{"id":17640,"date":"2011-02-20T17:48:24","date_gmt":"2011-02-20T15:48:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=17640"},"modified":"2018-07-04T17:36:53","modified_gmt":"2018-07-04T15:36:53","slug":"cultura-del-colore","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=17640","title":{"rendered":"La sottocultura popolare del colore: il caso delle mescolanze"},"content":{"rendered":"<p>In Italia la cultura scientifica del colore non \u00e8 diffusa. Il massimo cultore italiano di colorimetria, Claudio Oleari dell&#8217;Universit\u00e0 di Parma, scrive nella prefazione al volume che ha curato (<a href=\"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=4516\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Misurare il colore<\/a>, Hoepli 2008) che<\/p>\n<blockquote><p>oggi, in Italia, non esiste una cultura del colore, nonostante la rilevantissima tradizione artistica. &#8230; La colorimetria \u00e8 disciplina rimasta ignorata in tutte le scuole di ogni livello, dalle elementari all&#8217;universit\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p>E ancora nella presentazione del sito del\u00a0<a href=\"http:\/\/www.gruppodelcolore.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gruppo del Colore<\/a>, ricorda che<\/p>\n<blockquote><p>la tradizione artistica italiana \u00e8 unica e impressionante, eppure, nonostante tanta ricchezza, in Italia non esiste una diffusa cultura scientifica del colore. &#8230;<\/p>\n<p>&#8230; dovendo quantificare e riprodurre il colore, si richiede una conoscenza del colore, non una conoscenza artistica, ma scientifica e tecnica. I testi della tradizione italiana ci portano lontano nel tempo e sono prevalentemente rivolti all\u2019arte. La scuola \u00e8 assente. La ricerca colorimetrica pure. Ma la richiesta per una cultura del colore \u00e8 forte e crescente.<\/p><\/blockquote>\n<p>La cultura del colore, a livello elementare, dovrebbe essere normale bagaglio culturale di fotografi, stampatori, grafici. Ma in Italia non \u00e8 cos\u00ec. Oggi \u00e8 molto semplice constatarlo frequentando i forum e le mailing list su Internet dedicati alla fotografia, alla stampa, alla grafica e alle arti grafiche.<\/p>\n<p>Prendiamo un argomento di base: le mescolanze (o sintesi) di colori: quella <strong>additiva<\/strong> e quella <strong>sottrattiva<\/strong>. Qualunque fotografo, qualunque grafico o stampatore \u00e8 intimamente convinto di conoscere la differenza tra questi due diversi tipi di mescolanza di colori. Se viene sollecitata una descrizione &#8220;formale&#8221; di questi tipi di mescolanza si ottengono frasi come queste (copiate e incollate da varie fonti):<\/p>\n<blockquote><p>Il metodo additivo consiste quindi nel \u201csommare\u201d le luminosit\u00e0 di ogni colore base per ottenere il colore desiderato.<\/p>\n<p>Il metodo sottrattivo viene applicato in tutte quelle circostanze in cui i colori sono generati per riflessione di raggi di luce (ad esempio pellicole, stampe, ecc\u2026), illuminate da luce bianca.<\/p>\n<p>La sintesi additiva \u00e8 quindi la ricomposizione della luce bianca per somma di radiazioni colorate di diversa lunghezza d\u2019onda.<\/p>\n<p>Il colore del pigmento \u00e8 determinato dalle radiazioni sottratte alla luce bianca. Per i pigmenti quindi si parla di\u00a0sintesi sottrattiva.<\/p>\n<p>Parlando di sintesi additiva, ci si riferisce al colore prodotto dalla luce: i Colori Primari son sempre gli stessi (rosso, giallo e blu) \u00a0che sommati in parti uguali danno il colore bianco.<\/p>\n<p>Riguarda i pigmenti, quindi un qualcosa di materiale (tempere, pitture, toner per stampanti\u2026). Per sintesi sottrattiva si intende il fatto che, unendo due colori primari, si ottiene la sottrazione del loro valore cromatico di base.<\/p><\/blockquote>\n<p>Sono frasi vuote e un po&#8217; strampalate, con termini buttati l\u00ec, come &#8220;valore cromatico di base&#8221;, &#8220;luminosit\u00e0 di ogni colore base&#8221;, &#8220;radiazioni colorate&#8221;. Luoghi comuni, spiegazioni formate sul &#8220;sentito dire&#8221;, concetti tramandati da decine d&#8217;anni e che ad ogni passaggio perdono un po&#8217; della loro verit\u00e0, se mai l&#8217;hanno avuta.<\/p>\n<p>Ma il punto \u00e8 che in queste frasi la mescolanza additiva \u00e8 sempre invariabilmente collegata alla <strong>luce<\/strong> (e al colore bianco) e la mescolanza sottrattiva \u00e8 sempre invariabilmente collegata ai <strong>pigmenti<\/strong> (e al colore nero).\u00a0In realt\u00e0 \u00e8 noto dall&#8217;Ottocento che non \u00e8 necessariamente cos\u00ec. Il primo studioso che ha chiarito questi concetti \u00e8 stato <a href=\"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=16446\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Hermann Helmholtz<\/a> attorno al 1850, e lui stesso ha indicato metodi per ottenere la mescolanza additiva con i pigmenti, mescolanza che quindi non \u00e8 esclusiva delle luci.<\/p>\n<p>E lo sapevano anche i pittori <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Puntinismo\">puntinisti<\/a> e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Divisionismo_(pittura)\">divisionisti<\/a> della fine dell&#8217;Ottocento che cercavano di ottenere colori pi\u00f9 luminosi evitando di sovrapporre le pennellate, e quindi avvalendosi della mescolanza additiva invece che della mescolanza sottrattiva, ma con i pigmenti.<\/p>\n<div id=\"attachment_19584\" style=\"width: 231px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-19584\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-19584\" title=\"Seurat\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Seurat.jpg?resize=221%2C359\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"359\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Seurat.jpg?w=369 369w, https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Seurat.jpg?w=184 184w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><p id=\"caption-attachment-19584\" class=\"wp-caption-text\">Georges Seurat, dettaglio di Parade de Cirque, 1889<\/p><\/div>\n<p>E dovrebbero saperlo anche gli stampatori di oggi quando stampano un retino al 50% con inchiostro magenta su carta bianca. L&#8217;inchiostro \u00e8 un pigmento, ma la mescolanza tra il colore dell&#8217;inchiostro magenta e il bianco della carta (che risulta pi\u00f9 o meno un rosa) non \u00e8 sottrattiva ma additiva.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che gli autori delle frasi sopra riportate non citano <strong>mai<\/strong>\u00a0(e sottolineo mai) la vera, essenziale differenza tra i due tipi di mescolanza. E cio\u00e8 che la mescolanza additiva \u00e8 operata dai fotorecettori dell&#8217;occhio (cio\u00e8 dai coni della retina), ed \u00e8 quindi un fatto <strong>biologico<\/strong> e sensoriale, non fisico. Avviene in noi, non nel mondo esterno. Al contrario la mescolanza sottrattiva avviene nel mondo esterno, \u00e8 un fatto <strong>fisico<\/strong>, e lo stimolo di colore arriva ai nostri occhi gi\u00e0 formato, gi\u00e0 &#8220;mescolato&#8221;.<\/p>\n<p>Non si tratta dunque, come si crede, di due <strong>varianti<\/strong> di uno stesso fenomeno di base. Appartengono invece addirittura a due domini diversi: il primo alla biologia \u00a0e alla fisiologia (cio\u00e8 al nostro mondo interno), il secondo alla fisica (cio\u00e8 al mondo esterno). Insomma due fenomeni totalmente diversi e separati, che sciaguratamente vengono associati nella fantasia solo perch\u00e9 i loro nomi sono simili. In questo senso la scelta dello stesso termine &#8220;mescolanza&#8221; per questi due fenomeni completamente diversi \u00e8 stata davvero molto sfortunata.<\/p>\n<p>Le idee confuse nel campo della mescolanza del colore sono solo un esempio dell&#8217;offuscamento nel quale si trova la cultura popolare del colore in Italia, la cultura media dei fotografi, dei grafici, degli stampatori. Per un altro esempio vedi\u00a0<a href=\"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23254\" rel=\"bookmark\">La sottocultura popolare del colore: il caso del \u201ccyan\u201d<\/a>.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nAggiornamento settembre 2013<\/strong><\/p>\n<p>Claudio Oleari mi ha trasmesso questa ulteriore osservazione:<\/p>\n<blockquote><p>la stampa mediante retinatura, che tutti considerano sintesi sottrattiva, pu\u00f2 essere vista in sintesi <strong>sottrattiva<\/strong> se si parte a considerare la luce dalla sorgente, mentre in sintesi <strong>additiva<\/strong> se si parte dalla superficie stampata, su cui si trova un mosaico di 8 colori (bianco, nero, C, M, Y, R, G, B) da considerare come sorgenti di luce colorata. Neugebauer [nel 1937] ha spiegato la stampa mediante retinatura con la sintesi additiva. La spiegazione del colore nel puntinismo e nel divisionismo \u00e8 la stessa che si ha nella stampa con retinatura.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Italia la cultura scientifica del colore non \u00e8 diffusa. 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