{"id":23145,"date":"2007-09-14T16:35:03","date_gmt":"2007-09-14T14:35:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23145"},"modified":"2018-01-02T17:56:42","modified_gmt":"2018-01-02T16:56:42","slug":"la-cultura-grafica-in-italia-il-caso-del-colore","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23145","title":{"rendered":"La cultura delle arti grafiche in Italia, il caso del colore 1"},"content":{"rendered":"<p>La cultura grafica in Italia, langue da decenni. Non so bene se la presenza di associazioni, come per esempio <strong>Taga<\/strong>, siano la causa o l&#8217;effetto del basso profilo culturale delle arti grafiche, ma la pochezza tecnica degli operatori e dei consulenti \u00e8 un dato di fatto. E tengo come riferimento altri paesi europei, a iniziare dai nostri confinanti: Svizzera, Austria, Francia, e poi Germania, Olanda che fanno tutti parte del comitato ISO che emana le norme per la stampa industriale (assieme ad altri 12 paesi, tra cui Tailandia, Ucraina, Cina). Italia no naturalmente. Assieme a\u00a0Croazia, Cuba, Estonia, Corea, Mongolia e altri 16 paesi, l&#8217;Italia \u00e8 solo un paese osservatore (alla data in cui scrivo).<\/p>\n<p>Non \u00e8 una situazione nata oggi, \u00e8 cos\u00ec da cinquant&#8217;anni credo. Non siamo pi\u00f9 ai tempi in cui l&#8217;editore Giulio Einaudi incarica Francesco Simoncini di disegnare il fortunato carattere che ancor oggi rende inconfondibili le stampe di quella casa editrice. Era il 1958 e da allora ad oggi la cultura della stampa e soprattutto della prestampa italiana \u00e8 andata a spegnersi e a confondersi sempre pi\u00f9 con le strategie di marketing delle multinazionali del settore. L&#8217;arrivo dei computer ha fatto il resto ed ora sono solo macerie.<\/p>\n<p>Non esiste un vocabolario comune tra i grafici italiani, non ci sono competenza affermate, non ci sono collaborazioni internazionali alla pari. Non ci sono corsi di laurea n\u00e9 istituti di ricerca n\u00e9 iniziative importanti. Gli unici soggetti che potrebbero fare qualcosa, cio\u00e8 le <strong>associazioni culturali<\/strong> e tecniche del settore, sono <strong>immobili<\/strong> e perpetuano la vecchia sottocultura diffusa dagli anni 60 in poi dalle numerose scuole professionali del settore e dai libri di testo che circolavano allora (io li colleziono nel settore &#8220;mostri&#8221; della mia biblioteca). Poveri studenti.<\/p>\n<p>Per dare un&#8217;idea dello stato di abbandono in cui si trova la cultura grafica italiana, ho preso un document0 del settore, e ho dato un&#8217;occhiata solo alle pagine che riguardano il <strong>colore<\/strong>, che \u00e8 l&#8217;unico argomento sul quale posso dire qualcosa. Il colore \u00e8 ovviamente molto importante per le arti grafiche ma non sembra esistere, tra i dirigenti e consulenti di queste associazioni, qualcuno che se ne occupi con competenza.<\/p>\n<p>Il documento si intitola &#8220;Linee guida per la stesura di capitolati tecnici di fornitura di carta e inchiostri&#8221; \u00e8 pubblicato da Rassegna Grafica e curato (si fa per dire) dagli esperti di Taga. \u00c8 un fascicoletto di 84 pagine, che si presenta molto bene e contiene ben due glossari, uno per la carta e un altro per gli inchiostri (gi\u00e0 questa pare un&#8217;idea peregrina, non sarebbe stato meglio unificarli?). Facciamo una verifica comparata.<\/p>\n<p>Il campo dove regna la massima incertezza \u00e8 quello della cosiddetta, con termine non tecnico, <strong>luminosit\u00e0<\/strong>. Tra le varie espressioni italiane (luminanza, brillanza, chiarezza, lucidezza, lucidit\u00e0) e le espressioni inglesi (<i>lightness<\/i>, <i>brightness, luminance<\/i>) il minestrone \u00e8 presto fatto.<\/p>\n<p>Secondo il glossario della carta, <strong>chiarezza<\/strong> si traduce in inglese <i>lightness<\/i> (corretto), ma poi l&#8217;autore si sbilancia e dice che viene usato anche il termine &#8220;luminanza&#8221; (sbagliato).\u00a0 Definisce la chiarezza un &#8220;attributo colorimetrico&#8221; ma in realt\u00e0 \u00e8 un attributo percettivo. D&#8217;altra parte alla voce &#8220;brillanza&#8221; si legge che &#8220;corrisponde approssimativamente alla grandezza colorimetrica luminanza&#8221;. E qui la frittata \u00e8 fatta perch\u00e9 se fosse vero (a) chiarezza, luminanza, brillanza, <i>luminance<\/i> e <i>lightness<\/i> sarebbero tutte la stessa cosa, e (b) la luminanza sarebbe una grandezza colorimetrica e per il punto precedente, lo sarebbero tutte le grandezze citate.<\/p>\n<p>Devo aggiungere che\u00a0 secondo il glossario degli inchiostri esiste anche la <strong>brillantezza<\/strong> che \u00e8, secondo il glossario, sinonimo di &#8220;saturazione&#8221; (ahi, ahi). Giustamente, il glossario della carta non \u00e8 d&#8217;accordo (stanno nella stessa pubblicazione, ma evidentemente i due autori non si sono parlati). Per il glossario della carta la brillantezza \u00e8 la &#8220;misurazione derivata dai valori di colore della carta&#8221; e si chiama <strong>whiteness<\/strong>\u00a0(la cosa inizia a farsi\u00a0complessa). \u00c8, secondo questo glossario, un\u00a0 valore che definisce la sensazione di bianchezza e misura la riflessione penalizzando l\u2019eventuale dominante cromatica (mah).<\/p>\n<p>Anche per quanto riguarda la <strong>saturazione<\/strong>, che \u00e8 stata tirata in ballo dal glossario della carta, il glossario degli inchiostri la pensa diversamente: \u00e8 una grandezza colorimetrica della percezione del colore che permette di valutare la proporzione della percezione cromaticamente pura presente in quella totale (incomprensibile). E comunque l&#8217;espressione &#8220;colorimetrica della percezione&#8221; mi sembra un ossimoro, come ghiaccio bollente. O \u00e8 colorimetrica o \u00e8 della percezione, non pu\u00f2 essere di entrambi (e in realt\u00e0 la saturazione \u00e8 un attributo percettivo, niente a che fare con la colorimetria).<\/p>\n<p>A questo punto i due glossari hanno gi\u00e0 confuso le idee anche a chi pensava di averle chiare, ma ci sarebbe ancora molto. Per esempio secondo il glossario della carta esiste una grandezza che si chiama &#8220;grado di bianco&#8221; che \u00e8 sinonimo di &#8220;luminosit\u00e0&#8221; e che in inglese fa <i>brightness<\/i>, e a questo punto torniamo all&#8217;inizio del giro dell&#8217;oca.<\/p>\n<p>Ancora, la voce <strong>colore<\/strong> porta tra parentesi &#8220;tonalit\u00e0&#8221; come a dire che sono la stessa cosa, mentre per il glossario della carta il colore \u00e8 un colorante (la confusione aumenta). Poi bisognerebbe dire qualcosa su &#8220;grado di lucido &#8221; e &#8220;lucidezza&#8221;, ma basta cos\u00ec. Anzi no, questa ve la devo dire: per il glossario della carta, CIELAB \u00e8 &#8220;uno spazio del colore basato sulla visione extrafoveale del campo visivo&#8221;. <strong>Extrafoveale<\/strong>. E dire che si poteva consultare il dizionario internazionale della CIE che riporta tutti questi termini in italiano, con le definizioni corrette e con le corrette traduzioni in inglese e in altre sette lingue. E tale dizionario \u00e8 citato spesso nelle bibliografie di questi documenti. Citato, ma evidentemente non letto.<\/p>\n<p>Vedi anche\u00a0<a href=\"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23150\" rel=\"bookmark\">La cultura delle arti grafiche in Italia, il caso del colore 2<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura grafica in Italia, langue da decenni. 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