{"id":23254,"date":"2013-08-16T16:54:38","date_gmt":"2013-08-16T14:54:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23254"},"modified":"2014-11-12T13:12:02","modified_gmt":"2014-11-12T12:12:02","slug":"la-sottocultura-popolare-del-colore-il-caso-del-cyan","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23254","title":{"rendered":"La sottocultura popolare del colore: il caso del &#8220;cyan&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Dalla met\u00e0 del Novecento vengono organizzati in Italia, anche da enti di carattere religioso,\u00a0corsi per apprendisti stampatori. Gli appunti che circolano tra gli studenti di questi corsi postulano una rigida divisione tra i cosiddetti &#8220;colori luce&#8221; e i cosiddetti &#8220;colori pigmenti&#8221;, due tipi di colori che vengono presentati in contrapposizione. Si d\u00e0 per scontato che i &#8220;colori luce&#8221; agiscano per mescolanza additiva, mentre i &#8220;colori pigmenti&#8221; per mescolanza sottrattiva, senza una chiara spiegazione del meccanismo sottostante e senza distinguere tra <strong>colori<\/strong> e <strong>coloranti<\/strong>. Vedi su questo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=17640\" rel=\"bookmark\">La sottocultura popolare del colore: il caso delle mescolanze<\/a>.<\/p>\n<p>Purtroppo queste scuole professionali hanno contribuito a creare una sottocultura asfittica e immobile del colore che ha dominato il campo per decine di anni. Gli insegnanti di queste scuole sono gli stessi ex allievi che perpetuano le stesse antiquate idee, le stesse nozioni sfocate, le stesse incrostazioni culturali.<\/p>\n<p>Un indizio che si \u00e8 in presenza di questa sottocultura \u00e8 il curioso utilizzo del termine inglese <strong><em>cyan<\/em><\/strong> al posto dell&#8217;italiano <strong>ciano<\/strong> (siamo nel campo della stampa in quadricromia con inchiostri ciano, magenta, giallo, nero). Il nero e il giallo vengono chiamati con il loro nome italiano e non con i rispettivi termini inglesi, ma il ciano no, viene scritto <em>cyan<\/em> e pronunciato in vario modo, qualche volta alla veneta come parola tronca (ci\u00e0n) altre volte con la s perch\u00e9 in inglese la c si pronuncia cos\u00ec (s\u00ecan). La pronuncia corretta si trova <a href=\"https:\/\/translate.google.com\/#en\/en\/cyan\" target=\"_blank\">qui<\/a>.<\/p>\n<div id=\"attachment_19609\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-19609\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-19609\" title=\"ciano\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/ciano.jpg?resize=200%2C200\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/ciano.jpg?w=200 200w, https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/ciano.jpg?w=150 150w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><p id=\"caption-attachment-19609\" class=\"wp-caption-text\">Il colore ciano<\/p><\/div>\n<p>&#8220;Gli inchiostri di una macchina da stampa sono cyan, magenta, giallo e nero&#8221; \u00e8 la curiosa frase che si trova nei libri e nelle dispense che si scrivono e si leggono in questi ambienti, come se la parola italiana &#8220;ciano&#8221; non esistesse o fosse impronunciabile per qualche inconfessato motivo.\u00a0In realt\u00e0 i dizionari di italiano \u00a0(vedi Zingarelli, De Mauro)\u00a0definiscono &#8220;ciano&#8221; un colore azzurro, dunque il termine esiste.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le vecchie glorie della stampa e prestampa italiana usano il termine <em>cyan<\/em>\u00a0invece dell&#8217;italiano &#8220;ciano&#8221;? Ciano esiste, \u00e8 un normale vocabolo italiano, deriva dal greco\u00a0<i>kyanos<\/i>\u00a0e significa azzurro. In italiano sono usati anche gli aggettivo cianogeno, cianotico e i sostantivi cianografica, cianuro, cianosi. Per\u00f2\u00a0in tutti i documenti ufficiali di Taga Italia, y<em>ellow<\/em> (giallo) e\u00a0<i>black\u00a0<\/i>(nero) vengono tradotti, mentre\u00a0<em>cyan\u00a0<\/em>no, rimane com&#8217;\u00e8. Bisognerebbe che qualcuno glielo dicesse, che la parola italiana esiste.<\/p>\n<p>L&#8217;universo chiuso di questi circoli &#8220;culturali&#8221; ha creato, nel campo del colore, un linguaggio senza vitalit\u00e0, ma bisogna ammettere che ha avuto una funzione unificante tra gli addetti al settore della stampa in Italia. Una funzione unificante che ha riunito ma che ha allontanato dai circoli (in Germania, in Svizzera, in Olanda, in Francia) in cui il tema del colore \u00e8 stato affrontato modernamente, al passo con i tempi.<\/p>\n<p>E a questo punto sarebbe da introdurre il tema della dipendenza culturale del mondo italiano della stampa da quelli esteri, sottolineando come l&#8217;industria della stampa sia stata per decenni (e probabilmente ancora lo \u00e8) una colonia dei produttori tedeschi (Linotype, Heidelberg), francesi (Dupont), svizzeri (Brunner) e americani, ma questo \u00e8 un altro aspetto da approfondire altrove.<\/p>\n<p>Speriamo che oggi, grazie anche alla diffusione globale delle informazioni, l&#8217;italiana sottocultura popolare del colore\u00a0si trasformi\u00a0gradualmente in\u00a0una cultura aperta all&#8217;innovazione, partecipativa, conscia di quello che esiste all&#8217;esterno dei circoli intellettualmente ristretti in cui la prima si \u00e8 formata.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Un&#8217;altra questione linguistica. Perch\u00e9 Taga Italia si ostina a usare il termine <strong>scarto tipo<\/strong>? L&#8217;uso di &#8220;scarto tipo&#8221; conferisce una certa aria da\u00a0<i>parvenu<\/i>\u00a0del mondo tecnico e scientifico. \u00c8 vero che questo \u00e8 il termine ufficiale UNI per indicare ci\u00f2 che tutti chiamiamo <strong>deviazione standard<\/strong>, ma &#8220;scarto tipo&#8221;non \u00e8 usato n\u00e9 nella\u00a0pratica n\u00e9 nei libri, non lo usa nessuno. Nelle parole di Claudio Oleari, docente di fisica all&#8217;Universit\u00e0 di Parma &#8220;\u00e8 sorprendente (se non addirittura sconcertante) il vocabolario italiano [dell&#8217;UNI]:\u00a0 l\u2019inglese<i>\u00a0standard deviation<\/i>\u00a0viene tradotto con scarto tipo (N.B. che non esiste testo universitario italiano che usi questa dicitura, almeno per quanto conosco, ma tutti usano deviazione standard)&#8221;. Tutti, meno i consulenti di Taga Italia, che ci tengono a far vedere che loro &#8220;sanno&#8221;, ma cos\u00ec mettono ancor pi\u00f9 in evidenza che quello di cui parlano non \u00e8 roba per loro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla met\u00e0 del Novecento vengono organizzati in Italia, anche da enti di carattere religioso,\u00a0corsi per apprendisti stampatori. Gli appunti che circolano tra gli studenti di questi corsi postulano una rigida divisione tra i cosiddetti &#8220;colori luce&#8221; e i cosiddetti &#8220;colori pigmenti&#8221;, due tipi di colori che vengono presentati in contrapposizione. 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