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Workflow di lavoro con i profili ICC |
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| Rapporto con i clienti | |||
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Rispetto ai clienti ci sono tre varianti di workflow. Nella prima variante i profili dello stampatore sono stati creati dallo stampatore e vengono distribuiti ai clienti:
Questo workflow presenta alcuni problemi. Il cliente può non tollerare di avere a che fare con numerosi profili di numerosi stampatori. Può non essere in grado di eseguire autonomamente prove colore e conversioni in quadricromia. Spesso poi non è nota a priori la macchina da stampa o lo stampatore al quale verrà assegnato il lavoro. Nella seconda variante i profili sono stati creati dallo stampatore e non vengono distribuiti ai clienti:
In questo caso, il cliente non ha la possibilità di eseguire delle prove di stampa e deve avere fiducia che la conversione in quadricromia verrà fatta correttamente dallo stampatore. Nella terza variante i profili sono standard (ECI) e dunque a disposizione di tutti: clienti e stampatore. |
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| Workflow ideale | |||
| Nel lavoro che il cliente passa allo stampatore (può essere un PDF, un EPS, InDesign, XPress o altro) tutti gli oggetti grafici (immagini raster e vettoriali, testo, filetti) sono rappresentati con numeri. Raramente questi numeri sono coordinate colorimetriche (Lab o XYZ). Se fossero coordinate colorimetriche non ci sarebbe niente da interpretare: le coordinate colorimetriche rappresentano direttamente i colori. Se sono numeri RGB o CMYK è necessario un profilo per indicare quali sono i colori che si intendono.
In un workflow ideale il cliente consegna un lavoro in cui ogni oggetto grafico:
Nessun oggetto grafico è privo di indicazioni. Lo stampatore esegue una prova di stampa (hard o soft) convertendo dai profili del lavoro al profilo finale della macchina da stampa con gli intenti di rendering indicati. Quindi converte al profilo della propria stampante di prova (hard proof) o monitor (soft proof). Sulla base della prova si possono cambiare gli intenti di rendering, i profili, la carta. Quindi stampa il lavoro sulla stampante finale. |
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| Workflow reale | |||
| Il principale problema che si incontra in un workflow reale è quello relativo a oggetti grafici ai quali non è stato assegnato un profilo. Questo caso si divide in due sottocasi, molto diversi tra loro.
Può darsi che il profilo non sia stato assegnato, ma che si sappia qual è. Per esempio scannerizzo una immagine con uno scanner, e il programma di scansione nel salvare l'immagine non incorpora il profilo. Dunque l'immagine è senza profilo, ma si sa che il profilo corretto è quello dello scanner. In questo caso si dice che il profilo è "assunto" e il problema è presto risolto perché l'informazione c'è, anche se non sta dove uno se l'aspetta. Il secondo caso è molto più grave: il profilo non c'è perché non si sa quale sia. L'immagine è stata fatta da un fotografo che non ha incorporato il profilo e non sappiamo nemmeno chi sia questo fotografo. Oppure è una immagine di 10 anni fa quando i profili non esistevano. In questo caso l'informazione è persa e non più recuperabile. Bisogna lavorare di immaginazione, fare qualche esperimento con profili diversi e assegnare all'immagine quello meno peggio. |
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| Cosa fare in pratica | |||
| La strada maestra è stata indicata ancora una volta da ISO. Il formato PDF/X-3 è stato progettato proprio per lo scambio di documenti tra utilizzatori e stampatori. | |||
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