{"id":14637,"date":"2010-04-11T16:08:20","date_gmt":"2010-04-11T15:08:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=14637"},"modified":"2018-12-23T02:45:21","modified_gmt":"2018-12-23T01:45:21","slug":"la-visione-e-il-colore-secondo-aristotele","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=14637","title":{"rendered":"2.1.5 Le dottrine del colore di Aristotele"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"#a10\">Mondo terrestre, mondo celeste, intelligenze divine<\/a><br \/>\n<a href=\"#a20\">Sostanza e accidente, forma e materia, potenza e atto<\/a><br \/>\n<a href=\"#a30\">La luce aristotelica<\/a><br \/>\n<a href=\"#a35\">La natura del colore dei corpi e i primi colori (bianco e nero)<\/a><br \/>\n<a href=\"#a40\">I <em>media<\/em> hanno un colore?<\/a><br \/>\n<a href=\"#a45\">I colori dei corpi oltre il bianco e il nero<\/a><br \/>\n<a href=\"#a50\">Psicologia della percezione secondo Aristotele<\/a><br \/>\n<a href=\"#a55\">Le teorie della visione che Aristotele non approva<\/a><br \/>\n<a href=\"#a60\">Visione e percezione del colore dei corpi<\/a><br \/>\n<a href=\"#a65\">I colori dell\u2019arcobaleno<\/a><br \/>\n<a href=\"#a70\">Fenomeni di contrasto dei colori<\/a><br \/>\n<a href=\"#a75\">Il trattato sui colori attribuito a&nbsp;Aristotele<\/a><br \/>\n<a href=\"#a85\">In breve<\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_24655\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-24655\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-24655 \" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/aristote.jpg?resize=300%2C372\" alt=\"Aristotele\" width=\"300\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/aristote.jpg?w=300 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/aristote.jpg?resize=241%2C300 241w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><p id=\"caption-attachment-24655\" class=\"wp-caption-text\">Aristotele con l&#8217;<i>Etica<\/i> nella <i>Scuola di Atene<\/i> di Raffaello<\/p><\/div>\n<p class=\"standard\"><a id=\"idIndexMarker-22\"><\/a>Aristotele (384-322 a.C.) allievo di <a id=\"idIndexMarker-81\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-77\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-73\"><\/a>Platone e uno dei grandi padri della cultura occidentale, \u00e8 un pensatore determinante per i successivi sviluppi della filosofia. Nasce a Stagira, antica citt\u00e0 macedone nella penisola Calcidica (oggi ci sono solo le rovine, a pochi chilometri dal villaggio che porta lo stesso nome). Pare che il padre fosse il medico personale del re di Macedonia. All\u2019et\u00e0 di 16 anni <a id=\"idIndexMarker-28\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-32\"><\/a>Aristotele si trasferisce ad Atene per frequentare l\u2019Accademia fondata circa vent\u2019anni prima da <a id=\"idIndexMarker-80\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-78\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-74\"><\/a>Platone, e dove rimarr\u00e0 fino alla morte di <a id=\"idIndexMarker-79\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-76\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-75\"><\/a>Platone stesso, nel 347 a.C. Successivamente <a id=\"idIndexMarker-27\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-20\"><\/a>si dedica a ricerche di carattere biologico, prima di diventare educatore del futuro <a id=\"idIndexMarker-1\"><\/a>re macedone Alessandro Magno. Torna ad Atene nel 335 a.C. dove fonda la sua scuola, in un pubblico ginnasio posto su un colle sacro ad Apollo Liceo (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">likeyos<\/span>, lupo). La scuola si chiama Peripato, che significa \u201cpasseggiata\u201d, dall\u2019uso istituito da <a id=\"idIndexMarker-26\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-31\"><\/a>Aristotele di insegnare passeggiando nel giardino che la circonda.<\/p>\n<p class=\"standard\">Dodici anni dopo la fondazione della scuola, nel 323 a.C., <a id=\"idIndexMarker-2\"><\/a>Alessandro Magno muore e <a id=\"idIndexMarker-25\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-33\"><\/a>Aristotele \u00e8 costretto a lasciare Atene rifugiandosi con la famiglia a Calcide, la citt\u00e0 materna nell\u2019isola di Eubea, dove muore l\u2019anno dopo. Gli succede come scolarca (cio\u00e8 capo della scuola) il discepolo <a id=\"idIndexMarker-99\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-102\"><\/a>Teofrasto (372-287 a.C.) e successivamente, alla morte di <a id=\"idIndexMarker-100\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-103\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-101\"><\/a>Teofrasto, <a id=\"idIndexMarker-98\"><\/a>Stratone di Lampsaco (335-269 a.C.).<\/p>\n<p class=\"standard\">La scuola di <a id=\"idIndexMarker-24\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-35\"><\/a>Aristotele viene saccheggiata e distrutta nell\u201986 a.C dal generale romano Lucio Cornelio Silla che trasferisce a Roma tutti i papiri che ancora oggi formano la base del <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">corpus aristotelicum<\/span>. La scuola venne successivamente ricostruita, ma la collocazione del sito \u00e8 rimasta sconosciuta per secoli, fino alla riscoperta nel 1996 durante gli scavi per la costruzione del Nuovo Museo di Arte Moderna di Atene.<\/p>\n<div id=\"attachment_20351\" style=\"width: 232px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-20351\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-20351 \" title=\"Aristotele di Lisippo\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/testa_aristotele.png?resize=222%2C252\" alt=\"\" width=\"222\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/testa_aristotele.png?w=528 528w, https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/testa_aristotele.png?w=264 264w\" sizes=\"(max-width: 222px) 100vw, 222px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><p id=\"caption-attachment-20351\" class=\"wp-caption-text\">Il ritratto di Aristotele scolpito nel 325 a.C. quando il filosofo era ancora in vita. Conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.<\/p><\/div>\n<p class=\"standard\"><a id=\"idIndexMarker-41\"><\/a>Di <a id=\"idIndexMarker-40\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-39\"><\/a>Aristotele possediamo gli scritti esoterici, destinati agli studenti della sua scuola, probabilmente gli appunti che venivano poi sviluppati a lezione. Gli scritti essoterici, preparati per l\u2019esterno, ci sono pervenuti solo in piccola parte.<\/p>\n<p class=\"standard\">Tra il pensiero atomistico di Democrito e quello idealistico di <a id=\"idIndexMarker-97\"><\/a>Platone, <a id=\"idIndexMarker-61\"><\/a>Aristotele sceglie una via intermedia. Ma mentre il materialismo di Democrito verr\u00e0 rifiutato dalla cristianit\u00e0 medievale e accettato solo in tempi moderni, le idee di <a id=\"idIndexMarker-60\"><\/a>Aristotele si confronteranno ripetutamente con quelle di Platone nei duemila anni successivi. Nel neoplatonismo ellenistico, nel pensiero agostiniano e plotiniano e nel neoplatonismo umanistico fiorentino prevarr\u00e0 il pensiero platonico, mentre quello aristotelico sar\u00e0 predominante nella scienza araba, ed entrambi avranno un ruolo importante nella nascita e nello sviluppo della filosofia Scolastica. A partire dall\u2019XI secolo, il pensiero di <a id=\"idIndexMarker-23\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-21\"><\/a>Aristotele, opportunamente adattato e cristianizzato diverr\u00e0 il fondamento dell\u2019istruzione superiore nell\u2019Occidente. In particolare, le sue teorie sulla visione, la luce e il colore saranno storicamente molto influenti e resteranno dominanti per venti secoli, fino alla nascita della scienza moderna nel XVII secolo.<\/p>\n<p class=\"standard\">Contrariamente a Platone che \u00e8 un matematico ed evita l\u2019osservazione e la registrazione dei fenomeni, Aristotele \u00e8 poco incline alla matematica e pi\u00f9 interessato alla biologia e alle scienze della natura (la \u201cfilosofia naturale\u201d che oggi si chiama \u201cfisica\u201d). L\u2019insegnamento di <a id=\"idIndexMarker-63\"><\/a>Aristotele \u00e8 naturalistico, volto alla osservazione, descrizione e classificazione dei fenomeni, i cui principi vanno cercati nella realt\u00e0 che si percepisce attraverso i sensi (la \u201crealt\u00e0 sensibile\u201d) la quale \u00e8 l\u2019oggetto della conoscenza.<\/p>\n<p><a name=\"a10\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Mondo terrestre, mondo celeste, intelligenze divine<\/p>\n<p class=\"standard\">Aristotele divide la realt\u00e0 sensibile in due mondi: il mondo terrestre o sublunare e il mondo celeste o sopralunare. La materia del <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">mondo terreste<\/span> sono i quattro elementi fondamentali, cos\u00ec che il mondo terrestre \u00e8 idealmente fatto di quattro sfere, una per ogni elemento fondamentale: la sfera della terra al centro, avvolta da una sfera d\u2019acqua, a sua volta avvolta da una sfera d\u2019aria, il tutto chiuso in una sfera di fuoco. Nel mondo terrestre non c\u2019\u00e8 ordine ma caos, movimento, generazione, corruzione, alterazione, irregolarit\u00e0. Gli elementi fondamentali sono mescolati e quindi non stanno ognuno nel proprio luogo naturale, per\u00f2 tendono ad andarci: terra e acqua tendono verso il basso, aria e fuoco verso l\u2019alto.<\/p>\n<p class=\"standard\">La terra \u00e8 immobile al centro dell\u2019universo, circondata da otto sfere concentriche, i cieli: quello della Luna, di Mercurio, di Venere, del Sole, di Marte, di Giove, di Saturno e infine il cielo delle stelle fisse, il firmamento. Le otto sfere di Aristotele costituiscono il mondo celeste eterno, immutabile, incorruttibile, senza peso e trasparente, dove nulla nasce, nulla muore, nulla diviene, il moto \u00e8 regolare e perfetto, cio\u00e8 circolare. La materia del <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">mondo celeste<\/span> \u00e8 un quinto elemento non meglio precisato, l\u2019<span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">etere<\/span>, n\u00e9 pesante n\u00e9 leggero.<\/p>\n<p class=\"standard\">Tolomeo aggiunger\u00e0 un nono cielo: il cielo cristallino, o primo motore, che trasmette il movimento agli altri. Le sostanze di questo nono cielo sono soprasensibili e sono le intelligenze divine. Per <a id=\"idIndexMarker-92\"><\/a>Aristotele Dio esiste, ma \u00e8 immobile, contempla se stesso e non pensa al mondo e agli uomini. La nostra realt\u00e0 trova in s\u00e9 la propria giustificazione e il mondo non ha avuto principio nel tempo, bens\u00ec \u00e8 una catena di processi che perennemente sviluppano azioni.<\/p>\n<p><a name=\"a20\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Sostanza e accidente, forma e materia, potenza e atto<\/p>\n<p class=\"standard\">La dottrina aristotelica su luce, visione e colore \u00e8 basata su alcuni concetti fondamentali della metafisica aristotelica. Contrariamente a Platone che descrive un mondo di idee universali (\u201cidealismo assoluto\u201d), Aristotele descrive un mondo di esseri (\u201crealismo moderato\u201d). Secondo <a id=\"idIndexMarker-93\"><\/a>Aristotele arriviamo a conoscere le cose non sulla base delle idee innate platoniche ma con l\u2019esperienza e il ragionamento, studiando le leggi della natura e organizzando la conoscenza in branche e discipline; aver immaginato un mondo di idee innate che le cose reali imitano imperfettamente \u00e8 un parlare poetico che Aristotele non accetta.<\/p>\n<p class=\"standard\">Ogni essere dell\u2019universo \u00e8 o una <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">sostanza<\/span> (detta anche <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">essenza<\/span>) o la <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">propriet\u00e0 accidentale<\/span> (anche <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">accidente<\/span>) di una sostanza. Una sostanza \u00e8 un individuo, per esempio un determinato albero, mentre l\u2019essere verde (o qualunque altro colore) \u00e8 una propriet\u00e0 accidentale di quella sostanza (quell\u2019albero). Una sostanza non ha bisogno d\u2019altro che di se stessa per esistere, mentre una propriet\u00e0 accidentale per esistere ha bisogno di una sostanza. Cos\u00ec una determinata casa \u00e8 una sostanza, il luogo in cui quella casa si trova \u00e8 una propriet\u00e0 accidentale della casa. Aristotele cita nove generi di propriet\u00e0 accidentali: qualit\u00e0 (per esempio l\u2019essere verde), quantit\u00e0 (essere una), relazione (essere mia), azione, passione, luogo (essere in un luogo), tempo (essere in un determinato momento).&nbsp;<a id=\"footnote-311-1-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-1\">1<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">Un secondo concetto della metafisica aristotelica \u00e8 che ogni sostanza del mondo sensibile \u00e8 <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">materia <\/span>unificata da una<span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\"> forma<\/span>. La materia (nel mondo terrestre) \u00e8 mescolanza dei quattro elementi fondamentali (acqua, terra, aria, fuoco) alla quale pu\u00f2 essere data una forma. Per esempio una determinata casa (la sostanza) \u00e8 costruita con mattoni (la materia) disposti in un determinato modo (la forma). Un determinato uomo \u00e8 fatto di carne ed ossa (materia) e di un\u2019anima (forma). I successori di Aristotele (come Tommaso) aggiungeranno che anche ogni propriet\u00e0 accidentale di una sostanza \u00e8 una forma determinata. Dunque si distinguere la forma della sostanza (\u201cforma sostanziale\u201d) dalla forma dell\u2019accidente (\u201cforma accidentale\u201d) che \u00e8 una specifica della propriet\u00e0 accidentale.<\/p>\n<p class=\"standard\">Un terzo concetto fondamentale \u00e8 quello di essere in <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">potenza<\/span> e essere in <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">atto<\/span>. Una certa quantit\u00e0 di mattoni \u00e8 una casa solo in potenza. Quando i mattoni vengono disposti in un certo modo, cio\u00e8 viene data loro una certa forma, la materia non \u00e8 pi\u00f9 una casa in potenza ma una casa in atto. La predisposizione della materia a lasciarsi unificare \u00e8 la sua potenza. La forma in cui la materia \u00e8 unificata \u00e8 l\u2019attuazione di questa potenza. Quindi si pu\u00f2 dire che la materia \u00e8 la \u201cparte debole\u201d della sostanza, \u00e8 la parte indeterminata, potenziale, in opposizione alla forma che \u00e8 l\u2019attuazione. La natura stessa di una cosa, la sua nozione, la sua vera essenza, la sua idea platonica \u00e8 nella forma della cosa (e non nell\u2019iperuranio, come sosteneva Platone) e dunque la forma \u00e8 pi\u00f9 importante della materia. \u00c8 alla forma che inseriscono le propriet\u00e0 della sostanza mentre la materia \u00e8 senza propriet\u00e0 ed \u00e8 solo il substrato della forma.<\/p>\n<p class=\"standard\">Infine bisogna ricordare che ogni sostanza del mondo sensibile \u00e8 <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">corporea<\/span>, cio\u00e8 \u00e8 un corpo, occupa spazio, \u00e8 una delle cose tridimensionali che popolano l\u2019universo. La forma di una sostanza \u00e8 ovviamente incorporea, e anche la materia, meno ovviamente per i moderni, \u00e8 incorporea, non avendo propriet\u00e0, nemmeno quella della quantit\u00e0.&nbsp;<a id=\"footnote-311-2-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-2\">2<\/a> \u201cCorporeo\u201d dunque si pu\u00f2 dire solo di una sostanza del mondo sensibile, non di una materia n\u00e9 di una forma.&nbsp;<a id=\"footnote-311-3-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-3\">3<\/a> Esistono anche sostanze soprasensibili e <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">incorporee<\/span>, composte di sola forma senza materia, e sono le sostanze spirituali: Dio, il primo motore, le intelligenze che muovono l\u2019universo. I successori di Aristotele per precisare questa idea svilupperanno la nozione di \u201cmateria spirituale\u201d che pu\u00f2 ricevere una \u201cforma spirituale\u201d dando origine ad una \u201csostanza spirituale\u201d e dunque incorporea.<\/p>\n<p class=\"standard\">A questo punto abbiamo tutti gli elementi per trattare della luce, del colore e della visione. La dottrina di Aristotele su questi temi \u00e8 esposta in tre libri: <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span> (libro II, capitolo 7) tratta della natura della luce e della visione del colore; <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Sul senso e sui sensibili<\/span> (capitoli 2 e 3) tratta della natura del colore dei corpi; <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Meteorologia<\/span> (libro III, capitolo 2 e 4) tratta della natura dei colori dell\u2019arcobaleno.<\/p>\n<p class=\"standard\">Per Aristotele luce e visione sono temi collegati (si pu\u00f2 vedere solo se c\u2019\u00e8 luce) mentre il colore \u00e8 un tema che pu\u00f2 essere trattato indipendente dalla visione cio\u00e8 dal fatto che venga visto (il colore \u201cmuove\u201d la luce ma non necessariamente ci deve essere un occhio che recepisca il movimento). Quindi il tema della natura del colore (trattato in <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Sul senso e sui sensibili<\/span>) \u00e8 separato dai temi della visione e della natura della luce (trattati in <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span>). Iniziamo da quest\u2019ultimo tema: qual \u00e8 la natura della luce?<\/p>\n<p><a name=\"a30\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">La luce aristotelica<\/p>\n<p class=\"standard\">Nel pensiero aristotelico la luce non \u00e8 una sostanza, ma una propriet\u00e0 accidentale di una sostanza trasparente come l\u2019aria o l\u2019acqua. Tutto ruota attorno al termine <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">to<\/span> <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">diaphanes<\/span> (letteralmente \u201cil diafano\u201d) che indica un corpo attraverso il quale si vede distintamente, cio\u00e8 attraverso il quale l\u2019immagine di un oggetto \u00e8 riconoscibile, distinguibile alla vista. Nel linguaggio tecnico moderno un corpo che ha questa propriet\u00e0 si dice essere \u201ctrasparente\u201d.<\/p>\n<p class=\"standard\">Aristotele distingue due tipi di corpi: un corpo \u00e8 <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">indeterminato<\/span> se non ha bordi, come l\u2019aria e l\u2019acqua, e in tal caso pu\u00f2 fare da <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> (cio\u00e8 da mezzo di propagazione); un corpo \u00e8 <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">determinato<\/span> se \u00e8 un corpo solido con bordi limitati e una superficie finita, come un pezzo di legno o di pietra. Ebbene, sono trasparenti tutti i corpi indeterminati e solo alcuni dei corpi determinati (per esempio il vetro e il ghiaccio):<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Chiamo diafano ci\u00f2 che \u00e8 s\u00ec visibile, per\u00f2, a parlare propriamente, non visibile per s\u00e9 ma mediante un colore estraneo. Tali sono l\u2019aria, l\u2019acqua e molti dei [quindi non tutti i] corpi solidi: ma non in quanto acqua, n\u00e9 in quanto aria sono diafani, bens\u00ec perch\u00e9 vi \u00e8 in essi una qualit\u00e0 naturale, la stessa che \u00e8 in entrambi e nel corpo eterno in alto [l\u2019etere o quintessenza].<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Dell\u2019anima<\/span>] II, 7 418b4-9<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Stabilito questo entrano i gioco i concetti di atto e di potenza. Un corpo indeterminato \u00e8 trasparente, ma senza la presenza di un corpo autoluminoso (come il sole o il fuoco) \u00e8 trasparente solo in potenza. Se invece nel corpo indeterminato \u00e8 presente una sorgente luminosa, allora \u00e8 trasparente in atto, cio\u00e8 il corpo indeterminato \u00e8 effettivamente trasparente. Nel primo caso lo stato del corpo indeterminato si chiama \u201cbuio\u201d, nel secondo caso, lo stato del corpo indeterminato si chiama \u201cluce\u201d.<\/p>\n<p class=\"standard\">La definizione aristotelica della luce \u00e8 dunque questa: la luce \u00e8 uno dei due stati di un corpo indeterminato potenzialmente trasparente (un <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span>), e precisamente lo stato in cui la trasparenza \u00e8 in atto, \u00e8 effettiva. In breve, la luce \u00e8 l\u2019attualizzazione del <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium;<\/span> quando il <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> rimane solo potenziale manca la luce, c\u2019\u00e8 il buio.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>La luce \u00e8 l\u2019atto di questo e cio\u00e8 del diafano in quanto diafano.<br \/>\nDove il diafano non \u00e8 se non in potenza ci sono le tenebre.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Dell\u2019anima<\/span>] II, 7, 418b9-11<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Definita cos\u00ec, la luce aristotelica non ha una esistenza indipendente, \u00e8 un accidente del <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">medium<\/span>, e da ci\u00f2 derivano tre importanti caratteristiche. La prima caratteristica \u00e8 che la luce non \u00e8 una sostanza e non essendo una sostanza non \u00e8 nemmeno corporea (due raggi di luce possono incontrarsi senza nessuna conseguenza, se fossero corpi non potrebbero farlo). L\u2019incorporeit\u00e0 separa la concezione aristotelica della luce da quella di altre teorie formulate prima di Aristotele, che si basano invece sul concetto di emanazione e di corporeit\u00e0 (pitagorici, Empedocle, atomisti, Platone). Tuttavia, pur essendo non corporea, la luce partecipa in qualche modo della corporeit\u00e0 del <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> e in questo senso ha una dimensionalit\u00e0 derivata da quella del <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> attualizzato. Si pu\u00f2 quindi dire che la luce \u00e8 corporea \u201cper partecipazione\u201d.&nbsp;<a id=\"footnote-311-4-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-4\">4<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">La seconda caratteristica \u00e8 il fatto che il passaggio del <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> dallo stato di trasparenza potenziale a quello di trasparenza effettiva \u00e8 istantaneo sia in senso diretto (dal buio alla luce) sia in senso inverso (dalla luce al buio). In termini di velocit\u00e0, affermare che il passaggio dal buio alla luce \u00e8 immediato equivale a dire che la luce \u00e8 statica, non si propaga, oppure che la velocit\u00e0 di propagazione della luce \u00e8 infinita. Che la luce abbia una velocit\u00e0 finita come sosteneva Empedocle<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026\u00e8 contro l\u2019evidenza del ragionamento e contro quanto appare ai sensi, ch\u00e9 in un breve spazio quel movimento ci potrebbe sfuggire senz\u2019altro, ma che ci passi inosservato dall\u2019oriente all\u2019occidente \u00e8 una pretesa eccessiva.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Dell\u2019anima<\/span>] II, 7 418b24-26<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Una terza caratteristica \u00e8 che la luce non \u00e8 oggetto di visione, al contrario del colore e del fosforescente, che lo sono. La luce non si pu\u00f2 \u201cvedere\u201d, ma \u201cconsente di vedere\u201d il colore degli oggetti che sono nel <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span>.<\/p>\n<p class=\"standard\">La dottrina aristotelica della luce \u00e8 stata ampiamente commentata sia nel Medioevo che nei tempi moderni ed alcuni punti sono stati interpretati in sensi diversi e talora opposti, ma il concetto aristotelico di luce \u00e8 stato generalmente accettato per circa due millenni, pi\u00f9 o meno fino a Keplero e Galileo.&nbsp;<a id=\"footnote-311-5-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-5\">5<\/a><\/p>\n<p><a name=\"a35\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">La natura del colore dei corpi e i primi colori (bianco e nero)<\/p>\n<p class=\"standard\">Fissato il concetto di luce, vediamo come Aristotele definisce il colore di un corpo (determinato o indeterminato). La definizione \u00e8 sempre basata sul diafano, ma in questo caso il diafano \u00e8 definito in un modo un po\u2019 diverso rispetto alla precedente definizione, un modo che ne amplia il significato:&nbsp;<a id=\"footnote-311-6-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-6\">6<\/a><\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Quel che diciamo diafano [in senso ampio] non \u00e8 proprio dell\u2019aria o dell\u2019acqua o d\u2019un altro dei corpi cos\u00ec denominati [cio\u00e8 diafani] ma \u00e8 una certa natura e propriet\u00e0 che non esiste separata ma \u00e8 in questi corpi e si trova anche negli altri corpi, in quali di pi\u00f9, in quali di meno\u2026<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 439a21-25<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">In questa nuova definizione un corpo diafano non \u00e8 pi\u00f9 un corpo attraverso il quale si pu\u00f2 vedere ma, pi\u00f9 debolmente, un corpo attraverso il quale passa la luce. Nel linguaggio tecnico moderno un corpo che ha questa propriet\u00e0 \u00e8 detto \u201ctraslucido\u201d.<\/p>\n<p class=\"standard\">Nel pensiero aristotelico tutti i corpi, sia quelli determinati sia quelli indeterminati, hanno il diafano (in senso ampio) in ogni parte del corpo, all\u2019interno e all\u2019esterno, ed \u00e8 questo diafano che consente a tutti i corpi di essere colorati, sia all\u2019interno che all\u2019esterno:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Ricettacolo del colore \u00e8 l\u2019incolore \u2026 incolore \u00e8 il diafano, l\u2019invisibile e quel che si vede appena, come appunto sembra l\u2019oscuro. E tale [oscuro] \u00e8 il diafano, non certo quando \u00e8 diafano in entelechia, ma quando \u00e8 in potenza: la medesima natura \u00e8, a volte, oscurit\u00e0, a volte luce.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span>] II, 7 418b28-419a1<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Esaminiamo separatamente il caso dei corpi determinati da quello dei corpi indeterminati. In un corpo determinato il colore sta nel diafano e il diafano \u00e8 presente in ogni parte del corpo, interna ed esterna, in maggiore o minor grado. Da cosa dipende il grado di diafanit\u00e0 di un corpo determinato? Ogni corpo \u00e8 composto dai quattro elementi ognuno dei quali ha un proprio grado di diafanit\u00e0. Il fuoco ha massima diafanit\u00e0, mentre la terra ha minima diafanit\u00e0. Aria e acqua sono diafani in grado diverso, sono intermedi, l\u2019aria pi\u00f9 vicina al fuoco, quindi usualmente di alta diafanit\u00e0, l\u2019acqua pi\u00f9 vicina alla terra quindi usualmente di bassa diafanit\u00e0. Ne segue che il grado di diafanit\u00e0 di un corpo dipende dal rapporto tra i differenti elementi che compongono il corpo. Se prevalgono fuoco e aria il grado \u00e8 elevato, se prevalgono acqua e terra il grado \u00e8 basso.<\/p>\n<p class=\"standard\">Ma anche in questo caso vanno applicate le categorie dell\u2019atto e della potenza. Il diafano interno \u00e8 sempre solo potenziale (non c\u2019\u00e8 una sorgente luminosa) mentre il diafano alla superficie del corpo pu\u00f2 essere potenziale (senza sorgente luminosa) oppure attuale (con sorgente luminosa). Poich\u00e9 il colore sta nel diafano, se questo \u00e8 potenziale sar\u00e0 colore potenziale, se questo \u00e8 in atto sar\u00e0 colore in atto. Cos\u00ec il colore (attuale o potenziale) sta in ogni parte del corpo, sia all\u2019interno che alla superficie. Infatti<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026 i pitagorici chiamavano la superficie colore: il colore, in effetti, \u00e8 al limite del corpo, ma non \u00e8 il [cio\u00e8 solo al] limite del corpo, perch\u00e9 bisogna pensare che la stessa natura che \u00e8 colorata all\u2019esterno, lo sia pure all\u2019interno.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 439a31-33<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Poich\u00e9 il diafano in atto pu\u00f2 essere solo alla superficie del corpo, anche il colore in atto pu\u00f2 essere solo alla superficie del corpo. Dunque<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Il colore [in atto] \u00e8 il limite del diafano [in senso ampio] in un corpo determinato.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 439b11-12&nbsp;<a id=\"footnote-311-7-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-7\">7<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Quali sono i colori principali dai quali si possono generare tutti gli altri colori? Per Aristotele il colore dipende dal grado di diafanit\u00e0. Se il grado di diafanit\u00e0 \u00e8 elevato, il colore tende al bianco, se \u00e8 basso il colore tende al nero. Il fuoco ha massima diafanit\u00e0 ed \u00e8 dunque bianco mentre la terra ha minima diafanit\u00e0 ed \u00e8 nera. Aria e acqua essendo diafani in grado diverso, non hanno un loro colore intrinseco, sono intermedi, l\u2019aria verso il bianco, l\u2019acqua verso il nero.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u00c8 possibile dunque che ci sia nel diafano ci\u00f2 che nell\u2019aria produce la luce, \u00e8 pure possibile che non ci sia e che il diafano ne sia privato. Quindi, come nell\u2019aria in una condizione c\u2019\u00e8 luce, nell\u2019altra buio, cos\u00ec si producono nei corpi il bianco e il nero.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 439b14-18<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Questo \u00e8 un punto in cui i due sensi della parola <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">leukos<\/span> si riferiscono allo stesso fenomeno. Cos\u00ec il fuoco produce il chiaro nel diafano di un corpo indeterminato, mentre produce il bianco nel diafano di un corpo determinato. L\u2019assenza di fuoco lascia lo scuro nel diafano di un corpo indeterminato, ed il nero nel diafano di un corpo determinato. Sia per \u201cchiaro\u201d che per \u201cbianco\u201d Aristotele usa la parola <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">leukos<\/span> e sia per \u201cscuro\u201d che per \u201cnero\u201d usa <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">melas<\/span>. Questo \u00e8 coerente con il fatto che per gli antichi Greci il colore ha pi\u00f9 a che fare con la luminosit\u00e0 che con la tinta.<\/p>\n<p><a name=\"a40\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">I <em>media<\/em> hanno un colore?<\/p>\n<p class=\"standard\">Si \u00e8 visto cos\u2019\u00e8 il colore per i corpi determinati. Ora, se si cerca di estendere questa definizione ad un <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span>, cio\u00e8 ad un corpo indeterminato potenzialmente trasparente come l\u2019aria o l\u2019acqua, si arriva alla conclusione che i <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">media<\/span> non hanno un colore perch\u00e9 il colore \u00e8 un limite, e i <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">media<\/span> non hanno un limite (sono sempre limitati da qualcosa d\u2019altro). Per\u00f2 i <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">media<\/span> sono messaggeri del colore di altri corpi, che appaiono attraverso loro e allora si pu\u00f2 dire che, mentre i corpi determinati \u201ctrattengono\u201d il colore, i <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">media<\/span> lo \u201cprendono\u201d, lo \u201cricevono\u201d in modo derivato, senza risentirne.&nbsp;<a id=\"footnote-311-8-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-8\">8<\/a> Questo viene in qualche misura confermato dal fatto che il colore di un <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> appare diverso visto da distanze diverse (mentre questo non succede per il colore di un corpo determinato):<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026n\u00e9 l\u2019aria n\u00e9 il mare hanno lo stesso colore quando ci si avvicina o ce se ne allontana. Al contrario, nei corpi determinati, se l\u2019ambiente non li fa cambiare, anche il colore si presenta in maniera determinata.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 439b3-7<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Quando il cielo \u00e8 azzurro&nbsp;scuro al tramonto, quello non \u00e8 realmente il suo colore. Semplicemente appare cos\u00ec a noi in quel momento e da una certa prospettiva. Il tramonto \u00e8 un periodo di transizione tra la luce del giorno e il buio della notte ed \u00e8 questa combinazione di luce e di buio che fa apparire azzurro&nbsp;il cielo.<\/p>\n<p class=\"standard\">Come il colore \u00e8 la forma e l\u2019atto del corpo determinato, la luce \u00e8 la forma e l\u2019atto del corpo indeterminato, con una differenza: il corpo determinato possiede in se stesso la causa del suo colore, e il colore rimane nel corpo determinato indipendentemente da tutto, mentre il corpo indeterminato non ha necessariamente la luce, e dunque la luce \u00e8 il colore del <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> trasparente per accidente. In una frase, i corpi indeterminati sono illuminati, i corpi determinati sono colorati.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Si vede che anche l\u2019aria e l\u2019acqua sono colorate: infatti il loro splendore \u00e8 qualcosa di tale.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 439a32-b1<\/p><\/blockquote>\n<p><a name=\"a45\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">I colori dei corpi oltre il bianco e il nero<\/p>\n<p class=\"standard\">I primi colori di corpi sono il bianco e il nero, tutti gli altri colori sono compresi in un intervallo che ha come estremi il bianco e il nero e si formano dalla mescolanza, in vari rapporti, del bianco e del nero. Aristotele giunge quindi alle stesse conclusioni di <a id=\"idIndexMarker-8\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-9\"><\/a>Empedocle e <a id=\"idIndexMarker-10\"><\/a>Platone, cio\u00e8 che ogni colore ha origine dalla mescolanza, in proporzioni diverse, di bianco e di nero, o di chiaro e di scuro, di luce e di buio. \u00c8 una dottrina che appare ai moderni molto vaga ed oscura, ma era evidentemente ovvia per gli antichi.<\/p>\n<p class=\"standard\">Tre sono i possibili metodi di formazione del colore mediante mescolanza di bianco e di nero. Il primo metodo \u00e8 la <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">giustapposizione<\/span>, cio\u00e8 bianco e nero in quantit\u00e0 cos\u00ec piccole da essere invisibili ad una certa distanza; essendo le quantit\u00e0 molto piccole il bianco e il nero non si possono vedere e quindi si vedr\u00e0 un altro colore. Si pu\u00f2 anche supporre che il numero di parti bianche e nere sia in qualche proporzione, per esempio 3 a 2 o 3 a 4. Cos\u00ec Aristotele estende ai colori il trattamento matematico dei suoni, e avviene anche che<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026i colori espressi in numerici semplici, come gli accordi in musica, par che siano i colori pi\u00f9 gradevoli<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 439b32-440a<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Il secondo metodo di formazione del colore \u00e8 la <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">sovrapposizione<\/span> cio\u00e8 bianco e nero uno sopra l\u2019altro, come avviene per esempio quando del fumo nero copre il sole bianco che allora appare rosso; Aristotele osserva che si tratta della mescolanza usata dai pittori.&nbsp;<a id=\"footnote-311-9-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-9\">9<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">La \u201cvera\u201d causa di formazione dei colori sta per\u00f2 in un terzo metodo che \u00e8 la <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">mescolanza completa<\/span> (oggi diremmo mescolanza chimica), e questo \u00e8 il metodo migliore perch\u00e9<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u00e8 evidente che quando si mescolano i corpi, si mescolano di necessit\u00e0 anche i colori e che questa \u00e8 la vera causa determinante l\u2019esistenza di una pluralit\u00e0 di colori e non la sovrapposizione o la giustapposizione. Quando i corpi sono mescolati in tal guisa offrono un colore che appare lo stesso da ogni punto, e non da lontano s\u00ec, da vicino no.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3 440b16-19<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Questa \u00e8 la mescolanza dei quattro elementi fondamentali descritti in <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Della generazione e della corruzione<\/span>. Essi si mescolano in modo da produrre una sostanza completamente nuova, nella quale le caratteristiche originali degli elementi sopravvivono ma solo in forma modificata.<\/p>\n<p class=\"standard\">Parallelamente ai sette oggetti del gusto (dolce, aspro, pungente, agro, acido, salato, amaro) e ai loro rapporti, Aristotele nomina in tutto sette colori \u201cse si suppone, come \u00e8 logico, che il grigio sia, in qualche modo, un nero\u201d:&nbsp;<a id=\"footnote-311-10-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-10\">10<\/a><\/p>\n<ul>\n<li class=\"Elenco_Testo-elenco\">bianco (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">leukos<\/span>)<\/li>\n<li class=\"Elenco_Testo-elenco\">giallo (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">xanthos<\/span>)<\/li>\n<li class=\"Elenco_Testo-elenco\">rosso (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">phoinikous<\/span>)<\/li>\n<li class=\"Elenco_Testo-elenco\">viola (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">alourgos<\/span>)<\/li>\n<li class=\"Elenco_Testo-elenco\">verde (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">prasinos<\/span>)<\/li>\n<li class=\"Elenco_Testo-elenco\">azzurro&nbsp;(<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">kyanous<\/span>)<\/li>\n<li class=\"Elenco_Testo-elenco\">nero e grigio (<span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">melas<\/span>, <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">phaion<\/span>)<\/li>\n<\/ul>\n<div id=\"attachment_26037\" style=\"width: 420px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-26037\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-26037 size-full\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/colori_aristotele-3.jpg?resize=410%2C50\" width=\"410\" height=\"50\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/colori_aristotele-3.jpg?w=410 410w, https:\/\/i2.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/colori_aristotele-3.jpg?resize=300%2C37 300w\" sizes=\"(max-width: 410px) 100vw, 410px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><p id=\"caption-attachment-26037\" class=\"wp-caption-text\">I sette colori di Aristotele<\/p><\/div>\n<p class=\"standard\">Giallo, rosso&nbsp;e verde&nbsp;vengono citati anche in <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Meteorologia<\/span> come colori dell\u2019arcobaleno e &nbsp;come gli unici colori che i pittori non possono produrre mescolandone altri, frase che \u00e8 stata lungamente discussa e lo \u00e8 ancora.<\/p>\n<p><a name=\"a50\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Psicologia della percezione secondo Aristotele<\/p>\n<p class=\"standard\">Negli scritti pervenuti di Aristotele si trova una sistematica discussione della teoria della visione, contrapposta alle citazioni frammentarie dei filosofi precedenti. In particolare la dottrina di Aristotele sul colore \u00e8 esposta in tre libri: <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span> (un saggio compreso nella raccolta \u201cPiccoli trattati di storia naturale\u201d) tratta della natura del colore dei corpi, <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span> tratta della natura della luce e della percezione del colore dei corpi e <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Meteorologia<\/span> tratta della natura dei colori dell\u2019arcobaleno.<\/p>\n<p class=\"standard\">Per Aristotele la percezione \u00e8 una capacit\u00e0 dell\u2019anima (<span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">psych\u00e8<\/span>) la quale a sua volta \u00e8 la base della vita, ci\u00f2 che distingue i corpi viventi da quelli non viventi. L\u2019anima \u00e8 la facolt\u00e0 che rende vivo un corpo naturale che potenzialmente pu\u00f2 vivere (quindi una pianta o un animale, essere umano compreso, non una pietra o un metallo). L\u2019anima \u00e8 ci\u00f2 per cui noi percepiamo, avvertiamo, pensiamo, agiamo ma \u00e8 anche ci\u00f2 per cui noi cresciamo, ci nutriamo, digeriamo, respiriamo, ci muoviamo. Le capacit\u00e0 (o funzioni, attivit\u00e0) dell\u2019anima sono tre. La capacit\u00e0 <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">vegetativa<\/span> (nutrimento, crescita, riproduzione) \u00e8 comune alle piante e a tutti gli animali, sia non razionali (le bestie) che razionali (l\u2019essere umano). La capacit\u00e0 <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">sensitiva<\/span> (sensazione, percezione) \u00e8 comune a tutti gli animali. La capacit\u00e0 <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">intellettiva<\/span> (ragionamento, pensiero, comprensione, conoscenza, parola) \u00e8 caratteristica dell\u2019essere umano e risiede in quella parte di anima che si chiama \u201cmente\u201d.<\/p>\n<p class=\"standard\">Qui siamo interessati alla capacit\u00e0 sensitiva, che \u00e8 affidata ai sensi, i quali risiedono negli organi di senso, e sono cinque: vista, udito, gusto, tatto, olfatto. L\u2019oggetto dei sensi \u00e8 indicato in generale come il \u201csensibile\u201d. Nel caso del senso della vista, l\u2019organo di senso \u00e8 l\u2019occhio, l\u2019oggetto della vista \u00e8 il \u201cvisibile\u201d (ci\u00f2 che \u00e8 \u201ccapace di essere visto\u201d). La vista ha un visibile proprio, il colore (e anche il fosforescente che si percepisce al buio).<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Oggetto della vista \u00e8 il visibile. Visibile \u00e8 il colore e qualche altra cosa \u2026 [il fosforescente].<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span>] II, 7 418a27-28<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Visibile \u201cproprio\u201d significa ci\u00f2 che \u00e8 percepibile solo con il senso della vista e non con altri sensi. Altre cose sono visibili, ma queste cose non vengono percepite solo con la vista ma anche con altri sensi e sono quindi \u201cvisibili comuni\u201d, come il moto, la figura e la grandezza dell\u2019oggetto.<\/p>\n<p class=\"standard\">Lo sviluppo della conoscenza sensibile avviene secondo Aristotele in due fasi. Nella prima fase (\u201cimpressione dei sensi\u201d) l\u2019organo di senso \u201caccoglie\u201d passivamente la forma (senza la materia) di ci\u00f2 che viene osservato e il senso \u201csente\u201d il sensibile.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>In generale, riguardo ad ogni sensazione bisogna ritenere che il senso \u00e8 fatto per accogliere le forme sensibili senza la materia, come la cera accoglie l\u2019impronta dell\u2019anello senza il ferro o l\u2019oro e riceve l\u2019impronta d\u2019oro o i bronzo.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span>] 2, 424a 18-19<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Il colore fa parte della forma di un oggetto e quando l\u2019oggetto viene osservato l\u2019occhio \u201caccoglie\u201d la sua forma e la vista \u201csente\u201d il colore (cio\u00e8 il visibile proprio), la forma, la grandezza (cio\u00e8 i visibili comuni) dell\u2019oggetto.<\/p>\n<p class=\"standard\">Nella seconda fase dello sviluppo della conoscenza sensibile interviene il <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">sensus communis<\/span> che coordina i sensi e fornisce la consapevolezza della sensazione.&nbsp;<a id=\"footnote-311-11-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-11\">11<\/a> Se i cinque sensi fossero completamente indipendenti tra di loro, non coordinati e integrati, non saremmo in grado, per esempio, di percepire la scabrosit\u00e0 con la vista n\u00e9 di percepire un tessuto sia con la vista che con il tatto. Aristotele introduce allora il <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">sensus communis <\/span>che integra e unisce i cinque sensi e con l\u2019aiuto dell\u2019immaginazione (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">phantasia<\/span>, cio\u00e8 produzione di immagini), della memoria (conservazione di immagini), e dell\u2019esperienza (accumularo di sensazioni), distingue, riconosce, giudica, compone le impressioni dei sensi in immagini.&nbsp;<a id=\"footnote-311-12-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-12\">12<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">Questa teoria psicologica della percezione sar\u00e0 adottata da Avicenna e Alhacen, verr\u00e0 ripresa da Alberto Magno nel commento a De anima e dagli studiosi medievali di ottica tra i quali Witelo e Roger Bacon, sar\u00e0 lucidamente descritta da Dante nel <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Convivio<\/span> e sar\u00e0 applicata fino alla fine del XVI secolo.<\/p>\n<p><a name=\"a55\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Le teorie della visione che Aristotele non approva<\/p>\n<p class=\"standard\">Aristotele non approva nessuna delle teorie precedenti sulla visione. \u00c8 in disaccordo con <a id=\"idIndexMarker-19\"><\/a>Empedocle e con <a id=\"idIndexMarker-36\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-49\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-50\"><\/a>Platone sul fatto che la vista sia emissione di fuoco:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Se la vista fosse fuoco, come dice <a id=\"idIndexMarker-57\"><\/a>Empedocle, e com\u2019\u00e8 scritto nel <span class=\"b_ita\">Timeo<\/span>, e le capitasse di vedere quando la luce esce dall\u2019occhio come da una lanterna, perch\u00e9 non vedrebbe anche al buio? Sostenere che quando esce al buio si spegne, come detto nel <span class=\"b_ita\">Timeo<\/span>, \u00e8 del tutto privo di significato: che significa tale spegnersi della luce? Si spegne, in effetti per l\u2019umido o per il freddo quel che \u00e8 caldo e secco, come sembra essere il fuoco del carbone e la fiamma, ma n\u00e9 il caldo n\u00e9 il secco pare siano attributi della luce. Se poi sono attributi e non ce ne accorgiamo per la loro impercettibilit\u00e0, la luce dovrebbe spegnersi di giorno durante i temporali e il buio dovrebbe prevalere durante le gelate. Ora la fiamma e i corpi infuocati subiscono tale estinzione, ma alla luce non capita niente di questo.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-58\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-59\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 2, 437b10-23.<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">La pupilla e l\u2019occhio sono invece d\u2019acqua, in accordo con Democrito, e tuttavia per la vista non \u00e8 tanto importante che l\u2019occhio sia acqua, quanto che sia di una sostanza trasparente, come per esempio lo \u00e8, oltre all\u2019acqua, l\u2019aria. <a id=\"idIndexMarker-64\"><\/a>Aristotele non \u00e8 d\u2019accordo nemmeno sulla teoria emissionista pitagorica, neanche nella versione platonica:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Del tutto assurdo \u00e8 dire che la vista vede per qualche cosa ch\u2019esce da lei e che il raggio visuale si stende fino agli astri o che, uscita dall\u2019occhio, si congiunge a una certa distanza con la luce esterna, come pretendono alcuni.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-67\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-70\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 2, 438a26-29<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Quell\u2019\u201calcuni\u201d \u00e8 <a id=\"idIndexMarker-71\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-82\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-83\"><\/a>appunto Platone che nel <span class=\"b_ita\">Timeo<\/span> scrive di amalgama tra il raggio visuale e la luce esterna. <a id=\"idIndexMarker-84\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-85\"><\/a>Aristotele non considera credibile questa ipotesi ed \u00e8 anche contrario all\u2019affermazione atomistica che la luce sia una emanazione corpuscolare. Insomma Aristotele non accetta quasi nulla del pensiero del suo tempo sul tema della visione e allora, come scrive Vasco Ronchi<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026 dopo aver demolito le costruzioni sconnesse dei predecessori vi era bisogno di costruire. E la costruzione di <a id=\"idIndexMarker-86\"><\/a>Aristotele non \u00e8 cos\u00ec cristallina come la critica.<br \/>\n[Vasco Ronchi <span class=\"b_ita\">Storia della luce<\/span>] p. 15<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Ecco dunque il pensiero positivo anche se non \u201ccristallino\u201d di <a id=\"idIndexMarker-87\"><\/a>Aristotele.<\/p>\n<p><a name=\"a60\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Visione e percezione del colore dei corpi<\/p>\n<p class=\"standard\">Aristotele \u00e8 considerato il primo filosofo che introduce una teoria del colore realista, una teoria cio\u00e8 secondo la quale il colore \u00e8 qualcosa di fisico che appartiene alle cose e dunque la natura del colore (di cui abbiamo trattato nei paragrafi precedenti) \u00e8 completamente indipendente dal meccanismo di percezione del colore (del quale trattiamo in questo paragrafo).<\/p>\n<p class=\"standard\">In altre parole, il colore c\u2019\u00e8 sempre, pu\u00f2 essere alla luce (cio\u00e8 in uno stato attuale) o pu\u00f2 essere al buio (quindi in uno stato potenziale). Ma ci\u00f2 \u00e8 indipendente dal fatto che il colore venga visto o non venga visto (o meglio che la percezione del colore sia attuale o potenziale).<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Ciascun sensibile si pu\u00f2 considerare sotto uno di due aspetti, in atto o in potenza. Come il colore e il suono in atto siano lo stesso o altro dalle sensazioni in atto, e cio\u00e8 dalla visione e dall\u2019audizione, \u00e8 stato detto nei libri Dell\u2019anima; diciamo adesso quel che ciascuno dev\u2019essere per produrre la sensazione e l\u2019atto.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-52\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-53\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\">Del senso e dei sensibili<\/span>] 3, 439a14-18<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Per Aristotele la visione, cio\u00e8 il contatto tra un oggetto osservato e un osservatore, viene stabilita mediante un corpo indeterminato diafano che fa da <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> tra l\u2019oggetto e l\u2019osservatore. Il diafano del <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> \u00e8 ovviamente un diafano che va inteso in senso stretto, cio\u00e8 trasparente.<\/p>\n<p class=\"standard\">Se nel <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> diafano effettivo (cio\u00e8 con presenza di luce) \u00e8 presente anche un oggetto colorato, questo oggetto \u201ctrasmette\u201d all\u2019occhio dell\u2019osservatore le sue qualit\u00e0 visibili (la figura e il colore) tramite il <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> stesso, che \u00e8 dunque strumento dell\u2019oggetto, mentre l\u2019osservatore svolge solo un ruolo passivo.<\/p>\n<p class=\"standard\">Aristotele afferma oscuramente che l\u2019organo di senso \u201cdiventa come\u201d la forma dell\u2019oggetto percepito e nel caso della vista questo significa che l\u2019occhio \u201cdiventa come\u201d il colore percepito. Potrebbe voler dire che l\u2019occhio si colora letteralmente di quel colore, oppure che l\u2019occhio diventa come il colore percepito solo in senso simbolico.<\/p>\n<p class=\"standard\">Pi\u00f9 in dettaglio, il <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> diafano viene \u201cmodificato\u201d dall\u2019oggetto colorato e questa modifica viene istantaneamente comunicata agli umori trasparenti dell\u2019occhio dell\u2019osservatore.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Ogni colore ha il potere di muovere il diafano in atto ed \u00e8 questa la sua natura. Perci\u00f2 il colore non \u00e8 visibile senza luce, ma il colore di qualsiasi cosa si vede nella luce.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-46\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-45\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span>] II, 7 418a31-b2<\/p><\/blockquote>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>In effetti l\u2019essenza propria del colore \u00e8 questa: di muovere il diafano in atto.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-48\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-47\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span>] II, 7 419a9-11<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Qui \u201cmuovere\u201d non deve essere inteso nel senso di un movimento spaziale, il processo fisico di qualcosa che effettivamente si muove dall\u2019oggetto colorato, ma piuttosto nel senso di \u201calterare\u201d cio\u00e8 una condizione statica che esprime solo il fatto che il colore, attraverso il diafano, appare all\u2019osservatore. L\u2019occhio del quale, a sua volta, \u00e8 fatto di acqua, che \u00e8 trasparente e alla quale si applicano le stesse considerazioni sul movimento e l\u2019alterazione. Il colore ha il potere di produrre modifiche qualitative nel \u201ctrasparente effettivo\u201d e in questo modo il trasparente diventa in un certo senso colorato, senza esserlo realmente e senza avere subito una reale alterazione.<\/p>\n<p class=\"standard\">Questo \u00e8 il motivo per cui nulla \u00e8 visibile senza luce, \u00e8 solo nella luce che si vede l\u2019oggetto, la sua forma e il suo colore, che \u00e8 ci\u00f2 che ne ricopre la superficie. Al buio l\u2019oggetto continua ad avere forma e colore, ma l\u2019oggetto stesso non \u00e8 visibile e tanto meno lo sono la sua forma e il suo colore. \u00c8 un\u2019altra conferma che il colore appartiene all\u2019oggetto, e in particolare gli oggetti non perdono il proprio colore nell\u2019oscurit\u00e0 contrariamente a quanto si potrebbe concludere seguendo la teoria di <a id=\"idIndexMarker-90\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-89\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-88\"><\/a>Platone.<\/p>\n<p class=\"standard\">Quella di Aristotele non \u00e8 dunque una teoria emissionista, ma nemmeno immissionista perch\u00e9 non prevede corpuscoli che entrano nell\u2019occhio, ma \u00e8 l\u2019occhio stesso a percepire le \u201cmodificazioni\u201d del <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium<\/span> quando c\u2019\u00e8 luce.<\/p>\n<p><a name=\"a65\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">I colori dell\u2019arcobaleno<\/p>\n<p class=\"standard\">Oltre ad avere una teoria per il colore dei corpi, <a id=\"idIndexMarker-15\"><\/a>Aristotele ha anche una diversa teoria per i colori dell\u2019arcobaleno, esposta nel primo libro di <span class=\"b_ita\">Meteorologia<\/span>, che \u00e8 una dettagliata discussione sui diversi fenomeni atmosferici ed altri argomenti di geologia e astronomia.<\/p>\n<p class=\"standard\">Aristotele tratta i colori dell\u2019arcobaleno (che i suoi successori chiameranno <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">colori apparenti<\/span>) in modo diverso da come tratta i colori dei corpi (<span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">colori reali<\/span>). Per l\u2019arcobaleno Aristotele presenta una trattazione del colore di tipo matematico e geometrico, non fisico, basata sul concetto di raggio visuale, concetto che ha respinto nella trattazione del colore dei corpi. I colori dell\u2019arcobaleno sono appunto generati dalla riflessione dei raggi visuale.<\/p>\n<p class=\"standard\">Se consideriamo degli specchi, dice <a id=\"idIndexMarker-94\"><\/a>Aristotele, essi riflettono sia il disegno che il colore degli oggetti; ma se gli specchi sono molto piccoli, riflettono solo il colore. Nel caso dell\u2019arcobaleno, quando sta per piovere l\u2019intera nube \u00e8 costituita da piccole goccioline ognuna delle quali funziona come un piccolo specchio e riflette solo il colore. Anzi riflette tre colori principali: rosso, verde e azzurro,<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026 e sono questi pressoch\u00e9 gli unici colori che i pittori non possono produrre: mentre infatti essi ottengono alcuni colori per mescolanza, il rosso, il verde e l&#8217;azzurro non si ottengono per mescolanza, mentre si trovano nell\u2019arcobaleno. Il colore in mezzo tra il rosso e il verde appare spesso giallo.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-95\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-96\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\">Meteorologia<\/span>] III, II, 5-10<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">L\u2019opinione aristotelica sul numero dei colori dell\u2019arcobaleno (tre o quattro, se si considera anche il giallo) \u00e8 stata passivamente accettata fino a Teodorico di Freiberg, XIV secolo. Newton nei suoi studi sulla scomposizione della luce solare mediante un prisma, ne elencher\u00e0 sette.<\/p>\n<p class=\"standard\">Da notare infine che Aristotele parla anche di un arcobaleno notturno creato dalla Luna precisando che \u201cci \u00e8 capitato di vederlo solo due volte in pi\u00f9 di cinquant\u2019anni\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"a70\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Fenomeni di contrasto dei colori<\/p>\n<p class=\"standard\">In <span class=\"b_ita\">Meteorologia<\/span> Aristotele cita per la prima volta il fenomeno che i moderni chiamano \u201ccontrasto simultaneo\u201d: fili rossi su sfondo bianco appaiono diversi dagli stessi fili rossi su sfondo nero:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Come dunque per il fuoco su fuoco, il nero su nero fa apparire ci\u00f2 che \u00e8 lievemente chiaro completamente chiaro, e quindi anche il rosso. Questo fenomeno \u00e8 evidente anche nelle tinture a colori brillanti: infatti nei tessuti e nei ricami \u00e8 incredibile quanto appaiono differenti i colori quando si sovrappongono (come il porpora su lane bianche o nere) o in diverse condizioni di luce; perci\u00f2 i ricamatori affermano di sbagliare spesso i colori quando lavorano vicino ad un lume, prendendone alcuni in luogo di altri.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-69\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-68\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\">Meteorologia<\/span>] III, IV, 20-25<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Il fenomeno, che verr\u00e0 sistematicamente esaminato e spiegato nel XIX secolo dal chimico francese Michel Eug\u00e8ne Chevreul, \u00e8 descritto anche nel trattato sui colori:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Il colore che chiamiamo bruno diventa pi\u00f9 vivido sulla lana nera che sulla lana bianca, perch\u00e9 in questo modo la tinta appare pi\u00f9 pura, mischiata com\u2019\u00e8 coi raggi del nero.<br \/>\n[Pseudo-Aristotele <span class=\"b_ita\">Sui colori<\/span>] 4<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Un altro fenomeno, che nel XIX secolo l\u2019anatomista ceco Jan Evangelista Purki\u00adnje chiamer\u00e0 <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">Nachbild<\/span> (una parola tedesca dalla quale deriva <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">afterimage<\/span> per gli inglesi e \u201ccontrasto successivo\u201d per gli italiani) viene citato da Aristotele in <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span> e in <span class=\"b_ita\">Dei Sogni<\/span> non senza ambiguit\u00e0. Il colore <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">afterimage<\/span> \u00e8 lo stesso dello stimolo precedentemente fissato (i moderni chiamano questo fenomeno <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">positive afterimage<\/span>). \u00c8 pi\u00f9 evidente con il bianco e nero che con il colore.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026 ogni sensorio \u00e8 in grado di ricevere in s\u00e9 il sensibile senza la materia ed \u00e8 per questo che, anche quando i sensibili non sono pi\u00f9 presenti, le sensazioni e le immagini rimagono nei sensori.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-13\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-17\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dell\u2019anima<\/span>] 423b23<\/p><\/blockquote>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026quando abbiamo di una cosa una sensazione continua se mutiamo sensazione, l\u2019antica impressione ci segue, come quando, ad esempio, si passa dal sole al buio: capita allora di non vedere niente, perch\u00e9 il movimento causato negli occhi dalla luce permane ancora. E se siamo stati a guardare molto tempo un colore, o bianco o giallo, lo stesso colore apparir\u00e0 su qualunque cosa poseremo lo sguardo.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-11\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-12\"><\/a>Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Dei sogni<\/span>] 459b9-13<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Questa \u00e8 dunque la piattaforma sulla luce, sul colore (reale e apparente) e sulla loro visione che Aristotele e i suoi allievi hanno creato. Su questa piattaforma i filosofi ellenistici, arabi, cristiani e scolastici edificheranno gran parte delle diverse teorie della luce, del colore e della visione dei successivi duemila anni.<\/p>\n<p><a name=\"a75\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Il trattato sui colori attribuito a <a id=\"idIndexMarker-16\"><\/a>Aristotele<\/p>\n<p class=\"standard\">Sul colore degli oggetti esiste una breve opera antica, l\u2019unica dedicata esclusivamente al colore, che si \u00e8 conservata integralmente ed \u00e8 stata letta dai pittori e saggisti medievali attirando anche l\u2019attenzione di Goethe, che l\u2019ha tradotta in tedesco nella sua <span class=\"b_deu\">Farbenlehre<\/span>.<\/p>\n<p class=\"standard\">L\u2019opera, il cui titolo \u00e8 <span class=\"b_ita\">Sui colori<\/span> (in latino <span class=\"b_lat\">De Coloribus<\/span>) \u00e8 stata per molto tempo attribuita ad <a id=\"idIndexMarker-18\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-37\"><\/a>Aristotele, ma in et\u00e0 moderna \u00e8 stata avanzata l\u2019ipotesi che l\u2019autore sia <a id=\"idIndexMarker-38\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-62\"><\/a>uno dei successori di Aristotele alla guida del Peripato, Teofrasto o Stratone. Il testo greco \u00e8 stato pubblicato per la prima volta dallo stampatore ed editore <a id=\"idIndexMarker-66\"><\/a>Aldo Manuzio nel 1497 a Venezia, ed \u00e8 stato tradotto dal greco al latino nel Medioevo. L\u2019opera \u00e8 stata letta anche da Leonardo da Vinci che pare abbia basato la propria teoria del colore almeno in parte su di essa.&nbsp;<a id=\"footnote-311-13-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-13\">13<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">L\u2019impostazione del trattato in sei capitoli non \u00e8 sistematica ma prevalentemente espositiva e illustrativa di alcuni fenomeni osservati del colore degli oggetti. Goethe ha dato questi titoli ai sei capitoli:&nbsp;<a id=\"footnote-311-14-backlink\" class=\"_idFootnoteLink\" href=\"#footnote-311-14\">14<\/a><\/p>\n<ol>\n<li>I colori elementari, bianco, giallo e nero<\/li>\n<li>I colori intermedi, ovvero i colori mescolati<\/li>\n<li>L\u2019indeterminazione del colore<\/li>\n<li>I colori artificiali<\/li>\n<li>Il colore delle piante e le loro trasformazioni mediante cottura<\/li>\n<li>Il colore di peli, piume e pelli<\/li>\n<\/ol>\n<p class=\"standard\">Nel primo capitolo l\u2019autore nomina i colori \u201csemplici\u201d bianco, giallo e nero e li associa ai quattro elementi fondamentali. Diversamente dai precedenti scritti aristotelici, il bianco \u00e8 associato all\u2019aria, all\u2019acqua e alla terra non tinta, il giallo \u00e8 associato al fuoco e al sole, il nero \u00e8 associato al mutamento degli elementi.<\/p>\n<p class=\"standard\">Nel secondo capitolo sono citate le mescolanze di colori semplici, dai quali derivano tutti gli altri colori. In questo caso si tratta per\u00f2 di mescolanze di luci e non di mescolanze per giustapposizione, sovrapposizione e complete elencate in <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Del senso e dei sensibili<\/span>. In questo caso i colori citati sono il rosso, il viola, il grigio, il bruno. Tratta poi del colore del piumaggio degli uccelli e del colore apparente del mare e del cielo, riprendendo implicitamente le idee di Aristotele sulla mutabilit\u00e0 del colore delle cose indefinite:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Si ha il viola livido e brillante quando i raggi del sole si mescolano, deboli, col bianco pallido e velato. \u00c8 per questo stesso motivo che l\u2019aria prende talora di purpureo a levante e a ponente, quando il sole sorge e tramonta: allora i suoi raggi, particolarmente deboli, colpiscono l\u2019aria scura.<br \/>\nAnche il mare tende al purpureo, quando le onde si alzano e la parte dell\u2019onda che si inarca \u00e8 in ombra, perch\u00e9 i raggi del sole colpiscono debolmente questa parte inclinata, e fanno s\u00ec che appaia il colore viola.<br \/>\n[Pseudo-Aristotele <span class=\"b_ita\">Sui colori<\/span>] 2<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Il quarto capitolo tratta dei coloranti naturali: fiori, radici, cortecce, foglie, frutti. Il viola si ottiene coi succhi secreti dal murice e per alcuni coloranti occorre un mordente. Il quinto e sesto capitolo trattano della mutevolezza del colore con il passare del tempo e delle condizioni ambientali. La maturazione e la mancanza di acqua tendono a modificare il colore verso il bianco, l\u2019umidit\u00e0 e l\u2019acqua verso il nero.<\/p>\n<p class=\"standard\">In un altro punto ancora distingue tra mescolanza additiva e sottrattiva.<\/p>\n<p class=\"standard\">In un altro punto significativo l\u2019autore osserva che ogni luce \u00e8 qualitativamente diversa da ogni altra (sole, luna, fuoco, lanterne) ed \u00e8 modificata cromaticamente dagli oggetti dai quali \u00e8 riflessa.<\/p>\n<p><a name=\"a85\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">In breve<\/p>\n<p class=\"standard\">Per Aristotele la <strong>visione<\/strong>&nbsp;di un oggetto avviene mediante un corpo trasparente (diafano) come l&#8217;aria o l&#8217;acqua che fa da mezzo tra l&#8217;oggetto e l&#8217;osservatore. Se in questo corpo c&#8217;\u00e8 presenza di luce, l&#8217;oggetto trasmette all&#8217;occhio dell&#8217;osservatore la figura e il <strong>colore<\/strong>. Se non&#8217;\u00e8 luce &nbsp;(cio\u00e8 al buio)&nbsp; l\u2019oggetto continua ad avere forma e colore, ma non \u00e8 visibile e tanto meno lo sono la sua forma e il suo colore.<\/p>\n<p class=\"standard\">I colori si formano per mescolanza del bianco e del nero, e i primi colori sono appunto&nbsp;bianco,&nbsp;nero e grigio,&nbsp;giallo,&nbsp;verde,&nbsp;rosso, azzurro,&nbsp;viola.<\/p>\n<p class=\"standard\">Per i colori dell&#8217;<strong>arcobaleno<\/strong> (che non \u00e8 un oggetto) Aristotele ha un&#8217;altra teoria. Il colore di un oggetto \u00e8 &#8220;reale&#8221;, il colore dell&#8217;arcobaleno \u00e8 &#8220;apparente&#8221;. L&#8217;arcobaleno \u00e8 costituito di piccole gocce ognuna delle quali funziona come un piccolo specchio e riflette solo i <strong>colori<\/strong> che sono tre: rosso, verde e azzurro.<\/p>\n<p class=\"standard\"><strong><br \/>\nNote<\/strong><\/p>\n<div class=\"_idFootnotes\">\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-1\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-1-backlink\">1<\/a> La teoria aristotelica della sostanza \u00e8 citata in un celebre passaggio dei <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Promessi Sposi<\/span>, nel quale un personaggio secondario, Don Ferrante, viene ironicamente ritratto da Manzoni con i tipici caratteri dell\u2019erudito seicentesco, comico nella sua seriet\u00e0. Don Ferrante si esprime cos\u00ec sul possibile contagio della peste: \u201c<span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">In rerum natura<\/span> \u2026 non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non pu\u00f2 esser n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro, avr\u00f2 provato che non esiste, che \u00e8 una chimera.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-2\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-2-backlink\">2<\/a> Che la materia non abbia quantit\u00e0 \u00e8 esplicitamente stabilito da Aristotele in <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">Metafisica<\/span> 8.3, 1029a20-25.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-3\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-3-backlink\">3<\/a> Il concetto di \u201ccorporeit\u00e0\u201d in relazione a sostanza, forma e materia \u00e8 efficacemente spiegato in maniera sintetica in D. C Lindberg \u201cThe Genesis of Kepler\u2019s Theory of Light\u201d <span class=\"b_eng\" xml:lang=\"en-US\">Osiris<\/span>, 2nd series, 1986 2, p. 7-8.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-4\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-4-backlink\">4<\/a> Lindberg \u201cThe Genesis of Kepler\u2019s Theory of Light: Light Metaphysics from Plotinus to Kepler\u201d <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">Osiris<\/span> 2, 1986 p. 9<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-5\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-5-backlink\">5<\/a> Un commentatore che ha criticato la dottrina aristotelica della luce \u00e8 il bizantino di lingua greca Giovanni Filopono (490-570). Vedi S. Sambursky \u201cPhiloponus\u2019 interpretation of Aristotle\u2019s theory of light\u201d <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">Osiris<\/span> 13, 1958, p.114-126.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-6\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-6-backlink\">6<\/a> Per quanto riguarda la natura del colore seguo Katerina Ierodiakonou \u201cAristotle on Colours\u201d in <span class=\"b_eng\">Aristotle and Contemporary Science<\/span>, vol II, Demetra Sfendoni-Mentzou (ed) Peter Lang 2001.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-7\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-7-backlink\">7<\/a> A questa definizione aristotelica del colore allude James Joyce nell\u2019episodio 3, Proteus dell\u2019Ulysses: \u201c<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">Limits of the diaphane. But he adds: in bodies. Then he was aware of them bodies before of them coloured. How? By knocking his sconce against them, sure. Go easy. Bald he was and a millionaire, <\/span>maestro di color che sanno<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">. Limit of the diaphane in. Why in? Diaphane, adiaphane.<\/span>\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-8\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-8-backlink\">8<\/a> In \u201cAristotle on Colour, Light and Imperceptibles\u201d <span class=\"b_gre\" xml:lang=\"el-GR\">Bulletin of the Institute of Classical Studies <\/span>47, 2004, Richard Sorabji osserva che \u201cAristotele \u00e8 un po\u2019 impreciso nel considerare la rigidit\u00e0 [dei corpi determinati] come segno di differenziazione tra corpi con colore ricevuto e corpi con colore proprio, poich\u00e9 il latte ha un proprio colore bianco e i moderni diamanti e il vetro, se pur rigidi, hanno un colore ricevuto\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-9\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-9-backlink\">9<\/a> Katerina Ierodiakonous in \u201cEmpedocles and the Ancient Painters\u201d scrive \u201cpare che questa fosse esattamente la pratica seguita dai pittori del V secolo a.C. Tracciavano un profilo, lo riempivano con un colore e quindi sovrapponevano mani di altri colori; diverse sfumature venivano prodotte sovrapponendo livelli di colori invece di mescolarli prima.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-10\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-10-backlink\">10<\/a> <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Del senso e dei sensibili<\/span> 3 442a19-25<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-11\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-11-backlink\">11<\/a> Pavel Gregoric <span class=\"b_eng\" xml:lang=\"en-US\">Aristotle on the Common Sense<\/span> Oxford Unversity Press, 2007, Anna Marmadoro \u201cThe common sense in Aristotle theory of perception\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-12\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-12-backlink\">12<\/a> Anche se Aristotele non distingue esplicitamente tra sensazione e percezione, la prima fase \u00e8 simile a quella che i moderni chiamano \u201csensazione\u201d mentre la seconda fase \u00e8 vagamente simile alla \u201cpercezione\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-13\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-13-backlink\">13<\/a> Janis Bell \u201cAristotle as a Source for Leonardo\u2019s Theory of Colour Perspective after 1500\u201d <span class=\"b_eng\">Journal of the Warburg and Courtauld Institutes<\/span> 56, (1993), pp. 100-118<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a id=\"footnote-311-14\" class=\"_idFootnoteAnchor\" href=\"#footnote-311-14-backlink\">14<\/a> La traduzione in italiano dei titoli dei capitoli \u00e8 tratta da Goethe <span class=\"b_ita\">La storia dei colori<\/span> a cura di Renato Troncon, Luni 1998<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mondo terrestre, mondo celeste, intelligenze divine Sostanza e accidente, forma e materia, potenza e atto La luce aristotelica La natura del colore dei corpi e i primi colori (bianco e nero) I media hanno un colore? 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