vista soffrir\u00e0 per la sua luce [<span class=\"w_lat\">lucem<\/span>]. E similmente quando egli osserva uno specchio terso sul quale splende il sole, e il suo occhio \u00e8 diretto verso il punto in cui la luce [<span class=\"w_lat\">lux<\/span>] viene riflessa dallo specchio, prova dolore per la luce [<span class=\"w_lat\">lumen<\/span>] che raggiunge l\u2019occhio dallo specchio, ed egli non pu\u00f2 aprire l\u2019occhio per guardare quella luce [<span class=\"w_lat\">lumen<\/span>].&nbsp;<span id=\"footnote-009-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-009\">35<\/a><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Il fenomeno dell\u2019abbagliamento, gi\u00e0 citato da <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Lucrezio<\/span>,&nbsp;<span id=\"footnote-008-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-008\">36<\/a><\/span> dimostra che esiste una entit\u00e0 fisica esterna all\u2019individuo, la luce, la cui azione prolungata e diretta pu\u00f2 danneggiare la vista e ferire gli occhi (una idea che alcuni platonici medievali non accetteranno perch\u00e9 l\u2019occhio \u00e8 pi\u00f9 nobile dell\u2019oggetto osservato e non pu\u00f2 essere ferito dalla luce). La luce arriva dall\u2019oggetto all\u2019occhio dell\u2019osservatore e qui incontra il potere visuale. \u00c8 caratteristico della luce agire sull\u2019occhio ed \u00e8 nella natura dell\u2019occhio essere affetto dalla luce. Le teorie emissioniste della tradizione pitagorica, euclidea, tolemaica vengono definitivamente archiviate. Il verso dei raggi viene invertito, il vertice viene messo nell\u2019oggetto illuminato e la base nell\u2019occhio.<\/p>\n<p class=\"standard\">Stabilito il verso, Alhacen sviluppa l\u2019idea che <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">al-Kindi<\/span> (che non era immissionista) aveva proposto due secoli prima, cio\u00e8 che ogni punto sulla superficie della cornea emana un numero infinito di raggi in tutte le direzioni possibili. Applicato alla luce, questo significa che da ogni minima area della superficie di un oggetto autoluminoso si propagano infiniti raggi di minima luce (<span class=\"w_lat\">lux<\/span> minima) e colore in ogni direzione e quindi anche in direzione degli occhi di chi sta di fronte. Questa idea pone il problema di come questi raggi riescano a produrre una impressione visiva coerente. Infatti ogni punto dell\u2019occhio \u00e8 raggiunto dai raggi emessi da ogni punto del campo visivo con il risultato di una completa confusione. \u00c8 invece necessario che ogni punto del campo visivo venga riprodotto in un singolo punto nell\u2019occhio, cio\u00e8 che ogni punto dell\u2019occhio sia raggiunto da un singolo punto del campo visivo.<\/p>\n<p class=\"standard\">Alhacen risolve questo problema ipotizzando che di tutti i raggi che da un punto di un oggetto osservato arrivano sulla superficie della cornea, uno solo di essi, quello che incide perpendicolarmente alla superficie dell\u2019occhio (<span class=\"w_lat\">radius perpendicularis<\/span>) raggiunge il cristallino attraversando la cornea senza essere rifratto e produce la visione. Tutti gli altri raggi cadono obliquamente sulla superficie dell\u2019occhio, dunque vengono rifratti e indeboliti a tal punto da non poter stimolare la visione. L\u2019immagine non dipende dall\u2019ampiezza dell\u2019angolo ottico come nella geometria di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Euclide<\/span> e <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tolomeo<\/span>, ma dalla perpendicolarit\u00e0 della linea che unisce un punto della superficie visibile al centro dell\u2019occhio.<\/p>\n<p class=\"standard\">Alhacen indica il cristallino come organo centrale della visione, pur conoscendo l\u2019esistenza della retina e la sua struttura nervosa per \u201cl\u2019imbarazzante capovolgimento dell\u2019immagine che altrimenti si otterrebbe se i raggi proseguissero oltre\u201d.&nbsp;<span id=\"footnote-007-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-007\">37<\/a><\/span> Nei due cristallini si producono cos\u00ec le due immagini esterne che vengono trasmesse lungo i rispettivi nervi ottici i quali convergono nel chiasma ottico dove le due immagini si riuniscono. La percezione finale dell\u2019immagine dipende da una serie di operazioni del cervello che riceve la forma o l\u2019impressione dagli occhi.<\/p>\n<p class=\"standard\">Nella teoria della visione di Alhacen \u00e8 integrata una descrizione anatomica dell\u2019occhio presa da <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Galeno<\/span> che non aggiunge nessun dato alle nozioni anatomiche del tempo. Tuttavia Alhacen ha il merito di organizzarle e di utilizzare i nomi con sistematicit\u00e0. Il nervo ottico e l\u2019occhio intero ha origine nel cervello che \u00e8 la sede centrale delle sensazioni. I due nervi ottici si incontrano nel chiasma e poi si dividono e si estendono nell\u2019orbita degli occhi. Il nervo ottico \u00e8 cavo ed \u00e8 costituito da due tuniche sovrapposte che si innestano nell\u2019occhio, il quale \u00e8 costituito di quattro tuniche concentriche e tre umori.<\/p>\n<p><a name=\"_idTextAnchor006\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Luce e colore secondo Alhacen<\/p>\n<p class=\"standard\">Nel suo testo arabo Alhacen pare che non usi i due termini per la luce gi\u00e0 usati da Avicenna, cio\u00e8 <span class=\"w_lat\">daw<\/span> e <span class=\"w_lat\">nur<\/span>. Tuttavia i traduttori latini traducono a volte <span class=\"w_lat\">lux<\/span> e a volte <span class=\"w_lat\">lumen<\/span>.&nbsp;<span id=\"footnote-006-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-006\">38<\/a><\/span> Alhacen sposa la teoria aristotelica della luce come forma trasmessa in un <span class=\"w_lat\">medium<\/span>. Alhacen distingue la <span class=\"w_lat\">lux<\/span> dei corpi autoluminosi come il sole e le stelle, che \u00e8 una forma essenziale, dal <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> che viene trasmesso dal corpo autoluminoso e riflesso dai corpi opachi come la luna o rifratto dai corpi trasparenti come l\u2019acqua, che \u00e8 una forma accidentale. Il <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> \u00e8 la replica formale, la manifestazione accidentale della <span class=\"w_lat\">lux<\/span> nel mezzo trasparente. Per stabilire la propagazione rettilinea del <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> Alhacen esegue numerosi esperimenti con camera oscura, foro stenopeico, tubi e mostra anche che le luci e i colori emanati dai corpi non si mescolano nell\u2019aria. Diverse candele di fronte a un foro stenopeico riproducono lo stesso numero di candele capovolte.<\/p>\n<p class=\"standard\">I corpi opachi assorbono in parte la luce che li raggiunge e in parte la riflettono o la trasmettono diventando sorgenti luminose essi stessi. La luce propagata in questo modo \u00e8 detta <span class=\"w_lat\">lux secundaria<\/span> per distinguerla dalla <span class=\"w_lat\">lux primaria<\/span> del corpo autoluminoso. La <span class=\"w_lat\">lux secundaria<\/span> \u00e8 pi\u00f9 debole di quella <span class=\"w_lat\">primaria<\/span>, ma entrambe sono emesse allo stesso modo: istantaneamente, da tutti i punti dell\u2019origine, in tutte le direzioni e in modo rettilineo.<\/p>\n<p class=\"standard\">Il colore, che \u00e8 l\u2019oggetto proprio della vista ed \u00e8 una propriet\u00e0 dell\u2019oggetto osservato, si manifesta con l\u2019opacit\u00e0. Come la luce, il colore replica se stesso nel mezzo trasparente ma non illumina. Per manifestare se stesso (per esempio per impartire ad altri oggetti opachi che gli stanno attorno la propria tinta) deve essere illuminato. L\u2019affermazione pi\u00f9 importante di Alhacen sul colore \u00e8 che la forma del colore e la forma della luce stanno sempre assieme, sono fuse, mescolate, inseparabili. Il colore non si manifesta senza luce e la luce ha sempre un colore (che deriva dai corpi opachi dai quali viene riflessa o trasmessa). Dunque l\u2019oggetto della vista non \u00e8 solo il colore come per <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span>, ma sia il colore che la luce. Tuttavia, pur essendo di per s\u00e9 visibile, la funzione primaria della luce \u00e8 quella di rendere visibile il colore.<\/p>\n<p class=\"standard\">Per la prima volta dopo <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span>, Alhacen descrive il fenomeno del contrasto simultaneo: punti rossi su sfondo bianco appaiono pi\u00f9 scuri, su sfondo nero appaiono pi\u00f9 chiari, su sfondo grigio appaiono nel loro modo naturale:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026se un corpo bianco puro \u00e8 punteggiato con una vernice di colore scuro, facendo cadere piccole gocce di vernice su di esso, oppure se su di esso vengono fatti dei piccoli disegni con questa vernice, la vernice apparir\u00e0 nera o molto scura \u2026 e l\u2019occhio non sar\u00e0 in grado di percepire il suo vero colore. Se vengono realizzati dei segni con la stessa vernice su un corpo nero come la pece, la vernice apparir\u00e0 bianca o quasi \u2026 e l\u2019occhio non riuscir\u00e0 a percepire il suo vero colore. Se, tuttavia, questa vernice \u00e8 posta in mezzo a corpi che non sono estremamente bianchi o estremamente neri, il suo colore apparir\u00e0 come \u00e8.&nbsp;<span id=\"footnote-005-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-005\">39<\/a><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Questa descrizione del contrasto simultaneo anticipa alcuni concetti che <span class=\"Nome-proprio_Nome-tedesco\" lang=\"de-DE\">Helmholtz<\/span> e Hering svilupperanno nel XIX secolo (in particolare il concetto di \u201cinferenza inconscia\u201d).&nbsp;<span id=\"footnote-004-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-004\">40<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"standard\">In un altro passaggio Alhacen riprende il noto fenomeno del piumaggio degli uccelli e scrive che le penne del pavone e il tessuto di seta (dove il verde \u00e8 mescolato con il rosso scuro) cambiano colore quando sono viste in momenti diversi del giorno, a seconda di come la luce li colpisce.<\/p>\n<p class=\"standard\">L\u2019arcobaleno lo induce, forse per primo, a fare esperimenti sulla dispersione dei colori con sfere piene di acqua. In tal modo vede che i raggi di luce che attraversano la sfera vengono rifratti secondo angoli misurabili e si rende conto che ogni raggio viene rifratto con un determinato angolo e produce un determinato colore con una corrispondenza biunivoca. Conclude quindi che l\u2019arcobaleno non funziona per riflessione come pensava Aristotele ma per rifrazione.<\/p>\n<p class=\"standard\">Pare inoltre che abbia trovato che la luce \u00e8 una mescolanza di vari colori usando la ruota di Tolomeo (ma considerava solo la chiarezza del colore). Alhacen conosce sicuramente Tolomeo.<\/p>\n<p><a name=\"_idTextAnchor007\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Averro\u00e8 e la teoria aristotelica della visione<\/p>\n<p class=\"standard\">La teoria aristotelica della visione sostenuta e parzialmente emendata da Avicenna viene ulteriormente sostenuta da Averro\u00e8,&nbsp;<span id=\"footnote-003-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-003\">41<\/a><\/span> uno dei maggiori commentatori islamici di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span> e il massimo esponente della cultura arabo-ispanica che fior\u00ec in Andalusia tra il VII e il XII secolo in pacifica coesistenza con la cultura cristiana ed ebraica. Averro\u00e8, filosofo e medico, ha scritto circa 80 opere ed \u00e8 celebre in particolare per il suo <span class=\"b_lat\">Grande Commento<\/span> relativo alla <span class=\"b_lat\">Fisica<\/span>, alla <span class=\"b_lat\">Metafisica<\/span> e al libro <span class=\"b_ita\">Dell\u2019anima<\/span>. Viene considerato colui che insegna ai latini il pensiero di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span>, introducendoli alle parti pi\u00f9 complesse del <span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">Corpus Aristotelicum<\/span>. Dante lo cita nel IV canto dell\u2019<span class=\"b_ita\">Inferno<\/span> tra le anime dei grandi uomini non cristiani: \u201cAvero\u00ecs che \u2019l gran comento feo\u201d e Raffaello lo dipinge nell\u2019affresco <span class=\"b_ita\">La scuola di Atene<\/span>. In particolare il lungo commento a <span class=\"b_ita\">Dell\u2019anima<\/span>, in cui il testo di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span> \u00e8 riprodotto per intero e commentato passo per passo, tradotto in latino attorno al 1220-1235, riflette la posizione di Averro\u00e8 sulla natura dell\u2019intelletto e il commento a <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span> riporta il suo pensiero sulla natura del colore.<\/p>\n<p class=\"standard\">Averro\u00e8 cerca di avvicinare taluni aspetti dell\u2019ortodossia musulmana all\u2019aristotelismo rispondendo alle critiche che erano state avanzate alla interpretazione di Avicenna, che secondo Averro\u00e8 aveva distorto il pensiero aristotelico.&nbsp;<span id=\"footnote-002-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-002\">42<\/a><\/span> Per Averro\u00e8 \u201cla dottrina di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span> coincide con la verit\u00e0\u201d e \u201cnessuno ha potuto aggiungere a quello che egli ha detto nulla che sia degno di nota\u201d. E il pensiero di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span> non \u00e8 in contraddizione con l\u2019islam, anzi, la stessa verit\u00e0 pu\u00f2 essere raggiunta percorrendo due strade diverse: quella religiosa e quella filosofica.<\/p>\n<p class=\"standard\">Averro\u00e8 continua ad usare il termine <span class=\"w_lat\">intentio<\/span> per denominare gli oggetti delle facolt\u00e0 cogitativa e di memoria, anche se rigetter\u00e0 la facolt\u00e0 estimativa negli animali. Le forme sono composte dalle intenzioni.<\/p>\n<p class=\"standard\">Averro\u00e8 distingue tra esistenza spirituale ed esistenza corporea della luce e dei colori: nell\u2019anima questi hanno un\u2019esistenza spirituale, nei corpi trasparenti un\u2019esistenza intermedia tra la spirituale e la corporea. Il compendio di <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span> contiene la sua teoria della visione che si riassume cos\u00ec: l\u2019occhio recepisce le forme degli oggetti e le trasmette al <span class=\"w_lat\">sensus communis<\/span> attraverso la retina e i due nervi ottici:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026Noi affermiamo che l\u2019aria, per mezzo della luce, riceve per prima le forme degli oggetti e la trasmette poi sulla parte pi\u00f9 esterna della sclera. Questa membrana la trasmette alle altre membrane, finch\u00e9 il movimento non raggiunge la pi\u00f9 interna membrana, dove si trova il<span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\"> sensus communis<\/span>. Quest\u2019ultimo percepisce la forma dell\u2019oggetto.<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Anche sul colore Averro\u00e8 segue Aristotele e ammette che tutti i colori sono generati dalla mescolanza di bianco e di nero, e poich\u00e9 le proporzioni sono infinite, anche i colori sono in numero infinito:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026Poich\u00e9 i restanti colori derivano da bianco e nero, e la loro mescolanza si diversifica pi\u00f9 o meno in infinite specie \u2026 segue che i colori in natura sono di una infinita variet\u00e0.&nbsp;<span id=\"footnote-001-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-001\">43<\/a><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Il recupero della tradizione aristotelica in Europa che porr\u00e0 le basi per la Scolastica medievale deve moltissimo alla traduzione in latino degli scritti di Averro\u00e8, iniziata nella prima met\u00e0 del XIII secolo. Mentre nelle facolt\u00e0 di arti si identificava la filosofia di Averro\u00e8 con quella di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span> e quest\u2019ultima con la verit\u00e0 filosofica, l\u2019averroismo (cio\u00e8 l\u2019interpretazione di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span> data da Averro\u00e8) sar\u00e0 inizialmente osteggiato nelle facolt\u00e0 di teologia.<\/p>\n<p class=\"standard\">La filosofia islamica in Spagna finisce con Averro\u00e8 e nel resto del mondo islamico una rigida ortodossia pone fine alla ricerca filosofica.&nbsp;<span id=\"footnote-000-backlink\"><a class=\"_idFootnoteLink _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-000\">44<\/a><\/span><\/p>\n<p><strong><br \/>\nNote<\/strong><\/p>\n<div class=\"_idFootnotes\">\n<div id=\"footnote-043\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-043-backlink\">1<\/a> <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Nestorio<\/span> (ca 381-451) sosteneva la presenza in <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Cristo<\/span> di due persone (il dio e l\u2019uomo), unite dal punto di vista \u201cmorale\u201d pi\u00f9 che sostanziale. Di conseguenza, negava a Maria l\u2019appellativo di \u201cmadre di Dio\u201d (<span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">theotokos<\/span>) perch\u00e9 genitrice della sola persona del <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Cristo<\/span> uomo.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-042\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-042-backlink\">2<\/a> Vedi <a>\u201cLe traduzioni delle opere greche in siriaco e in arabo\u201d a pag. 125<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-041\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-041-backlink\">3<\/a> L\u2019odierno Iraq contiene una parte dell\u2019antica Mesopotamia, la regione tra i fiumi Tigri e Eufrate.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-040\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-040-backlink\">4<\/a> Jim Al-Khalili <span class=\"b_ita\">La casa della saggezza<\/span> Bollati Boringhieri 2003.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-039\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-039-backlink\">5<\/a> <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi<\/span> (ca 800-873) \u00e8 nato a Bazra (oggi B\u00e0ssora in Iraq) e vissuto prima a Kufa, una citt\u00e0 sul fiume Eufrate e successivamente a Bagdad, dove \u00e8 morto..<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-038\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-038-backlink\">6<\/a> Peter Adamson <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Al-Kindi<\/span> Oxford University Press 2007.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-037\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-037-backlink\">7<\/a> E. Kheirandish \u201cThe Arabic \u2018Version\u2019 of Euclidean Optics: Transformations as Linguistic Problems in Transmission\u201d in <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Tradition, Transmission, Transformation<\/span> Brill 1996, a cura di F. Jamil Ragep, Sally P. Ragep.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-036\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-036-backlink\">8<\/a> <span lang=\"en-US\">David C. Lindberg \u201cAlkindi\u2019s Critique of Euclid\u2019s Theory of Vision\u201d <\/span><span class=\"b_lat\" lang=\"en-US\">Isis<\/span><span lang=\"en-US\"> 62 4 1971<\/span>, pag. 469-489; <span lang=\"en-US\">Peter Adamson \u201cVision, Light And Color in <\/span><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\" lang=\"en-US\">Al-Kindi<\/span><span lang=\"en-US\">, Ptolemy and the Ancient Commentators\u201d <\/span><span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Arabic Sciences and Philosophy<\/span><span lang=\"en-US\"> 16 2006<\/span>, pag. 207\u2013236.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-035\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-035-backlink\">9<\/a> <span lang=\"en-US\">David C. Lindberg \u201cAlkindi\u2019s Critique of Euclid\u2019s Theory of Vision\u201d <\/span><span class=\"b_lat\" lang=\"en-US\">Isis<\/span> 62 4 1971, pag. 469-489.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-034\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-034-backlink\">10<\/a> [<span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi Radiis<\/span>] III.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-033\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-033-backlink\">11<\/a> Graziella Federici Vescovini <span class=\"b_ita\">Le teorie della luce e della visione ottica dal IX al XV secolo<\/span> Morlacchi 2003.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-032\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-032-backlink\">12<\/a> <span lang=\"en-US\">Benedek L\u00e1ng <\/span><span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Unlocked Books: Manuscripts of Learned Magic in the Medieval Libraries of Central Europe<\/span><span lang=\"en-US\"> Pennsylvania State University 2008<\/span>, pag. 23.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-031\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-031-backlink\">13<\/a> [<span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Al-Kindi Radiis]<\/span> II.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-030\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-030-backlink\">14<\/a> <span lang=\"en-US\">Peter Adamson \u201cVision, Light and Color in <\/span><span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\" lang=\"en-US\">al-Kindi<\/span><span lang=\"en-US\">, Ptolemy and the Ancient Commentators\u201d <\/span><span class=\"w_eng\" lang=\"en-US\">Arabic Science and Philosophy<\/span><span lang=\"en-US\"> 16 2006<\/span>, pag. 207-236.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-029\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-029-backlink\">15<\/a> Hunain ibn Ishaq (809-877) \u00e8 nato a Hira ed ha lavorato prima a Gondishapur e poi a Bagdad, tarducendo una grande quantit\u00e0 di libri.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-028\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-028-backlink\">16<\/a> [Lindberg Optics].<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-027\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-027-backlink\">17<\/a> Ahmed Djebbar, <span class=\"b_ita\">Storia della scienza araba<\/span> Cortina 2002, pag. 235.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-026\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-026-backlink\">18<\/a> Ibn Sin\u0101 (980-1037, latinizzato Avicenna) \u00e8 nato a Afshana, una piccola citt\u00e0 della Persia oggi in Uzbekistan, e morto a Hamadan oggi in Iran. Autore di circa 130 opere scritte in persiano e in arabo, \u00e8 stato una delle figure pi\u00f9 note nel mondo islamico della sua epoca, come medico e come filosofo. Dante (che probabilmente ha conosciuto il pensiero di Avicenna attraverso Alberto Magno e <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Tommaso<\/span> d\u2019Aquino) lo pone assieme ad Averro\u00e8 nel Limbo (il primo cerchio dell\u2019inferno) tra gli uomini giusti che morirono prima della venuta di <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Cristo<\/span>. Nel 1980 l\u2019Unesco ha celebrato il 1000\u00ba anniversario della sua nascita con l\u2019emissione di una medaglia.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-025\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-025-backlink\">19<\/a> Il <span class=\"b_ita\">Libro della guarigione<\/span>, il cui titolo arabo \u00e8 <span class=\"b_lat\">Kitab Al-Shifa\u2019<\/span>, non \u00e8 un libro di medicina, e la guarigione \u00e8 intesa nel senso di cura dell\u2019ignoranza dell\u2019anima. Lo studio della sensazione \u00e8 compreso nella parte psicologica del libro, anche nota come <span class=\"b_lat\">De Anima<\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-024\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-024-backlink\">20<\/a> Per questo e il successivo paragrafo seguo \u201cAvicenna e la teoria della sensazione visiva\u201d in [Federici-Vescovini].<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-023\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-023-backlink\">21<\/a> Vedi <a>\u201cPsicologia della percezione secondo <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Aristotele<\/span>\u201d a pag. 73<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-022\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-022-backlink\">22<\/a> Avicenna d\u00e0 una breve descizione dei sensi interni in <span class=\"b_lat\">De anima<\/span> I 5, quindi ogni senso viene trattato pi\u00f9 diffusamente in <span class=\"b_lat\">De anima<\/span> IV 1-3.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-021\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-021-backlink\">23<\/a> Per la teoria della luce e della visione di Avicenna seguo il capitolo 4 \u201cSoul and the Senses\u201d di Jon McGinnis <span class=\"b_lat\">Avicenna<\/span> Oxford University Press 2010 e \u201cAvicenna e la teoria della sensazione visiva\u201d in <span class=\"b_ita\">Le teorie della luce e della visione ottica dal IX al XV secolo<\/span> di Graziella Federici Vescovini, Morlacchi 2003.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-020\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-020-backlink\">24<\/a> Yael Raizman-Kedar \u201cPlotinus\u2019s conception of unity and multiplicity as the root to the medieval distinction between lux and lumen\u201d <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Stud. Hist. Phil. Sci.<\/span> 37 2006, pag. 381, nota 6.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-019\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-019-backlink\">25<\/a> Hossein Masoumi Hamedani \u201cLa civilt\u00e0 islamica: teoria fisica, metodo sperimentale e conoscenza approssimata. Ibn al-Haytam e la nuova fisica\u201d in <span class=\"b_ita\">Storia della scienza<\/span> Treccani 2002.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-018\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-018-backlink\">26<\/a> Nel <span class=\"b_ita\">Convivio<\/span> III 14 5 Dante precisa \u201cMa per\u00f2 che qui \u00e8 fatta menzione di luce e splendore, a perfetto intendimento mostrer\u00f2 differenza di questi vocaboli, secondo che Avicenna sente. Dico che l\u2019usanza de\u2019 filosofi \u00e8 di chiamare luce [<span class=\"w_lat\">lux<\/span>] lo lume, in quanto esso \u00e8 nel suo fontale principio; di chiamare raggio [<span class=\"w_lat\">lumen<\/span>], in quanto esso \u00e8 per lo mezzo, dal principio al primo corpo dove si termina; di chiamare splendore [<span class=\"w_lat\">radiositas<\/span>] in quanto esso \u00e8 in altra parte illuminata ripercosso.\u201d Si veda anche Gianpiero W. Doebler \u201cNon mi pu\u00f2 far ombra: le distinzioni tra <span class=\"w_lat\">luce<\/span> e <span class=\"w_lat\">lume<\/span> nelle <span class=\"w_ita\">Rime<\/span> di Dante\u201d <span class=\"w_lat\">Tenzone<\/span> 7, 2006.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-017\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-017-backlink\">27<\/a> Per la distinzione tra <span class=\"w_lat\">lux<\/span> e <span class=\"w_lat\">lumen<\/span> si veda anche Vasco Ronchi \u201cDe Luce et De Lumine\u201d <span class=\"b_ita\">Physis<\/span> VIII I 1966, pag. 5-22.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-016\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-016-backlink\">28<\/a> Per esempio, come fa notare V. Ronchi, il titolo del IV libro del <span class=\"b_ita\">De Subtilitate<\/span> di Gerolamo Cardano (1551) \u00e8 <span class=\"b_lat\">De luce et de lumine<\/span> dando per scontato che si tratti di due cose diverse.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-015\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-015-backlink\">29<\/a> Vincenzo de Beauvais <span class=\"b_lat\">Speculum majus<\/span>, prima parte \u201cSpeculum naturale\u201d, libro II, C. LVI.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-014\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-014-backlink\">30<\/a> Kirchner, Bagheri \u201cColor theory in medieval islamic lapidaries\u201d <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Centaurus<\/span> 2012.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-013\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-013-backlink\">31<\/a> Ibn al-Haytham (ca 985-1038, latinizzato Alhacen, Alhazen, Avenatan) \u00e8 contemporaneo di Avicenna (ma pare che i due che non si conoscessero e che nessuno adei due vesse letto le opere dell\u2019altro), \u00e8 matematico, astronomo e medico. \u00c8 stato uno dei pi\u00f9 grandi scienziati del suo tempo, con molteplici interessi nei campi della fisica, matematica, medicina, filosofia, astronomia. Nato a Bazra (oggi B\u00e0ssora) si trasferisce ancora giovane in Egitto dove morir\u00e0 al Cairo.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-012\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-012-backlink\">32<\/a> Vedi <a>\u201cLe Roman de la Rose e The Canterbury Tales\u201d a pag. 227<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-011\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-011-backlink\">33<\/a> Vedi <a>\u201cPerspectivorum libri X di Witelo\u201d a pag. 225<\/a> e <a>\u201cL\u2019ottica e l\u2019anatomia rinascimentale\u201d a pag. 258<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-010\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-010-backlink\">34<\/a> Per la teoria della visione di Alhacen mi baso sull\u2019edizione critica della traduzione latina dei primi tre libri di <span class=\"b_lat\">De aspectibus<\/span> fatta A. Mark Smith <span class=\"b_lat\">Alhacen\u2019s Theory of Visual Perception<\/span> American Philosophical Society 2001 con l\u2019annessa introduzione e traduzione in inglese.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-009\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-009-backlink\">35<\/a> Versione latina di A. Mark Smith <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Alhacen\u2019s Theory of Visual Perception<\/span> 4.1.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-008\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-008-backlink\">36<\/a> \u201c\u2026quando spesso non possiamo affisarci nei corpi splendenti perch\u00e9 i nostri occhi sono abbagliati da quell\u2019eccesso di luce\u201d <span class=\"Nome-proprio_Nome-italiano\">Lucrezio<\/span> <span class=\"b_lat\">De rerum natura<\/span> III 363-364.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-007\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-007-backlink\">37<\/a> Maurizio Mamiani<span class=\"b_ita\"> Storia della scienza moderna<\/span> Laterza 1998, pag. 40.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-006\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-006-backlink\">38<\/a> A. Mark Smith <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Alhacen\u2019s Theory of Visual Perception<\/span> 2001, vol. 2, pag. 395, nota 2; dello stesso autore <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">From sight to light<\/span> 2004, pag. 183.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-005\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-005-backlink\">39<\/a> Abdelhamid I. Sabra <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">The Optics of Ibn Al-Haytham volumes I and II<\/span> 1989 The Warburg Institute 1989, I pag. 89.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-004\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-004-backlink\">40<\/a> Fred Kingdom \u201cSimultaneous contrast: the legacies of Hering and <span class=\"Nome-proprio_Nome-tedesco\" lang=\"de-DE\">Helmholtz<\/span>\u201d <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Perception<\/span> 26 1997.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-003\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-003-backlink\">41<\/a> Ibn Rushd, latinizzato Averro\u00e8 (1126-1198) \u00e8 nato in una famiglia di giuristi a Cordova allora capitale dell\u2019Andalusia (al-Andalus) la parte meridionale della penisola iberica, allora islamica. Nel 1195, accusato di abbandonare la fede islamica per la filosofia pagana viene esiliato in Marocco a Marrakech dove muore a 72 anni.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-002\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-002-backlink\">42<\/a> Averro\u00e8 ha avuto nell\u2019incontro tra mondo islamico e filosofia greca lo stesso ruolo che il suo concittadino e quasi contemporaneo Maimonide (1138-1204) ha avuto nell\u2019incontro tra il mondo ebraico e la classicit\u00e0 greca.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-001\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-001-backlink\">43<\/a> H. Blumberg <span class=\"b_eng\" lang=\"en-US\">Averroes Epitome of Parva Naturalia<\/span> Medieval Academy of America 1961.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-000\" class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor _idGenColorInherit\" href=\"11_arabi.html#footnote-000-backlink\">44<\/a> [Russell].<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al-Kindi e Hunain nella Casa della saggezza Avicenna e la tradizione aristotelica della visione Psicologia della percezione secondo Avicenna Lux, lumen e colore in Avicenna Alhacen e il tramonto delle teorie emissioniste Luce e colore secondo Alhacen Averro\u00e8 e la teoria aristotelica della visione Nell\u2019Occidente, dopo la deposizione dell\u2019ultimo imperatore nel 476, la scienza aveva [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false},"categories":[757],"tags":[1196,1296,1477,1479,896,1478],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/pjoVH-3l3","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":false,"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12837"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12837"}],"version-history":[{"count":49,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12837\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26864,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12837\/revisions\/26864"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12837"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12837"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12837"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}