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L'idea di PostScript sulla gestione del colore

Adobe PostScript è un linguaggio di programmazione orientato alla stampa, sia su stampanti da scrivania (laser, getto d'inchiostro) che su macchine per stampa (offset, digitali). Maggiori informazioni su PostScript si trovano nella mia pagina che fa parte del Primer di Computer Grafica.

Un programma PostScript viene eseguito nel rip di una stampante e il risultato di tale esecuzione è un elenco (in memoria) degli oggetti grafici e delle immagini (tutti descritti in vettoriale) che vengono successivamente rasterizzati e resi su carta mediante inchiostri.

Il linguaggio PostScript è arrivato alla terza generazione o, come dice Adobe, al terzo livello (tra parentesi la data di pubblicazione):

  • PostScript Level 1 (1985)
  • PostScript Level 2 (1991)
  • PostScript Level 3 (1997)

PostScript Level 1 può descrivere solo scale di grigi e colori RGB, senza profilo (device dependent). Da Level 2 (antecedente a ColorSync e alle specifiche ICC) PostScript può descrivere anche colori CMYK senza profilo. I colori senza profilo, in PostScript, vengono indicati con il prefisso Device, rispettivamente

  • DeviceRGB;
  • Device CMYK;
  • DeviceGray.

Per i colori senza profilo PostScript prevede conversioni con algoritmi predefiniti: l'algoritmo più utilizzato, quello per la conversione da RGB a CMYK, è l'algoritmo "1 meno" descritto nella mia pagina sul CRD.

PostScript Color Management

Da Level 2, PostScript contiene un proprio sistema di descrizione del colore e da Level 3 (più precisamente dalla versione 2016 del Level 2) ha un proprio sistema di gestione del colore completo di profili, intenti di rendering e motore di colore. Questo sistema, detto PostScript Color Management (PCM), agisce come è intuibile solo in fase di stampa, precisamente all'interno di un rip PostScript.

La conversione di colore in PCM può essere effettuata solo se sono presenti un profilo di origine e uno di destinazione. Il profilo di origine (che converte da coordinate di periferica a coordinate colorimetriche) è specificato nel programma PostScript che viene caricato nel rip; il profilo di destinazione (che converte da coordinate colorimetriche a coordinate di periferica) è il profilo della stampante, che risiede nel rip della stampante.

In PCM dunque, tra profilo di origine e profilo di destinazione vi è una naturale separazione: il primo sta nel programma PostScript, il secondo sta nel rip stesso. Per questo motivo il profilo PCM è unidirezionale:

  • il profilo di origine, che sta nel programma PostScript e converte da coordinate di periferica a coordinate colorimetriche, è detto color space array, CSA;
  • il profilo di destinazione, che sta nel rip e converte da coordinate colorimetriche a coordinate di periferica, è detto color rendering dictionary, CRD.

CSA e CRD esistono solo come istruzioni del linguaggio PostScript, non come file, e sono espressi in termini dello spazio colorimetrico XYZ CIE 1931. In PostScript, i colori che fanno riferimento ad un profilo PostScript sono detti CIEBased (perché sono basati sullo spazio CIE XYZ).

PostScript Color Management funziona così:

  1. Le istruzioni PostScript vengono trasmesse al rip per l'interpretazione e la stampa successiva, e nel flusso dei dati (printing stream) viene inserito anche il (o i) CSA che contiene (o contengono) le informazioni per convertire i dati di colore (per esempio RGB) dallo spazio di origine allo spazio XYZ.
  2. Nel rip risiede il CRD, il profilo che contiene le informazioni per trasformare da coordinate XYZ a percentuali di inchiostro di quella stampante.
  3. Quando le istruzioni PostScript con il relativo CSA arrivano al rip, l'interprete PostScript (che funziona come motore di colore) converte i dati di colore (per esempio RGB) in XYZ e, sulla base del CRD, esegue la procedura di rendering programmata, che converte i colori da XYZ in percentuali di inchiostri della stampante.

Il modo in cui tale conversione viene effettuata è definito dal programmatore del rip usando quelle che in PostScript sono dette color rendering procedures. Un CRD può contenere un unico intento di rendering.

Home | Commenti a Mauro Boscarol | Ultimo aggiornamento 12 febbraio 2004