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L'idea di profilo ICC
L'International Color Consortium, abbreviato ICC, è un organismo fondato nel 1993 da Adobe, Agfa, Apple, Kodak, Microsoft, Silicon Graphics e Sun, alle quali nel frattempo si sono unite circa altre 60 società produttrici di software e di hardware.

ICC ha lo scopo di sviluppare e mantenere uno standard aperto, a livello di sistema operativo e multipiattaforma per la gestione digitale del colore e a questo scopo pubblica proprie specifiche di modalità di costruzione e uso dei profili di colore. I profili di colore conformi a tali specifiche sono chiamati profili ICC.

La versione più recente di tali specifiche è del dicembre 2001, ed i profili conformi a questa specifica hanno il numero di versione 4.0.

Le precedenti specifiche definiscono i profili versione 2 (2.0, 2.1, 2.2, 2.3 e 2.4) e sono state pubblicate a partire dal 1993. Le versioni 1 e 3 non sono mai esistite.

Le vecchie applicazioni che supportano i profili versione 2 potrebbero ignorare i profili versione 4 o andare in crash cercando di accedere a informazioni non più esistenti nella nuova versione. D'altra parte le applicazioni più recenti oltre a supportare i profili versione 4 supportano anche i profili versione 2.

Principali caratteristiche

A partire dalle tabelle che convertono da coordinate di periferica a coordinate assolute e viceversa, ICC costruisce la propria idea di profilo, precisandola come segue.

Profilo intelligente motore stupido
Lo standard ICC è basato sul paradigma "profilo intelligente motore stupido". Ciò significa che le tabelle inverse (da assoluto a periferica) devono essere tante quanti gli intenti di rendering che il profilo supporta.

Solo per la stampante sono obbligatori tutti e quattro gli intenti di rendering, per le altre periferiche si possono creare profili con un numero minore di intenti di rendering.

L'intento colorimetrico assoluto, anche se previsto, in realtà non viene implementato con una propria tabella, ma viene ricavato dalla tabella dell'intento colorimetrico relativo mediante una formula.

Il motore di colore ICC è limitato a compiti di calcolo, interpretazione e altri che vedremo in dettaglio più avanti.

Il profilo è bidirezionale
Lo standard ICC prevede che lo stesso profilo possa essere utilizzato sia quando è l'origine che quando è la destinazione della conversione di colore. Questo significa che il profilo deve contenere sia la tabella che va da coordinate di periferica a coordinate assolute (usata quando il profilo è l'origine della conversione), sia le tabelle che vanno da coordinate assolute a coordinate di periferica (usate quando il profilo è la destinazione della conversione).

Va detto inoltre che lo standard ICC prevede, anche per la conversione da periferica a assoluto, una tabella per ogni intento di rendering, anche se non è evidente a prima vista l'utilizzo di queste tabelle. Torneremo sull'argomento più avanti.

In un solo caso non è prevista la bidirezionalità: quando la periferica a cui il profilo si riferisce può essere utilizzata solo come origine, il che avviene solo per lo scanner e la fotocamera digitale. Negli altri casi (monitor e stampante) il profilo è sempre bidirezionale.

Lo spazio assoluto è XYZ oppure Lab
Come spazio assoluto di un profilo (che ICC chiama Profile Connection Space, PCS), deve essere utilizzato uno di questi due spazi

  • CIE 1931 con coordinate XYZ
  • CIE 1976 con coordinate Lab e bianco D50

Nessun altro PCS è supportato da ICC (negli esempi precedenti, per esempio, abbiamo usato xyY, che non è supportato da ICC). Ogni profilo deve essere basato su uno di questi PCS e ogni motore di colore deve supportarli entrambi.

Algoritmo o tabella
Lo standard ICC prevede che il profilo oltre che a tabella, possa essere ad algoritmo (per tutte le periferiche esclusa la stampante). Se il profilo è ad algoritmo (o, come si dice, a matrice), questo implementa una conversione da coordinate di periferica a coordinate XYZ (le uniche consentite in questo caso) e viceversa, con un unico intento di rendering.

Classi di profili

Lo standard ICC prevede sette classi di profili. Le prime tre classi riguardano i profili di maggior utilizzo, cioè i profili di periferiche (tra parentesi la cosiddetta segnatura):

  • input (scnr), profili di scanner e fotocamere digitali;
  • display (mntr), profili di monitor, sia CRT che LCD;
  • output (prtr), profili di macchine da stampa, stampanti e film recorders.

Altre quattro classi raggruppano profili speciali utilizzati per scopi particolari:

  • device link (link), profili che collegano direttamente due periferiche;
  • color space conversion (spac), profili per conversione tra spazi colore;
  • abstract (abst), profili di spazi astratti;
  • named color (nmcl), profili di colori spot, per esempio Pantone.

Un profilo può esistere come file indipendente; può anche (esclusi i profili di classe abst e link) essere incorporato in un file salvato in un formato compatibile (TIFF, EPS, JPEG, GIF, PICT, Scitex CT, PNG) e può essere inserito nel flusso di stampa (non PostScript) creato da una applicazione e diretto verso il driver di stampa.

Home | Commenti a Mauro Boscarol | Ultimo aggiornamento 9 novembre 2002