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  Il colore è il significato dei numeri

Colore digitale

Digital color management è il termine che indica il trattamento (più spesso chiamato "gestione") del colore digitale. Digital deriva da digit che in inglese significa cifra, e digit deriva a sua volta dal latino digitus che significa dito. Insomma, digitale significa "rappresentato con numeri", che si contano appunto con le dita.

Digitale è l'opposto di analogico. Un orologio con le lancette è analogico, se ha le cifre e non le lancette è digitale. Una fotografia fatta con la pellicola è analogica, una fotografia fatta con una fotocamera digitale è digitale.

Ma cos'è il colore digitale? E' il colore delle immagini digitali, cioè delle immagini rappresentate con numeri.

Per esempio, consideriamo una immagine digitale RGB di 100 x 200 pixel. Come è rappresentata in memoria (nella memoria centrale, la RAM, ma anche nella memoria di massa, il disco)? Ci sono in tutto 100 x 200 = 20.000 pixel e ogni pixel ha tre componenti (una per ogni primario RGB). In memoria questa immagine è dunque una serie di 20.000 x 3 = 60.000 numeri interi, ognuno dei quali può andare da 0 a 255.

Occorre cambiare i numeri, perché non cambi il colore

Nella memoria del computer l'immagine è fatta di soli numeri. Quando viene visualizzata (sul monitor, o in stampa) che significato hanno quei numeri? Che colore deve assumere un pixel rappresentato, per esempio, dalla terna R= 153, G=255, B=204?

Si potrebbe dire: il colore è quello che appare sul monitor con cui si lavora, qualunque esso sia, quando vengono applicati in input quei tre numeri. E infatti così si comportavano tutti i programmi fino a poco tempo fa, per esempio Adobe Photoshop fino alla versione 4 (quindi fino al 1998, quando è uscita la versione 5). Ma i monitor sono uno diverso dall'altro (diversi fosfòri, diversi gamma, diversi bianchi) e gli stessi numeri, su monitor diversi, producono colori diversi. Quindi la stessa immagine, visualizzata su monitor diversi, appare diversa.

La stessa immagine (con gli stessi numeri RGB) visualizzata su monitor diversi appare con colori diversi.

D'altra parta questa è una situazione ben nota a chiunque sia mai entrato in uno di quei negozi che vendono televisori dove si possono vedere pareti intere con molti televisori accesi: ogni televisore ha i colori diversi.

Lo stesso vale per una immagine CMYK. Le stampanti sono una diversa dall'altra (diversi inchiostri, diversa carta, diverse generazioni del nero) e gli stessi numeri, su stampanti diverse, producono colori diversi.

La stessa immagine (con gli stessi numeri CMYK) stampata su stampanti diverse appare con colori diversi.

Per dare un significato univoco ai numeri, va indicato come riferimento un determinato monitor (per una immagine RGB) o una determinata stampante (per una immagine CMYK). Solo allora l'immagine digitale è un insieme di numeri con un riferimento, cioè numeri con l'indicazione necessaria per dare loro il significato (il colore) che l'autore dell'immagine intendeva dare quando l'ha creata.

Quando l'immagine viene vista sul monitor o sulla stampante di riferimento, appare corretta. Quando l'immagine viene vista su un altro monitor, o un'altra stampante, i numeri non vanno più bene e quindi vanno modificati. In altre parole per avere gli stessi colori è necessario modificare i numeri.

Una analogia

Si verifica una situazione analoga a quella descritta qui sopra quando, in una città che non conosciamo, chiediamo indicazioni per arrivare in una certa piazza.

Per arrivare in piazza Walther partendo dal punto segnato in rosso devo prendere la prima a destra e poi la seconda a sinistra.

Questi numeri (prima a destra, seconda a sinistra) conducono alla meta desiderata (piazza Walther) solo se si parte dal punto rosso. Se il punto di partenza cambia, e diventa per esempio il punto blu, i numeri andranno modificati (diventeranno prima a sinistra e ancora prima a sinistra) se si vuole arrivare, come prima, in piazza Walther.

L'analogia con i colori è evidente:

  • colore da ottenere = piazza che si vuole raggiungere
  • monitor o stampante = punto di partenza
  • quantità RGB per il monitor o CMYK per la stampante = percorso da fare

Conversione di colore

Dunque il campo della gestione del colore digitale si può riassumere così:

  • l'immagine è fatta di numeri;
  • i numeri devono avere un riferimento;
  • il riferimento dà il significato (cioè il colore) ai numeri;
  • quando l'immagine viene trasferita da una periferica ad un'altra il riferimento cambia;
  • affinché non cambi il significato (cioè il colore) è necessario cambiare i numeri.

L'operazione indicata da quest'ultimo punto è la cosiddetta conversione di colore (in realtà si tratta di una conversione di numeri) che viene invocata dall'applicazione di elaborazione dell'immagine e viene effettivamente fatta da un motore di colore, cioè un software specializzato che può essere a livello di sistema operativo o di applicazione.

Home | Commenti a Mauro Boscarol | Ultimo aggiornamento 8 aprile 2003