{"id":20239,"date":"2011-10-23T20:31:42","date_gmt":"2011-10-23T18:31:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=20239"},"modified":"2018-12-08T19:42:06","modified_gmt":"2018-12-08T18:42:06","slug":"imapariamo-dagli-errori-degli-altri","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=20239","title":{"rendered":"Impariamo dagli errori degli altri"},"content":{"rendered":"<p>Qui raccolgo frasi che trovo molto divertenti (per quanto sono sgangherate) e che pesco nel web, copio, incollo e commento. Riguardano il colore, la fotografia, la grafica e anche l&#8217;ortografia, la sintassi e la grammatica italiana. Qualcuno si arrabbier\u00e0 ma io la penso come Umberto Eco:<\/p>\n<blockquote><p>Raffinatezza? No, pulizia. Se avete la cravatta storta ve la raddrizzate e nemmeno a un hippy piace aver caccole di piccione sulla spalla.<\/p><\/blockquote>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Attributi del colore. I tre attributi del colore sono tonalit\u00e0, luminosit\u00e0 e saturazione. (Trovato il 24 ottobre 2011.)<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #000000;\">Commento.<br \/>\n(1) &#8220;I tre attributi del colore sono&#8221;: \u00a0in realt\u00e0 questi sono gli attributi del colore <strong>percepito<\/strong> (e bisogna dirlo, perch\u00e9 il colore percepito non necessariamente coincide per esempio con il colore misurato con uno strumento, n\u00e9 con il colore RGB o CMYK, n\u00e9 con il colore Lab o XYZ o Yxy, ma \u00e8 il colore che l&#8217;occhio umano percepisce, e gli occhi umani sono tutti diversi).<br \/>\n(2) &#8220;tonalit\u00e0&#8221;: i nomi degli attributi sono indicati nel vocabolario in 8 lingue pubblicato dalla CIE, e questo attributo in italiano si chiama <strong>tinta<\/strong>, non tonalit\u00e0 (in inglese <em><strong>hue<\/strong><\/em>).<br \/>\n(3) &#8220;luminosit\u00e0&#8221;: in realt\u00e0 la CIE lo chiama <strong>chiarezza<\/strong>, non luminosit\u00e0 (in inglese <strong><em>lightness<\/em><\/strong>).<br \/>\n(4) &#8220;saturazione&#8221;: in realt\u00e0 la CIE lo chiama <strong>croma<\/strong>, non saturazione (in inglese <strong><em>chroma<\/em><\/strong>).<\/span><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Non impiegate gli automatismi proposti di default dalla reflex. Come profilo colore, io utilizzo il profilo\u00a0AdobeRGB perch\u00e8 ha un&#8217; ampia gamma di tonalit\u00e0, superiore al profilo colore standard sRGB. Ora impostiamo come file per le foto il formato RAW (NEF \/ CR2). Questo formato ci permette di registrare tutti i dati che il sensore cattura, cosa che non accade se utilizziamo un formato compresso come il JPG. (Trovato il 23 ottobre 2011.)<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #000000;\">Commento.<br \/>\n(1) &#8220;Come profilo colore, io utilizzo il profilo\u00a0AdobeRGB&#8221;: in realt\u00e0 le fotocamere non utilizzano <strong>profili<\/strong> colore, ma <strong>spazi<\/strong> colore (e sono cose diverse, per esempio i profili hanno gli intenti di <em>rendering<\/em>, gli spazi no).<br \/>\n(2) \u00a0&#8220;perch\u00e8 ha un&#8217; ampia gamma di tonalit\u00e0&#8221;: la frase giusta dovrebbe essere <strong>perch\u00e9 ha molti colori in pi\u00f9<\/strong>,\u00a0non c&#8217;entrano le tonalit\u00e0 n\u00e9 la gamma (e l&#8217;accento su perch\u00e9 \u00e8 sbagliato e lo spazio dopo l&#8217;apostrofo non ci va);<br \/>\n(3) &#8220;Ora impostiamo come file per le foto il formato <strong>RAW<\/strong>&#8220;: ah, ma se usi Raw il profilo e lo spazio colore non c&#8217;entrano niente, i due punti precedenti non hanno nessun rilievo;<br \/>\n(4) &#8220;cosa che non accade se utilizziamo un formato compresso come il JPG&#8221;: anche i Raw sono <strong>compressi<\/strong>, la differenza tra Raw e Jpeg non riguarda la compressione (ma riguarda il fatto che il primo formato <strong>non<\/strong> \u00e8 sviluppato, mentre il secondo lo \u00e8).<\/span><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Un amico mi ha fatto sapere che \u00e8 stato pubblicato un <a href=\"http:\/\/dl.dropbox.com\/u\/337779\/Introduzione_alla_stampa.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">libro sulla stampa<\/a>, con alcune pagine di introduzione al colore. Si tratta solo di una decina di pagine che sono andato a leggere, temendo il peggio, che infatti si \u00e8 puntualmente presentato.<\/p>\n<p>La trattazione \u00e8 confusa e contraddittoria. Non \u00e8 possibile individuare singoli errori, intendendo cos\u00ec che il resto va tutto bene. Nella palude delle affermazioni ci sono cose che vengono puntigliosamente definite in modo errato e altre che vengono usate senza definizione. Dunque non si sa se criticare le definizioni sbagliate o criticare le definizioni che non ci sono. Ma insomma, non vale la pena perdere troppo tempo. Qui sotto ci sono alcuni miei commenti su alcuni passaggi.<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 8<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Le frequenze maggiori di 750 THz sono dette\u00a0infrarossi;\u00a0quelle inferiori ai 400 THz sono invece gli\u00a0ultravioletti<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Veramente \u00e8 il contrario: le radiazioni con frequenze superiori a 750 THz sono gli <strong>ultravioletti<\/strong>, quelle con frequenze inferiori ai 400 THz sono gli <strong>infrarossi<\/strong>. Lo dice il nome stesso (ultra, infra). Vedi per esempio\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Spettro_elettromagnetico\">Spettro elettromagnetico<\/a>.<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Quando un oggetto riflette l&#8217;intero spettro visibile ci appare bianco.<\/p>\n<p>Praticamente <strong>tutti<\/strong> gli oggetti riflettono l&#8217;intero spettro visibile, ma non dipende da questo il fatto di apparire bianco. Dipende dalla quantit\u00e0 delle singole lunghezze d&#8217;onda. Per esempio se l&#8217;oggetto riflette tutte le onde (l&#8217;intero spettro) ma pi\u00f9 onde lunghe che corte appare rosso, non bianco.<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">\u00c8 convenzione suddividere lo spettro in sette famiglie principali di colore: dalla frequenza pi\u00f9 bassa alla pi\u00f9 alta avremo dunque il violetto, l\u2019indaco, il blu, il verde, il giallo, l\u2019arancione e il rosso.<\/p>\n<p>Anche qui \u00e8 vero il contrario: dalla frequenza pi\u00f9 <strong>alta<\/strong> alla frequenza pi\u00f9 <strong>bassa<\/strong>. In ogni caso, questo \u00e8 un concetto che risale a Newton (1666), ma che da qualche secolo \u00e8 considerato impreciso. Newton diceva che i colori principali erano sette perch\u00e9 pensava che fossero in corrispondenza con le note musicali. Poi, l&#8217;inglese non aveva (e ancora non ha) una parola per l&#8217;azzurro, e Newton ha usato indaco, che in realt\u00e0 non si vede nello spettro. Nei libri moderni i colori principali sono sei: violetto, azzurro, verde, giallo, arancio, rosso.<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Al di l\u00e0 delle misure fisiche (come la frequenza o la lunghezza d\u2019onda), si pu\u00f2 analizzare un colore attraverso tre aspetti principali: la tonalit\u00e0, la luminosit\u00e0 e la saturazione.<\/p>\n<p>Il glossario della scienza del colore \u00e8 complesso e presenta molte incertezze, in tutte le lingue e ancora di pi\u00f9 in italiano. Tuttavia esistono alcuni riferimenti importanti, il principale del quali \u00e8 il vocabolario in otto lingue che la CIE Pubblica da 40 anni. Altri riferimenti sono i libri di colorimetria in italiano, per esempio &#8220;Misurare il colore&#8221; a cura di Claudio Oleari, Hoepli editore.<\/p>\n<p>Gli attributi del colore dei corpi non autoluminosi (come nel caso della stampa) sono precisamente tre, come viene scritto. Nei termini della CIE sono la <strong>tinta<\/strong> (non la tonalit\u00e0), la <strong>croma<\/strong> (non la saturazione) e la <strong>chiarezza<\/strong> (non la luminosit\u00e0). In particolare &#8220;luminosit\u00e0&#8221;, \u00e8 un termine non specialistico, bandito dalla colorimetria (non c&#8217;\u00e8 nel vocabolario e gli addetti ai lavori non lo usano, per la sua ambiguit\u00e0). Brillanza (che non \u00e8 la luminosit\u00e0) e saturazione sono altri attributi che non hanno rilevanza nel caso di oggetti non autoluminosi.<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">quel colore non esiste<\/p>\n<p>I colori sono <strong>sensazioni<\/strong>, esistono solo nella mente di chi li osserva. Se un colore viene visto, allora <strong>esiste<\/strong> nella mente dell&#8217;osservatore, come ogni altro colore che viene visto. Qui si confonde la sorgente di luce (cio\u00e8 lo stimolo di colore) con il colore percepito.<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 9<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">figura dello spettro<\/p>\n<p>La figura non tiene conto che al centro lo spettro \u00e8 molto pi\u00f9 chiaro e pian piano che si va verso i bordi diventa molto pi\u00f9 scuro, fino al nero. I bordi devono essere neri.<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Liechtenstein<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il nome dello stato che si trova tra l&#8217;Austria e la Svizzera. Il pittore si chiama Lichtenstein.<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 10<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">il celebre esperimento di Newton: se dipingiamo un cerchio di cartone &#8230; e lo facciamo ruotare<\/p>\n<p>A Newton non \u00e8 mai venuto in mente di dipingere un cerchio di cartone e di <span style=\"text-decoration: underline;\">farlo ruotare,<\/span> e non l&#8217;ha mai scritto nei suoi libri.<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">colorando il cerchio con i sette colori principali &#8230; il cerchio risulter\u00e0 bianco<\/p>\n<p>Evidentemente l&#8217;autore non ha mai fatto questo esperimento, perch\u00e9 se avesse provato il cerchio non lo avrebbe visto bianco ma\u00a0<strong>grigio<\/strong> (chiaro o scuro \u00a0dipende dall&#8217;ampiezza delle aree colorate).<\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">se dovessimo scegliere il numero minore di primari con i quali ottenere il maggior numero di colori in una mescolanza additiva, questi sarebbero proprio il rosso il verde e il blu<\/p>\n<p>La cosa importante per ottenere il maggior numero di colori, non \u00e8 il numero minore di primari, ma la loro <strong>posizione<\/strong> nel diagramma delle cromaticit\u00e0 (fig. 9 nel libro, riportata qui sotto). Una posizione lontana dal centro d\u00e0 un&#8217;area maggiore (e quindi un numero maggiore di colori) di una posizione vicina al centro.<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 11<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">I singoli pixel di cui \u00e8 composto lo schermo sono illuminati da tre sorgenti luminose (una rossa, una verde e una blu, sovrapposte)<\/p>\n<p>Sovrapposte? Ha mai guardato l&#8217;autore uno schermo di monitor con una lente?<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 13<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Abbiamo a che fare con una mescolanza sottrattiva ogni qualvolta usiamo degli inchiostri o dei colori su una superficie.<\/p>\n<p>Questo <strong>contraddice<\/strong> l&#8217;esempio di Lichtenstein, da lui stesso citato, e che evidentemente l&#8217;autore non ha compreso. I quadri di Lichtenstein, e la loro riproduzione su carta sono fatti con inchiostri e colori (o meglio <strong>coloranti<\/strong>) eppure funzionano in mescolanza additiva, non sottrattiva.<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 14<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">Tuttavia,\u00a0se dovessimo scegliere il numero minore di colori primari con i quali ottenere il maggior numero di colori finali, questi sarebbero il ciano,\u00a0il magenta e il giallo.<\/p>\n<p>Come sopra: anche in questo caso non \u00e8 importante il numero minore di primari, ma la loro <strong>posizione<\/strong> sul diagramma (cio\u00e8 il loro colore).<br \/>\n<strong><br \/>\npag. 17<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;autore cita la <strong>retinatura<\/strong> ma non dice cos&#8217;\u00e8. Se lo dicesse si accorgerebbe che si tratta di un fenomeno <strong>additivo<\/strong>, non sottrattivo, pur essendo in <strong>stampa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 18<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding: 5px; color: #000000; border-width: 1px; border-style: solid;\">il cielo blu e l\u2019erba verde saranno necessariamente meno ricchi di saturazione e spessore.<\/p>\n<p>A dire il vero il ciano al 100% (pi\u00f9 o meno il cielo blu) <strong>\u00e8 riproducibile<\/strong> in stampa, mentre su monitor non lo \u00e8 (e lo si vede anche dalla fig. 9 qui sotto). E quindi in stampa il cielo viene &#8220;ricco di saturazione&#8221; e &#8220;ricco di spessore&#8221; (spessore del cielo?, mah).<\/p>\n<p><strong><br \/>\npag. 19<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-21119\" title=\"Mescolanze\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/add1.png?resize=225%2C228\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"228\" data-recalc-dims=\"1\" \/><br \/>\nLa fig. 9 sarebbe giusta (si fa per dire) se il triangolo CMY lavorasse in mescolanza <strong>additiva<\/strong>. Ma l&#8217;autore \u00e8 andato avanti per pagine dicendo che la stampa funziona in mescolanza <strong>sottrattiva<\/strong>, e allora il risultato non pu\u00f2 essere un triangolo. Dunque la figura \u00e8 <strong>sbagliata<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qui raccolgo frasi che trovo molto divertenti (per quanto sono sgangherate) e che pesco nel web, copio, incollo e commento. 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