{"id":23872,"date":"2010-11-27T12:54:53","date_gmt":"2010-11-27T11:54:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23872"},"modified":"2013-12-08T13:47:22","modified_gmt":"2013-12-08T12:47:22","slug":"gli-antichi-greci-le-colonie-e-i-pitagorici","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/?p=23872","title":{"rendered":"Gli antichi Greci, le colonie e i pitagorici (circa 550-450 a.C.)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"#greci\">Greci d\u2019oriente e Greci d\u2019occidente<\/a><br \/>\n<a href=\"#nascita\">La nascita della cultura scientifica<\/a><br \/>\n<a href=\"#ottica\">L\u2019ottica antica<\/a><br \/>\n<a href=\"#sensazione\">La sensazione di colore negli antichi Greci<\/a><br \/>\n<a href=\"#visione\">Teorie della visione degli antichi Greci<\/a><br \/>\n<a href=\"#pitagora\">Pitagora e la scuola pitagorica<\/a><br \/>\n<a href=\"#scuola\">La visione secondo la scuola pitagorica<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">I vari settori della scienza si sono sviluppati storicamente a partire dalla filosofia greca che \u00e8 letteralmente \u201camore per la conoscenza\u201d senza secondi fini. L\u2019oggetto di studio, almeno per i filosofi dell\u2019et\u00e0 classica, \u00e8 la conoscenza generale del mondo e la ricerca della verit\u00e0, e in particolare la \u201cfilosofia naturale\u201d ha come oggetto di studio i fenomeni della natura.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-1-backlink\" href=\"#footnote-311-1\">1<\/a> Ancora duemila anni dopo (precisamente nel 1687) Newton intitoler\u00e0 il suo trattato sulla gravitazione <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Principi matematici della filosofia naturale<\/span> e fino al XVIII secolo gli studiosi che oggi chiamiamo \u201cfisici\u201d sono chiamati \u201cfilosofi della natura\u201d (e i \u201cfisici\u201d erano quelli che oggi chiamiamo \u201cfisiologi\u201d).<\/p>\n<p><a name=\"greci\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Greci d\u2019oriente e Greci d\u2019occidente<\/p>\n<p class=\"standard\">La guerra di Troia, combattuta attorno al 1250 a.C., durata 10 anni e narrata circa quattro secoli pi\u00f9 tardi da Omero nell\u2019<span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Iliade,<\/span>\u00a0\u00e8 un episodio dell\u2019espansione della civilt\u00e0 egea verso le coste dell\u2019Asia Minore (l\u2019odierna Anatolia, la parte asiatica della Turchia). La civilt\u00e0 egea (o micenea) era basata sul commercio e sulla navigazione ed aveva iniziato a svilupparsi attorno al 1600 a.C. non solo nel Peloponneso, ma anche nei territori limitrofi della Beozia, della Tessaglia e dell\u2019Attica. Il popolo che aveva sviluppato questa civilt\u00e0, e che aveva causato la decadenza della precedente civilt\u00e0 minoica di Creta, era il popolo degli Achei.<\/p>\n<p class=\"standard\">Tra il 1200 e il 1000 a.C. la civilt\u00e0 egea entr\u00f2 in una fase di declino, probabilmente per cause interne e forse anche per l\u2019invasione da nord dei Dori, che spinsero le popolazioni della Grecia ad emigrare e a colonizzare le coste dell\u2019Asia Minore e le isole dell\u2019Egeo. Fu cos\u00ec che sorsero le colonie orientali di Smirne, Mileto, Efeso, Alicarnasso, Samo e Chio e da allora il popolo greco sar\u00e0 costituito dalle tre stirpi degli Eoli (sinonimo di Achei), degli Ioni e dei Dori. Le tre stirpi occupavano rispettivamente la parte settentrionale, la parte centrale e la parte meridionale delle coste e delle isole dell\u2019Asia Minore, ma poich\u00e9 la stirpe pi\u00f9 attiva nell\u2019opera di colonizzazione era quella degli Ioni, i territori colonizzati erano genericamente conosciuti con il nome collettivo di Ionia. Questo accadeva nell\u2019epoca in cui in Asia Minore la lavorazione del ferro iniziava a sostituire quella del bronzo nella produzione di armi e utensili.<\/p>\n<p class=\"standard\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/ionia_opt.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-19253\" style=\"border: 0px none;\" title=\"Ionia\" alt=\"Ionia\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/ionia_opt.jpeg?resize=386%2C355\" width=\"386\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/ionia_opt.jpeg?w=483 483w, https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/ionia_opt.jpeg?w=300 300w\" sizes=\"(max-width: 386px) 100vw, 386px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">Il periodo successivo al crollo della civilt\u00e0 egea \u00e8 noto come \u201cmedioevo ellenico\u201d, un periodo oscuro per la cultura, durante il quale la scrittura venne dimenticata e l\u2019arte presentava forme di decadimento. Ma quello fu anche il periodo in cui si formarono le <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">p\u00f3leis<\/span> ioniche, le libere citt\u00e0-stato che costituiranno l\u2019essenza della civilt\u00e0 greca. Il processo democratico e culturale che ebbe origine presso le <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">p\u00f3leis<\/span> si estender\u00e0 successivamente alla madrepatria e sar\u00e0 l\u2019Atene del IV secolo a.C. a vedere la nascita della democrazia, una forma di governo che ha lasciato un segno a cui si ispirano ancora oggi gran parte degli stati moderni. Il medioevo ellenico si conclude convenzionalmente nel 776 a.C., l\u2019anno dei primi Giochi Olimpici, una data che rappresenta simbolicamente l\u2019inizio della storia in Grecia e che viene utilizzata per datare tutti gli avvenimenti della Grecia antica.<\/p>\n<p class=\"standard\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/67668-GreekMap_opt.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-23927\" style=\"border: 0px none;\" title=\"Grecia antica\" alt=\"67668-GreekMap_opt\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/67668-GreekMap_opt.jpeg?resize=386%2C386\" width=\"386\" height=\"386\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">Attorno al 700-800 a.C., circa quattro secoli dopo la prima ondata migratoria verso oriente, inizia una seconda serie di flussi migratori dalla Grecia e dalla Ionia, questa volta organizzati e diretti verso occidente. Ed \u00e8 proprio qui che comincia la nostra storia del colore, in Sicilia e in Magna Grecia, pi\u00f9 o meno cinque secoli prima di <a id=\"idIndexMarker-7\"><\/a>Cristo. Quei territori erano stati colonizzata nei due o tre secoli precedenti da mercanti, contadini, coltivatori, artigiani Greci, che avevano fondato citt\u00e0 che diventarono presto ricche e potenti: Messina, Siracusa, Catania, Agrigento, Selinunte in Sicilia e Taranto, Metaponto, Sibari, Reggio, P\u00e6stum, Napoli e Crotone nella Magna Grecia. Con le colonizzazioni la cultura greca, i dialetti, i riti religiosi e le tradizioni delle <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">p\u00f3leis<\/span> indipendenti erano stati esportati in Sicilia e nella penisola italiana.<\/p>\n<p><a name=\"nascita\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\" id=\"#nascita\">La nascita della cultura scientifica<\/p>\n<p class=\"standard\">\u00c8 nelle colonie greche orientali e occidentali che gli studiosi hanno localizzato l\u2019inizio della cultura scientifica. Un greco orientale, <a id=\"idIndexMarker-38\"><\/a>Talete di Mileto (624-565 a.C.) \u00e8 considerato il primo scienziato della storia.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-2-backlink\" href=\"#footnote-311-2\">2<\/a> \u00c8 probabile che <a id=\"idIndexMarker-37\"><\/a>Talete non abbia scritto alcuna opera, ma su di lui vi sono numerose testimonianze e la sua figura sfuma nella leggenda. A <a id=\"idIndexMarker-36\"><\/a>Talete si fanno risalire le dimostrazioni di alcuni teoremi di geometria e si racconta che, in visita in Egitto, riusc\u00ec a misurare l\u2019altezza delle piramidi basandosi sulle loro ombre. Tuttavia <a id=\"idIndexMarker-34\"><\/a>Talete pare non si sia mai occupato di una delle principali discipline che si praticavano nell\u2019antica Grecia, cio\u00e8 la scienza della visione umana.<\/p>\n<p class=\"standard\">Gli antichi pensatori greci sapevano che l\u2019essere umano vive in due mondi distinti: quello interno, personale e soggettivo, fatto di esperienze, sensazioni e percezioni, e quello esterno, oggettivo, regolato da leggi fisiche, in cui si trovano i corpi materiali. Il collegamento tra il mondo interno e quello esterno \u00e8 realizzato dai sensi, e il senso pi\u00f9 importante, la base di tutta la conoscenza umana e il modello per il funzionamento della mente, \u00e8 il senso della vista. <a id=\"idIndexMarker-23\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-18\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-21\"><\/a>Platone scrive che<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026 la vista, a mio giudizio, \u00e8 diventata per noi causa della pi\u00f9 grande utilit\u00e0, in quanto dei ragionamenti che ora vengono fatti intorno all\u2019universo, nessuno sarebbe mai stato fatto, se non avessimo visto n\u00e9 gli astri, n\u00e9 il sole, n\u00e9 il cielo.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-22\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-19\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-20\"><\/a>Platone <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Timeo<\/span>] 47 A-B<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">La visione \u00e8 considerata il tramite tra l\u2019osservatore e la realt\u00e0 esterna e lo studio della visione si pone come obiettivo la ricerca di una relazione tra il sistema visivo dell\u2019osservatore e l\u2019oggetto osservato allo scopo di comprendere come l\u2019essere umano vede, in senso letterale, il mondo esterno, e quindi poterlo interpretare e capire. Lo studio della visione si inquadra dunque nel tema pi\u00f9 vasto della conoscenza generale del mondo: vedere \u00e8 conoscere, e i due concetti sono inestricabilmente legati. Ancora oggi in molte lingue, italiano compreso, il verbo \u201cvedere\u201d ha anche il significato di \u201ccapire\u201d, \u201cafferrare\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"ottica\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">L\u2019ottica antica<\/p>\n<p class=\"standard\">Per i moderni la parola \u201cottica\u201d (in greco <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">optice<\/span>, da <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">optomai<\/span> che significa \u201cvedere\u201d a sua volta derivato da <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">ops<\/span>, \u201cocchio\u201d) indica quella parte della fisica, dai contenuti ormai acquisiti e abbastanza stabili, che studia la radiazione elettromagnetica visibile (e solitamente anche infrarossa e ultravioletta) e i suoi fenomeni, dalla sorgente luminosa all\u2019interazione con la materia. L\u2019ottica moderna si limita dunque alla prima fase dello studio della visione, mentre le fasi successive si collocano in altre discipline che riguardano la conversione dei segnali elettromagnetici che incidono sulla retina in segnali elettrici neurali, i quali a loro volta vengono trasmessi lungo il nervo ottico e arrivano fino alle aree del cervello preposte alla visione.<\/p>\n<p class=\"standard\">Non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Nella Grecia antica e fino a tutto il XVI secolo, l\u2019ottica \u00e8 lo studio generale e allargato della visione, cio\u00e8 lo studio (a) della natura della luce, come causa della visione, (b) dell\u2019anatomia e fisiologia dell\u2019occhio, come tramite della visione, e (c) della percezione delle forme e del colore dei corpi, come risultato della visione. Vasco Ronchi, il pi\u00f9 influente studioso italiano di ottica del XX secolo ha proposto di ridefinire l\u2019ottica moderna nei termini antichi come teoria della visione ma la sua idea non ha avuto molto seguito tra gli studiosi.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-3-backlink\" href=\"#footnote-311-3\">3<\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">In realt\u00e0 la natura della luce non viene inizialmente studiata dagli antichi Greci perch\u00e9 la luce stessa non viene considerata un\u2019entit\u00e0 indipendente e comunque non viene messa in relazione diretta ed esplicita con la visione. Viene invece studiata la modulazione della luce: la <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">catottrica<\/span> studia la riflessione della luce, per esempio tutto ci\u00f2 che ha a che fare con gli specchi, mentre la <span class=\"w_ita\" xml:lang=\"it-IT\">diottrica<\/span> studia la rifrazione della luce, nel passaggio da un mezzo (per esempio l\u2019aria) ad un altro (per esempio l\u2019acqua).<\/p>\n<p class=\"standard\">Invece, per quanto riguarda il colore, gli antichi Greci avevano un atteggiamento particolare che \u00e8 stato studiato a partire dall\u2019inizio del XIX secolo.<\/p>\n<p><a name=\"sensazione\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">La sensazione di colore negli antichi Greci<\/p>\n<p class=\"standard\">Gi\u00e0 nella parte storica della <span class=\"b_deu\" xml:lang=\"de-DE\">Farbenlehre<\/span> di Johann Wolfgang von Goethe (1749-1842) si legge che presso gli antichi Greci i nomi dei colori non erano fissi, n\u00e9 stabiliti con esattezza, ma erano \u201cmobili e oscillanti\u201d e \u201cvenivano impiegati su ambedue i lati che dividono i colori tra di loro\u201d.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-4-backlink\" href=\"#footnote-311-4\">4<\/a> Cos\u00ec il loro giallo tendeva da una parte al rosso, dall\u2019altra all\u2019azzurro, l\u2019azzurro tendeva da una parte al verde e dall\u2019altra al rosso, e cos\u00ec via per gli altri colori. Per esempio <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">xanthos<\/span> \u00e8 un nome che copre i colori che vanno da tutti i tipi di giallo fino al rosso, <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">eruthros<\/span> comprende tutti i rossi ma si espande anche ai gialli e ai viola, <span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">kuaneos<\/span> (da cui deriva l\u2019italiano ciano) copre dal blu al viola ma \u00e8 sempre un colore scuro, <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">chloros<\/span> e <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">glaukos <\/span>vannodal verde al giallo ma sono sempre colori chiari.<\/p>\n<p class=\"standard\">Solo due nomi hanno un significato ben delimitato: <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">leukos<\/span> \u00e8 il bianco e <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">melas<\/span> \u00e8 il nero. Ed \u00e8 proprio dalla mescolanza (<span class=\"w_lat\" xml:lang=\"en-US\">mixis<\/span>) di bianco e di nero, di luce e di tenebre che, secondo gli antichi Greci, si formano i vari colori. In questo senso tutti i colori si possono disporre tra il colore pi\u00f9 chiaro (bianco, luce) ed il colore pi\u00f9 scuro (nero, buio).<\/p>\n<p class=\"standard\">Leggendo questo articolo della <span class=\"b_deu\" xml:lang=\"de-DE\">Farbenlehre<\/span>, scritto attorno al 1810, se ne trae l\u2019impressione che gli antichi Greci non fossero particolarmente interessati ad una esatta discriminazione dei colori, e questa \u00e8 anche l\u2019idea che, cinquant\u2019anni dopo, se ne fece anche William Ewart Gladstone (1809-1898) filologo e statista inglese. Nel 1858 Gladstone riprende l\u2019osservazione di Goethe e la verifica nell\u2019opera di Omero. Nel capitolo \u201cHomer\u2019s Perception and Use of Colour\u201d del suo trattato <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Studies on Homer and the Homeric Age<\/span> Gladstone individua i nomi di sei colori, oltre a bianco e nero, e conferma di trovare la <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">extreme vaguenes<\/span>s del loro significato.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-5-backlink\" href=\"#footnote-311-5\">5<\/a> Un esempio \u00e8 il colore giallo che Omero assegna ai cavalli e ai capelli sia di uomo che di donna; un altro \u00e8 il colore viola del sangue, delle nuvole scure e delle onde mosse. Il rosso veniva invece usato correttamente per il sangue, il vino, il rame.<\/p>\n<p class=\"standard\">Gladstone pensa che la causa di questa incertezza sia il fatto che che gli antichi Greci percepivano il colore in modo diverso da come lo percepiamo noi europei moderni. Questa incerta attribuzione dei nomi ai colori, assieme al fatto che, al contrario, gli effetti di chiarezza erano descritti perfettamente, fa concludere a Gladstone che gli antichi Greci davano ad ogni colore prevalentemente il significato di chiarezza.<\/p>\n<p class=\"standard\">\u00c8 stato dibattuto a lungo sulla causa di questa discrepanza tra visione del colore e vocabolario del colore.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-6-backlink\" href=\"#footnote-311-6\">6<\/a> Gladstone inizialmente pensava che ci\u00f2 fosse dovuto ad una cecit\u00e0 ai colori universalmente diffusa tra gli antichi Greci.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-7-backlink\" href=\"#footnote-311-7\">7<\/a> I contemporanei di Omero, secondo Gladstone, non avevano ancora il senso del colore sviluppato e vedevano il mondo in bianco, nero e rosso.<\/p>\n<p class=\"standard\">La questione viene ripresa circa dieci anni dopo, quando il filologo tedesco Lazarus Geiger (1829-1870) studiando testi antichi (poemi vedici, <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Bibbia<\/span>) trova le stesse stranezze indicate da Gladstone. Geiger per\u00f2 si spinge pi\u00f9 avanti ipotizzando che la percezione di colore possa essere determinata non solo dall\u2019anatomia ma anche dalle convenzioni culturali. Inizia cos\u00ec la controversia sul conflitto tra natura (ci\u00f2 che l\u2019occhio \u00e8 in grado di vedere) e cultura (ci\u00f2 che il linguaggio \u00e8 in grado di descrivere) che dura ancora oggi.<\/p>\n<p class=\"standard\">Nel 1877 l\u2019oculista tedesco Hugo Magnus (1842-1907) in un trattato sull\u2019evoluzione del senso del colore, fornisce una base fisiologica alle tesi di Gladstone e di Geiger. Ci\u00f2 che gli occhi moderni vedono \u00e8 dovuto ad una evoluzione avvenuta lungo i secoli e attraverso l\u2019esercizio. La prestazione della retina \u00e8 stata gradualmente modificata dai raggi di luce che continuamente e incessantemente ha assorbito e i progressi sono stati poi ereditati di generazione in generazione.<\/p>\n<p class=\"standard\">Al dibattito aveva partecipato anche il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900) scrivendo che<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026 siamo costretti a riconoscere che i loro [degli antichi Greci] occhi erano ciechi per l\u2019azzurro e il verde, e invece del primo vedevano un bruno pi\u00f9 scuro, in luogo del secondo un giallo (giacch\u00e9 designavano con la stessa parola, per esempio, il colore dei capelli bruni, quello del fiordaliso e del mare meridionale, e con la stessa parola il colore delle piante pi\u00f9 verdi e della pelle umana, del miele e della resina gialla: sicch\u00e9, stando alle testimonianze, i loro grandissimi pittori hanno ritratto il loro mondo solo col nero, il bianco, il rosso e il giallo)\u2026<br \/>\n[Friedrich Nietzsche <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali <\/span>(1881) Aforisma 426]<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">La tesi dell\u2019ereditariet\u00e0 delle caratteristiche acquisite durante la vita di un individuo era abbastanza diffusa in quel periodo e solo dopo la morte di Darwin, che nel frattempo (1859) aveva pubblicato <span class=\"b_eng\" xml:lang=\"en-US\">Origin of the Species<\/span><span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">, <\/span>cominciarono ad essere sollevati dei dubbi. Innanzitutto il modello dell\u2019ereditariet\u00e0 non pu\u00f2 essere applicato ai cambiamenti anatomici: le caratteristiche acquisite da un individuo durante la sua vita non vengono trasmesse ai figli. Inoltre, lo scenario tracciato da Magnus ipotizzava che lo sviluppo complessivo della visione del colore nell\u2019uomo sia avvenuto in un tempo troppo breve, due o tremila anni.<\/p>\n<p class=\"standard\">Se la capacit\u00e0 visiva non \u00e8 cambiata in epoca storica, come si potevano spiegare le manchevolezze delle lingue antiche individuate da Gladstone e da Geiger? Si ripresenta il dilemma: la percezione del colore dipende dalla nostra natura (come pensavano Gladstone, Geiger, Magnus) o dipende dalla nostra cultura? I \u201cculturalisti\u201d osservavano che anche nelle lingue moderne alcune frasi si riferiscono al colore in maniera imprecisa, come \u201cvino bianco\u201d (in realt\u00e0 giallo), \u201cpersona nera\u201d (in realt\u00e0 marrone), \u201cluce bianca\u201d (in realt\u00e0 acromatica), \u201crosso dell\u2019uovo\u201d (in realt\u00e0 arancione). I \u201cnaturalisti\u201d si basavano invece su un presunto parallelismo tra linguaggio ed esperienza: l\u2019assenza di un nome per un colore esprime l\u2019assenza della rispettiva sensazione.<\/p>\n<p class=\"standard\">Successive ricerche resero evidente che non solo i testi antichi, relativi a popolazioni estinte, ma anche le lingue parlate da popolazioni ancora esistenti, di vari gruppi etnici sparsi per il mondo, presentano le stesse stranezze indicate da Gladstone, Geiger e Magnus. E tuttavia questo lessico lacunoso non impedisce alla popolazione di discriminare con molta precisione i colori. Per esempio, alcune popolazioni usano un solo nome per verde e blu, ma percepiscono nettamente la differenza tra i due colori. In altre parole gli individui sono in grado di cogliere le differenze tra i colori senza tuttavia sentire la necessit\u00e0 di dare loro nomi distinti. Un esempio di ci\u00f2 lo troviamo ancora oggi nella lingua inglese: la parola <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">blue<\/span> indica alcuni colori per i quali l\u2019italiano ha pi\u00f9 di un vocabolo: blu, azzurro, celeste, che hanno pi\u00f9 o meno lo stesso significato rispettivamente di <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">dark blue<\/span>, <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">medium blue<\/span>, <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">light blue<\/span> in inglese. Ma naturalmente sia gli italiani che gli inglesi percepiscono le stesse variet\u00e0 di colori blu.<\/p>\n<p class=\"standard\">\u00c8 stato il linguista e filosofo svizzero Anton Marty (1847-1914) a far notare che l\u2019assenza di un nome per una cosa non necessariamente indica che si \u00e8 privi dell\u2019esperienza di quella cosa, ma potrebbe anche indicare che non si \u00e8 interessati a classificarla e distinguerla. Il linguaggio non registra tutte le cose interessanti delle quali abbiamo sensazione ma solo alcune tra queste, quelle pi\u00f9 importanti per la comunicazione. E se ci\u00f2 accadeva nel XIX secolo poteva essere accaduto anche nel caso di Omero e degli antichi Greci.<\/p>\n<p class=\"standard\">Insomma, Gladstone pensava che la differenza tra il rudimentale vocabolario omerico del colore e il nostro fosse il risultato di una arretratezza anatomica degli occhi degli antichi Greci, ma oggi sappiamo che negli ultimi millenni l\u2019anatomia dell\u2019occhio non \u00e8 cambiata e sembra pi\u00f9 convincente la tesi opposta: il vocabolario del colore di lingue diverse pu\u00f2 essere la causa delle differenze nelle percezioni del colore. Il nostro vocabolario \u00e8 pi\u00f9 raffinato e potrebbe averci resi pi\u00f9 sensibili ad alcune sottili distinzioni cromatiche. Questa tesi \u00e8 supportata da ricerche neurologiche, alcune basate sul tempo necessario per distinguere due colori, altre basate sul fatto che le aree linguistiche risiedono nell\u2019emisfero sinistro del cervello e non in quello destro.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-8-backlink\" href=\"#footnote-311-8\">8<\/a> Maria Michela Sassi sintetizza tutto ci\u00f2 notando che la mancanza del blu negli antichi Greci<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>pu\u00f2 essere ricondotta, forse, a specifiche condizioni socioculturali osservando che essa \u00e8 complementare a una preferenza per i toni del rosso e del giallo che pu\u00f2 trovare spiegazione \u2026 con la loro qualit\u00e0 di colori \u201canimali\u201d, perci\u00f2 utili alla distinzione di elementi importanti per la vita pratica; l\u00e0 dove blu (e verde) funzionano come colori di sfondo, poco importanti in contesti scarsamente interessati a una funzione contemplativa del paesaggio naturale (ai fini pratici la nuvolosit\u00e0 del cielo o il movimento del mare sono pi\u00f9 importanti della loro tinta).<br \/>\n[\u201c<a href=\"http:\/\/www.multiversoweb.it\/rivista\/n-04-colore\/i-colori-dei-greci-400\/\" target=\"_blank\">I colori dei Greci<\/a>&#8221; in <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Multiverso 4<\/span>]<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Sta di fatto che gli antichi Greci hanno verso il colore un particolare atteggiamento consistente nella preoccupazione non tanto di indicare i colori nel modo in cui i moderni sono abituati a farlo, ma di indicarli secondo la loro chiarezza, cio\u00e8 secondo la quantit\u00e0 relativa di luce che riflettono. In particolare, tutti i filosofi Greci, da <a id=\"idIndexMarker-43\"><\/a>Empedocle, a <a id=\"idIndexMarker-42\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-41\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-40\"><\/a>Platone, ad <a id=\"idIndexMarker-39\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-2\"><\/a>Aristotele sono d\u2019accordo sul fatto che bianco e nero, cio\u00e8 chiaro e scuro (massima e minima chiarezza) sono i due colori principali, quelli che generano tutti gli altri, e questa idea sar\u00e0 prevalente fino a tutto il Medioevo.<\/p>\n<p><a name=\"visione\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Le teorie della visione degli antichi Greci<\/p>\n<p class=\"standard\">Gli studiosi classificano le antiche teorie della visione secondo il modo in cui viene stabilito il contatto tra l\u2019osservato e l\u2019occhio dell\u2019osservatore.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-9-backlink\" href=\"#footnote-311-9\">9<\/a> Questo contatto pu\u00f2 essere stabilito in due principali modi: (a) l\u2019occhio emette dei \u201craggi visuali\u201d non meglio specificati verso l\u2019oggetto osservato, oppure (b) qualche flusso che rappresenta l\u2019oggetto osservato raggiunge l\u2019occhio e viene immesso al suo interno. Nelle parole di Galeno, medico di cultura ellenistica-romana (ca 150 d.C.)<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026 un corpo che viene visto fa una di due cose: o manda qualcosa da se stesso a noi e quindi d\u00e0 una indicazione del suo carattere peculiare, oppure se non manda qualcosa lui stesso, resta in attesa che qualche forza sensoriale arrivi ad esso da noi.<br \/>\n[<a id=\"idIndexMarker-11\"><\/a>Galeno <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">De placitis Hippocratis et Platonis<\/span>]<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Le teorie che prevedono il contatto nella direzione dall\u2019occhio verso l\u2019oggetto sono dette \u201cemissioniste\u201d (<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">emission<\/span> o <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">extramission<\/span> in inglese) e in queste teorie l\u2019organo della visione, l\u2019occhio, ha un ruolo attivo. Al contrario, le teorie per le quali la direzione del contatto \u00e8 dall\u2019oggetto verso l\u2019occhio sono teorie \u201cimmissioniste\u201d (o \u201cintromissive\u201d, <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">intromission<\/span> in inglese) e in queste teorie l\u2019occhio ha evidentemente un ruolo passivo. In realt\u00e0 gli antichi Greci hanno anche teorie della visione che sono contemporaneamente emissioniste ed immissioniste, cio\u00e8 che prevedono sia l\u2019emissione di qualcosa da parte dell\u2019occhio, sia l\u2019emissione di qualcos\u2019altro da parte dell\u2019oggetto osservato. Questi due flussi in qualche modo si incontrano in una posizione intermedia e possono coinvolgere anche altre entit\u00e0, come la luce o il mezzo in cui avviene il contatto.<\/p>\n<p class=\"standard\">\u00c8 anche possibile una seconda classificazione delle teorie della visione che, a parte alcune sovrapposizioni, distingue tra (a) teorie matematiche, in cui lo sviluppo geometrico della visione ha una parte preponderante, (b) teorie fisiche o filosofiche dedicate soprattutto agli aspetti causali e psicologici, e (c) teorie fisiologiche dedicate a questioni di tipo medico, anatomico e oculistico.<\/p>\n<p class=\"standard\">La pi\u00f9 antica teoria della visione che ci \u00e8 pervenuta \u00e8 quella emissionista della scuola pitagorica ed \u00e8 dunque da questa che dobbiamo partire per raccontare la storia del colore.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-10-backlink\" href=\"#footnote-311-10\">10<\/a><\/p>\n<p><a name=\"pitagora\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">Pitagora e la scuola pitagorica<\/p>\n<p class=\"standard\">Verso il 530 a.C. arriva a Crotone, una citt\u00e0 achea della Magna Grecia (oggi in Calabria), un filosofo che era nato nel 582 a.C. nell\u2019isola di Samo nel mar Egeo non lontano da Mileto, la patria di <a id=\"idIndexMarker-33\"><\/a>Talete, e che dopo alcuni viaggi in Oriente e in Egitto era sbarcato in Italia e aveva fondato una propria scuola filosofica. \u00c8 Pitagora (582-495 a.C.) una figura immersa nella leggenda e della quale si conosce molto poco: c\u2019\u00e8 anche chi sostiene non sia mai esistito. Dopo aver operato per molti anni a Crotone, a causa di una sommossa Pitagora fugge a Locri, poi a Taranto e infine a Metaponto (colonie greche dell\u2019Italia meridionale) dove muore nel 495 a.C. La scuola pitagorica persiste a lungo dopo la morte del suo fondatore. I pitagorici della seconda generazione (i principali esponenti sono Filolao di Crotone e Archita di Taranto) esportano il pensiero della scuola dall\u2019Italia alla Grecia.<\/p>\n<p class=\"standard\">Pitagora era studioso dei numeri naturali, dell\u2019armonia delle sfere celesti e dei principi dell\u2019acustica, filosofo della natura, sostenitore del vegetarianismo e della reincarnazione, della giustizia e dell\u2019amicizia. Il suo insegnamento aveva un aspetto mistico-religioso e nella scuola pitagorica vigeva una regola di segretezza che impediva alle dottrine di essere divulgate all\u2019esterno.<\/p>\n<p class=\"standard\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/grecia-di-Pitagora3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-23928\" style=\"border: 0px none;\" alt=\"grecia-di-Pitagora3\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/grecia-di-Pitagora3.jpg?resize=600%2C438\" width=\"600\" height=\"438\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/grecia-di-Pitagora3.jpg?w=600 600w, https:\/\/i1.wp.com\/www.boscarol.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/grecia-di-Pitagora3.jpg?resize=300%2C219 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"standard\">La pratica della segretezza che si praticava alla scuola pitagorica si fa risalire ad un personaggio leggendario, un egiziano di nome Ermete Trismegisto, contemporaneo di Mos\u00e8 e ritenuto il fondatore della religione degli Egizi e maestro di Pitagora. \u00c8 anche ritenuto l\u2019autore del <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">Corpus hermeticum<\/span>, quattordici trattati che Marsilio Ficino (1433-1499) avrebbe tradotto nel XV secolo<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-11-backlink\" href=\"#footnote-311-11\">11<\/a>. In questi testi troviamo la distinzione tra due categorie di esseri umani: la massa dei semplici e la schiera dei sapienti, degli \u201celetti\u201d; questi ultimi sono in grado di cogliere la verit\u00e0 celata sotto i simboli e le lettere, mentre i primi vivono nell\u2019ignoranza. \u00c8 un paradigma che si \u00e8 configurato per molti secoli nella cultura occidentale: la verit\u00e0 va mantenuta segreta, le cose essenziali non devono essere divulgate, ci\u00f2 che \u00e8 prezioso non \u00e8 per tutti, la comunicazione non \u00e8 un valore, troppa informazione fa male.<\/p>\n<p class=\"standard\">Pitagora ha avuto enorme influenza sul pensiero occidentale, anche attraverso <a id=\"idIndexMarker-29\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-28\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-27\"><\/a>Platone che ne fu fortemente influenzato. Cicerone, nel <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">De natura deorum<\/span> parlando dei pitagorici, ricorda come fossero soliti citare il maestro con la frase<span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\"> ipse dixit<\/span> (\u201cl\u2019ha detto lui\u201d). Nel Medioevo Pitagora continu\u00f2 ad essere conosciuto ed apprezzato.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-12-backlink\" href=\"#footnote-311-12\">12<\/a> Dante lo menziona otto volte nel <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Convivio<\/span> e in <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">De Monarchia<\/span> e Raffaello lo raffigura nell\u2019affresco <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Scuola_di_Atene\" target=\"_blank\"><span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">La Scuola di Atene<\/span><\/a> che ha dipinto nelle Stanze Vaticane.<\/p>\n<p class=\"standard\">Non ci \u00e8 pervenuto nessuno scritto di Pitagora, ma abbiamo varie divulgazioni del suo pensiero. Le fonti risalenti al periodo in cui egli visse sono molto scarse (Filolao), mentre la documentazione aumenta man mano che ci si allontana da quel periodo (Isocrate, <a id=\"idIndexMarker-26\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-25\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-24\"><\/a>Platone, <a id=\"idIndexMarker-5\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-4\"><\/a>Aristotele). Le documentazioni pi\u00f9 ampie sono del III e IV secolo dopo <a id=\"idIndexMarker-6\"><\/a>Cristo (<a id=\"idIndexMarker-8\"><\/a>Diogene Laerzio e i neoplatonici).<\/p>\n<p><a name=\"scuola\"><\/a><\/p>\n<p class=\"paragrafo\">La visione secondo la scuola pitagorica<\/p>\n<p class=\"standard\">Secondo i pitagorici la visione avviene per mezzo di raggi di un \u201cfuoco\u201d invisibile (che possiamo considerare come una metafora dell\u2019anima) che esce dall\u2019occhio e attraverso l\u2019aria o l\u2019acqua raggiunge gli oggetti e li va a \u201ctoccare\u201d quasi come fosse una mano, restituendo all\u2019osservatore, in qualche modo non precisato, la superficie dei corpi, che i pitagorici chiamavano <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">croma<\/span>, \u201ccolore\u201d e originariamente croma significava \u201cpelle\u201d. Aristotele ricorda l\u2019etimo di <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">croma<\/span>.<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>il colore o \u00e8 all\u2019estremit\u00e0 dei corpi o \u00e8 l\u2019estremit\u00e0, e perci\u00f2 i Pitagorici chiamavano la superficie colore: il colore, in effetti, \u00e8 al limite del corpo.<br \/>\n[Aristotele <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Del senso e dei sensibili <\/span>439a29-30]<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Lo scrittore greco Plutarco (50-120) scrive che i pitagorici<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>\u2026nominarono colore la superficie di un corpo. I generi dei colori erano il bianco e il nero, il rosso e il giallo. Le differenze di essi [colori] sorgevano da certe mescolanze di elementi; e negli animali, oltre a queste, nella variet\u00e0 dei luoghi, dei costumi, e dell\u2019aria.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-13-backlink\" href=\"#footnote-311-13\">13<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">La teoria della visione della scuola pitagorica \u00e8 dunque una teoria emissionista, che prevede l\u2019occhio di un osservatore (che partecipa attivamente alla visione) e un oggetto (che svolge un ruolo passivo) ma, come altre dottrine antiche della visione, non prevede l\u2019esistenza di ci\u00f2 che oggi chiamiamo \u201cluce\u201d. Il primo pensatore ad introdurre esplicitamente la luce nel processo della visione sar\u00e0 <a id=\"idIndexMarker-16\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-17\"><\/a><a id=\"idIndexMarker-35\"><\/a>Platone. In realt\u00e0 nella teoria pitagorica, la relazione tra visione e luce c\u2019\u00e8, ma \u00e8 implicita: la luce del sole \u00e8 sorgente di calore e vita, e se non c\u2019\u00e8 luce non abbiamo il calore necessario per raccogliere le impressioni con gli occhi.<\/p>\n<p class=\"standard\">Su un altro versante Alcmeone di Crotone (ca 560-430 a.C.), discepolo di Pitagora impegnato nella medicina, aveva iniziato ad esplorare gli organi della visione scoprendo l\u2019esistenza di un collegamento (quello che oggi chiamiamo \u201cnervo ottico\u201d) tra l\u2019occhio e il cervello. Questa scoperta diede avvio alle riflessioni sulla possibile sede primaria della visione, riflessioni che dureranno 2000 anni e si concluderanno solo quando Keplero individuer\u00e0 definitivamente nella retina dell\u2019occhio la struttura fisica adibita alla ricezione della visione.<\/p>\n<p class=\"standard\">Alcmeone \u00e8 stato anche il primo a registrare il fenomeno dei fosfeni, i lampi luminosi che si verificano quando si deforma meccanicamente l\u2019occhio. \u00c8 probabile che l\u2019idea che dall\u2019occhio venga emesso un fuoco interno che consente la visione derivi proprio da questo fenomeno.<a class=\"_idFootnoteLink\" id=\"footnote-311-14-backlink\" href=\"#footnote-311-14\">14<\/a> Questa teoria \u00e8 cos\u00ec descritta da Teofrasto, discepolo di Pitagora:<\/p>\n<blockquote class=\"citazione\"><p>Gli occhi vedono mediante l\u2019umidit\u00e0 che li circonda. L\u2019occhio, dice [Alcmeone], contiene fuoco, come \u00e8 mostrato dal fatto che manda scintille quando \u00e8 colpito. Vede dunque mediante la parte ignea e la parte trasparente, e tanto meglio vede quanto pi\u00f9 \u00e8 puro. Tutte le percezioni, dice, giungono al cervello e l\u00ec s\u2019accordano<br \/>\n[Teofrasto <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">De sensu<\/span>]<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"standard\">Sempre ad Alcmeone si deve dunque l\u2019indicazione del cervello come organo centrale del corpo umano, sede della conoscenza, intelligenza ed emozioni.<\/p>\n<p class=\"standard\">I primi pitagorici hanno una teoria della visione emissionista, ma non una teoria del colore. Sar\u00e0 un altro greco occidentale, un pitagorico della seconda generazione che scrive poemi in dialetto dorico, a trattare esplicitamente per la prima volta il colore, <a id=\"idIndexMarker-10\"><\/a>Empedocle di Agrigento.<\/p>\n<p class=\"standard\"><strong><br \/>\nNote<\/strong><\/p>\n<div class=\"_idFootnotes\">\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-1\" href=\"#footnote-311-1-backlink\">1<\/a> In seguito il termine \u201cfilosofia\u201d assumer\u00e0 diverse altre accentuazioni: quella etica con il neoplatonismo, quella dell\u2019accordo tra fede e religione con la Scolastica, quella della verit\u00e0 del metodo, quella dei limiti della conoscenza umana con l\u2019Illuminismo e cos\u00ec via.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-2\" href=\"#footnote-311-2-backlink\">2<\/a> <span class=\"w_eng\" xml:lang=\"en-US\">Charles Singer<\/span> <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Breve storia del pensiero scientifico<\/span> Einaudi 1961<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-3\" href=\"#footnote-311-3-backlink\">3<\/a> Vasco Ronchi <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">L\u2019ottica scienza della visione<\/span> Zanichelli 1955<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-4\" href=\"#footnote-311-4-backlink\">4<\/a> Il brano in questione si trova alla fine della prima sezione della parte storica della <span class=\"b_deu\" xml:lang=\"de-DE\">Farbenlehre<\/span> con il titolo \u201cLa nomenclatura del colore di greci e romani\u201d ed \u00e8 stato scritto dal filologo Friedrich Wilhelm Riemer (pag. 78-81 dell\u2019edizione italiana <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">La storia dei colori<\/span> edita da Luni 1997).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-5\" href=\"#footnote-311-5-backlink\">5<\/a> I nomi in greco dei sei colori sono <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">xanthos (<\/span>giallo), <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">eruthros (<\/span>rosso), <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">kuaneos (<\/span>blu), <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">porpureus (<\/span>viola), <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">phoinix<\/span> (fenice) e <span class=\"w_gre\" xml:lang=\"el-GR\">polios<\/span> (brina).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-6\" href=\"#footnote-311-6-backlink\">6<\/a> Su questo argomento seguo Guy Deutscher <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">La lingua colora il mondo<\/span> Bollati Boringhieri 2013 e Maria Michela Sassi \u201cI colori dei Greci\u201d nel n. 4 di \u201cMultiverso\u201d, 2007, dedicato al colore.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-7\" href=\"#footnote-311-7-backlink\">7<\/a> Nel 1858 la cecit\u00e0 ai colori (cio\u00e8 il daltonismo) era ancora ignota al grande pubblico.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-8\" href=\"#footnote-311-8-backlink\">8<\/a> Jonathan Winawer et al \u201cRussian blues reveal effects of language on color discrimination\u201d <span class=\"b_eng\" xml:lang=\"en-US\">Proceedings of the National Academy of Science<\/span>, 2007; Aubrey Gilbert \u201cWhorf hypothesis is supported in the right visual field but not the left\u201d <span class=\"b_eng\" xml:lang=\"en-US\">Proceedings of the National Academy of Sciences<\/span> 2006. L\u2019idea generale che il modo in cui i linguaggi codificano categorie culturali e cognitive influenzano il modo in cui si pensa, e che quindi persone che parlano linguaggi diversi tendono a pensare e comportarsi diversamente, \u00e8 detta \u201cipotesi di Sapir-Whorf\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-9\" href=\"#footnote-311-9-backlink\">9<\/a> David C. Lindberg <span class=\"b_eng\" xml:lang=\"en-US\">Theories of Vision from <\/span><span class=\"b_eng\" xml:lang=\"en-US\">al-Kindi to Kepler<\/span> Chicago University Press 1976<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-10\" href=\"#footnote-311-10-backlink\">10<\/a> Vincenzo Capparelli <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">La sapienza di Pitagora<\/span> CEDAM 1944 (ristampa 1988 e 2003 Edizioni Mediterranee) pag. 543<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-11\" href=\"#footnote-311-11-backlink\">11<\/a> Paolo Rossi <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">La nascita della scienza moderna in Europa<\/span> Laterza 1997<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-12\" href=\"#footnote-311-12-backlink\">12<\/a> Christiane L. Joost-Gaugier <span class=\"b_ita\" xml:lang=\"it-IT\">Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull\u2019arte<\/span> Arkeios 2006<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-13\" href=\"#footnote-311-13-backlink\">13<\/a> Plutarco <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">Placita philosoforum<\/span> \u201cDe colorem\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"_idFootnote\">\n<p class=\"nota\"><a class=\"_idFootnoteAnchor\" id=\"footnote-311-14\" href=\"#footnote-311-14-backlink\">14<\/a> Gr\u00fcsser, Hagner \u201cOn the history of deformation phosphenes and the idea of internal light generated in the eye for the purpose of vision\u201d <span class=\"b_lat\" xml:lang=\"it-IT\">Documenta Ophthalmologica<\/span> 74, 1990, p. 57-85<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Greci d\u2019oriente e Greci d\u2019occidente La nascita della cultura scientifica L\u2019ottica antica La sensazione di colore negli antichi Greci Teorie della visione degli antichi Greci Pitagora e la scuola pitagorica La visione secondo la scuola pitagorica I vari settori della scienza si sono sviluppati storicamente a partire dalla filosofia greca che \u00e8 letteralmente \u201camore per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false},"categories":[757],"tags":[1447,1203,817,824],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/pjoVH-6d2","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":false,"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23872"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23872"}],"version-history":[{"count":45,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23872\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23949,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23872\/revisions\/23949"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23872"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23872"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.boscarol.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23872"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}