The Nina Simone Web
   Enciclopedia Rock. Anni 60
Eunice Waymon (n. 1933, USA) da bambina rivela un talento precoce, suonando e cantando in chiesa con le due sorelle, come Waymon Sisters. A 8 anni prende le prime lezioni di piano classico, pagate da una ammiratrice, che promuove una fondazione per consentirle di proseguire gli studi musicali a New York e poi, quando la famiglia vi si trasferisce, a Filadelfia. Nei primi '50 trova impiego come pianista-cantante in vari club e deve interpretare un po' di tutto; poi, ispirata da Billie Holiday, si orienta verso il jazz, cambia il suo nome in Nina Simone e nel 1959 si fa notare con una versione di successo di "I Love You Porgy", di George Gershwin. 

Dopo numerosi album di black music ispirata al jazz, l'artista nel 1964 prende la strada della canzone di protesta e scrive "Mississippi Goddam!", dedicata all'uccisione di un leader dei diritti civili e di quattro ragazzi di colore in due diversi attentati. Il pezzo diventa uno dei momenti-chiave dei suoi concerti e spinge la Simone a insistere su quella via; dal 1966 al 1969 vengono ancora "Four women", ritratto di quattro donne nere, "I Wish I Knew (How It Would Feel To Be Free)", "Why? (The King Of Love Is Dead)", ispirata all'assassinio di Martin Luther King, e "Revolution". 

L'atteggiamento dell'artista nei confronti del pubblico è spesso provocatorio e ciò contribuisce ad alienarle molte simpatie; la sua musica, poi, non è quasi mai di facile consumo, al confine tra il blues, il jazz, il soul, il folk e il pop, con riferimenti anche alle radici della musica africana. Nel suo repertorio, tra l'altro, personali versioni di "Don't Let Me Be Misunderstood" e "I Put A Spell On You" accanto a temi di Dylan, Cohen, Brel, Seeger, Bee Gees; tutto è modellato secondo il suo inimitabile stile, con essenziale gioco pianistico e una canto legato al gospel e al jazz-blues, non privo di ironia e aggessività. 
 

 Enciclopedia Rock. Anni 70
Eunice Waymon (n. 1933, USA), ribattezzatasi Nina Simone verso la fine dei '50, già nei '60 simpatizza per i movimenti neri di protesta mentre, sul fronte musicale, continua ad assimilare nel suo personalissimo stile le più disparate fonti culturali: jazz, R&B, soul, pop, blues, afro, folk, gospel. Nei '70 prosegue il suo impegno di artista cosciente dei problemi sociali, e del suo popolo in particolare; problemi che influenzano sia la scelta dei brani che interpreta sia il taglio e la convinzione con i quali li fa suoi. 

L'attività dell'artista è prevalentemente concertistica e, di conseguenza, la discografia comprende diversi, significativi album live. Black Gold (RCA 1970 USA) ha una splendida sequenza di brani di varia origine mentre in Emergency Ward! (RCA 1972 USA) Nina punta soprattutto sul repertorio di George Harrison, aggiungendo parole sue a "My Sweet Lord" (cantata in coppia col fratello Sam Waymon) e "Isn't a Pity". Dopo un ottimo It Is Finished (RCA 1974 USA) che contiene "The Pusher" (Steppenwolf), nel 1974 la Simone abbandona per qualche anno il mondo discografico, lasciando poche notizie di sé. Ritorna nel 1978 con un album brillante, che prende il titolo da una celebre canzone di Randy Newman. Poi, salvo qualche sporadico concerto, si eclissa di nuovo, fino agli '80. 
 

 Enciclopedia Rock. Anni 80
Nina Simone (n. 1933, USA, vero nome Eunice Waymon), grandissima artista di difficile collocazione e di altrettanto complesso carattere, dalla metà dei '70 appare sporadicamente sia in sala di incisione che sui palcoscenici. Il silenzio discografico dura dal 1978 al 1982, quando l'artista si ripresenta con Fodder on my wings (Carrère 1982 FRA), album registrato in Francia e denso di brani tradizionali. Seguono due prodotti contrastanti: Nina's back (VPI 1985 USA) ha diversi elementi della migliore Simone, mentre Nina's Shameless Magic (Isis Voice 1986 SVI) naufraga nelle orribili trame di una produzione kitsch. Quest'ultimo le viene pubblicato da una etichetta svizzera, Paese dove la Simone si esibisce in alcuni concerti, apparendo anche con Solomon Burke. Discreto risulta invece Let It Be Me (Verve 1987 USA), che non la vede comunque in gran forma vocale. 

Nel 1987, grazie anche ad uno spiritoso video clip, la Simone torna prepotentemente nelle classifiche inglesi con "My Baby Just Cares For Me", una sua incisione di quasi trent'anni prima. L'interesse suscitato anche nel nostro paese dal "nuovo" hit (che rimane peraltro episodio isolato) la porta sulla scena a Milano (novembre 1988), dove ottiene buoni consensi di pubblico e critica. Nel frattempo si moltiplicano antologie e ristampe dei suoi dischi. Nel 1989 la Simone è coinvolta nel progetto Iron Man di Pete Townshed e torna in studio per il controverso Nina's back (Jungle Friend 1989 GB). 
 

 Enciclopedia Rock. Anni 90
Grandissima interprete di un repertorio di difficile collocazione (infatti si contano riletture del suo songbook da parte di artisti di varia estrazione come Mary Coughlan e Nick Cave), comunque sempre orientato tra blues e jazz, Nina Simone (n. 1933, USA, vero nome Eunice Wymon [sic]) negli ultimi anni diminuisce di molto le sue apparizioni pubbliche, selezionando solo gli inviti più prestigiosi. Dopo i fasti degli anni Sesssanta, torna al successo su vasta scala nel 1987 con la riedizione [sic] della famosa "My Baby Just Cares for Me", che in poco tempo scala le classifiche britanniche. Tale evento comunque non contribuisce ad aumentare la sua attività discografica, e infatti per un nuovo lavoro bisogna attendere il 1989 con Nina's Back,del resto accolto in maniera contrastante, poi seguito da Live & Kickin', performance live peraltro registrata qualche anno prima al Circle Theatre di San Francisco, dove la Simone spazia in un vasto repertorio che cita, fra gli altri, Bessie Smith ("Sugar in my Ball" [sic]) e George Gershiwn ("Porgy"). Finalmente nel 1993 giunge A Single Woman, album di studio segnato da un tono easy listening che porta la cantante ad affrontare arrangiamenti fin troppo levigati e di maniera.

Enciclopedia Rock. Anni 60 (Arcana, 1985) 
Enciclopedia Rock. Anni 70 (Arcana, 1987) 
Enciclopedia Rock. Anni 80 (Arcana, 1989) 
Enciclopedia Rock. Anni 90 (Arcana, 1997)


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