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Il formato PDF/X

Cos'è il formato PDF/X
Tutti sanno cos'è il formato PDF. Si tratta di un formato (sviluppato da Adobe a partire dal 1991) ottenibile da un file PostScript (ma anche in altri modi) che può contenere in un unico file una o più pagine di testo, font, grafica raster e vettoriale con profili colore (sia ICC che PostScript), elementi multimediali (audio e video) e molte altre informazioni. Il formato PDF è usato in molti ambiti, tra i quali
  • pubblicazioni di documenti su Internet (un documento PDF può essere compresso; può essere visto in un browser, oppure può essere scaricato, visto e stampato con Acrobat Reader o un altro lettore di PDF, per esempio Preview su Mac OS X);
  • creazione di documentazione elettronica che sostituisce quella stampata (per l'uso negli uffici e anche per usi legali, con firma digitale);
  • creazione di slide (anche con elementi multimediali, audio e video).

Il formato PDF è utilizzato anche per trasmettere un documento (da un volantino di una pagina a un libro di migliaia di pagine) ad uno stampatore industriale (principalmente per la stampa offset ma anche per la stampa flexo, rotocalco e serigrafica). In questo caso è necessario creare il PDF con molta cura, inserendo tutte le informazioni necessarie ed evitando tutte quelle inutili o dannose. Per esempio, un file destinato alla stampa industriale è meglio che non contenga elementi multimediali (un video per esempio), né script, né formulari compilabili. D'altra parte è consigliabile che contenga, per esempio, tutte le font necessarie e le immagini ad alta risoluzione.

Il formato PDF/X (la X sta per eXchange) nasce appunto da questa esigenza: stabilire cosa un PDF deve contenere, non deve contenere, può contenere, per essere adatto alla stampa industriale. Un file PDF/X è dunque un normale file PDF che usa deliberatamente solo un determinato sottoinsieme dei costrutti PDF, il che ne fa un file particolarmente adatto ed affidabile per la stampa industriale.

Il formato PDF esiste in varie versioni, che ad oggi sono:

  • PDF 1.0 (giugno 1993)
  • PDF 1.1 (settembre 1994, profili PostScript, link esterni, threads di articoli, note, protezione)
  • PDF 1.2 (1996, supporto di CMYK, OPI, colori spot, mezzetinte e sovrastampa)
  • PDF 1.3 (aprile 1999, font CID a 2 byte, OPI 2.0, DeviceN, annotazioni, smooth shading)
  • PDF 1.4 (2000, trasparenza, protezione, JavaScript)
  • PDF 1.5 (aprile 2003, livelli, JPEG 2000)
  • PDF 1.6

Un file PDF/X può essere un file PDF versione da 1.0 a 1.4, sono dunque escluse le versioni 1.5 e 1.6.

Per quanto riguarda il supporto delle diverse modalità e profili di colore nelle varie versioni di PDF vedere questa pagina.

Vari tipi di PDF/X

Un file PDF/X è dunque un normale file PDF con alcuni vincoli relativi alle indicazioni che devono, non devono, possono essere contenute.

In dettaglio i tipi di PDF/X utilizzati in pratica nei diversi workflow sono i seguenti:

  • PDF/X-1a
    • basato sulla versione 1.3 di PDF;
    • basato sulla versione 1.4 di PDF;
  • PDF/X-3
    • basato sulla versione 1.3 di PDF;
    • basato sulla versione 1.4 di PDF.

Esiste anche uno standard PDF/X-2 ancora in bozza e che riguarda l'uso della tecnologia OPI.

Ufficialmente gli standard PDF/X sono stati sviluppati dal comitato TC130 Graphic Technology di ISO e sono i seguenti:

ISO 15929:2002 Prepress digital data exchange —
Guidelines and principles for development of PDF/X standards

ISO 15930-1:2001 Prepress digital data exchange — Use of PDF —
Part 1: Complete exchange using CMYK data (PDF/X-1 e PDF/X-1a basato su PDF 1.3)

ISO 15930-2 (bozza) Prepress digital data exchange — Use of PDF —
Part 2: Partial exchange (PDF/X-2 come PDF 1.3)

ISO 15930-3:2002 Prepress digital data exchange — Use of PDF —
Part 3: Complete exchange suitable for colour managed workflows (PDF/X-3 basato su PDF 1.3)

ISO 15930-4:2003 Prepress digital data exchange using PDF —
Part 4: Complete exchange of CMYK and spot colour printing data using PDF 1.4 (PDF/X-1a basato su PDF 1.4)

ISO 15930-5:2003 repress digital data exchange using PDF —
Part 5: Partial exchange of printing data using PDF 1.4 (PDF/X-2 come PDF 1.4)

ISO 15930-6:2003 Prepress digital data exchange using PDF —
Part 6: Complete exchange of printing data suitable for colour-managed workflows using PDF 1.4 (PDF/X-3
basato su PDF 1.4)

Requisiti generali di PDF/X-1a e PDF/X-3

I requisiti generali a cui i file PDF/X-1a e PDF/X-3 devono attenersi sono i seguenti (più avanti sono elencati i requisiti che riguardano il colore):

  • la versione del PDF deve essere 1.3 o inferiore (cioè 1.0, 1.1, 1.2) secondo la norma 2002; la norma 2003 ammette anche la versione 1.4; dunque sono escluse le versioni 1.5 e 1.6;
  • le pagine devono essere composite, non separate in quadricromia;
  • tutte le font devono essere incorporate;
  • non è ammesso OPI, tutte le immagini devono essere in alta risoluzione;
  • è ammessa qualunque compressione lossless esclusa LZW; tra le compressioni lossy è ammessa solo Jpeg;
  • devono essere obbligatoriamente presenti:
    • nel dizionario Info
      • la voce "GTS_PDFXVersion" con uno dei valori "PDF/X-1:2001", "PDF/X-1:2003", "PDF/X-3:2002", "PDF/X-3:2003" secondo il tipo di PDF/X;
      • devono essere presenti la data di creazione, data di modifica e il titolo;
    • Document ID nel trailer;
    • MediaBox;
    • alternativamente TrimBox o ArtBox (uno dei due ma non entrambi: se è una pagina intera TrimBox, se non è una pagina intera ArtBox; MediaBox, BleedBox, TrimBox devono essere nidificati correttamente);
    • Trapped key (per indicare se il trapping va fatto o no: se è true il trapping non va fatto, se è false il trapping va o non va fatto secondo gli accordi);
  • non sono permessi:
    • trasparenza (che è supportata dalla versione 1.4 di PDF, ma non è ammessa nemmeno nel nuovo standard PDF/X del 2003);
    • annotazioni nel BleedBox e TrimBox;
    • form, bottoni, link, azioni, JavaScript;
    • riferimenti a file esterni esterni;
    • codice PostScript incorporato;
    • tecniche di criptatura per la sicurezza (non ammesse nemmeno nel nuovo standard 2003);
    • curve di trasferimento;
    • mezzetinte diverse da tipo 1 e 5;
    • il nome della mezzatinta;
  • sono opzionali:
    • BleedBox (se c'è deve contenere ArtBox o TrimBox);
    • CropBox (se c'è deve contenere BleedBox);
    • DeviceN (colori spot multitonalità).
Vari tipi di box in PDF.
Gestione del colore in PDF/X-1a (prima parte)

Ora vediamo quali sono i requisiti relativi al colore. Un PDF/X contiene una struttura chiamata OutputIntent che indica qual è la condizione di stampa prevista. Questa condizione può essere in modalità CMYK oppure RGB. Qui ci riferiamo ai PDF intesi per essere stampati su una macchina CMYK.

Il formato PDF/X-1a ammette solo le modalità CMYK senza profilo e spot DeviceN. Il formato PDF/X-3 ammette, oltre a queste, anche le modalità CMYK con profilo, RGB con profilo e Lab. Dunque la scelta tra i due formati è semplice:

Se il lavoro può essere fatto con soli oggetti CMYK riferiti ad un unico profilo e/o colori spot il formato adatto è PDF/X-1a.
Se il lavoro deve comprendere uno o più oggetti CMYK con profilo diverso dagli altri oggetti CMYK, oppure RGB con profilo oppure Lab, il formato adatto è PDF/X-3.

Esaminiamo le caratteristiche di colore di un PDF/X-1a, che può contenere solo oggetti CMYK senza profilo (ma riferiti ad un unico profilo) e spot. In un PDF normale (non /X) ad ognuno di questi oggetti CMYK può essere assegnato un profilo. In un PDF/X-1a questo non si può fare. Gli oggetti CMYK devono essere tutti riferiti ad uno stesso spazio CMYK, che tuttavia non può essere assegnato esplicitamente ai vari oggetti. Al contrario il riferimento comune a tutti gli oggetti CMYK deve essere registrato nella struttura del PDF chiamata OutputIntent, ed è possibile farlo in due modi alternativi.

Il primo modo consiste nell'incorporare nell'OutputIntent il profilo CMYK al quale si riferiscono tutte gli oggetti CMYK. Può essere un profilo standard (per esempio ISO coated, Euroscale uncoated) oppure il profilo specifico di una determinata macchina da stampa.

Il secondo modo consiste nell'indicare la caratterizzazione di una condizione di stampa registrata. Cos'è una "condizione di stampa", cos'è una "caratterizzazione" e cosa vuol dire che è "registrata"?

Condizione di stampa e caratterizzazione
Una condizione di stampa è un insieme composto da: macchina da stampa, tipo di lastra (positiva o negativa), tipo di carta, frequenza di retino. La macchina da stampa può essere una macchina effettiva oppure un determinato standard (come ISO 12647-2) o una determinata specifica (come SWOP).

Per esempio una particolare condizione di stampa è una macchina che

  • rispetta la norma ISO 12647-2:2004;
  • utilizzi inchiostri indicati in questa norma;
  • utilizza carta tipo 1 o tipo 2;
  • ha una frequenza di retino di 60 linee per centimetro.

La caratterizzazione di una condizione di stampa è semplicemente una tabella a due colonne. La prima colonna riporta varie combinazioni di inchiostri CMYK e la seconda colonna riporta le coordinate colorimetriche (XYZ, Lab o entrambe) del colore che si ottiene stampando, in quella condizione di stampa, quelle percentuali di inchiostri. La tabella di caratterizzazione di una determinata condizione di stampa è la base di partenza per costruire il profilo ICC di tale condizione, cioè di quella particolare macchina da stampa o di quel determinato standard o specifica.

International Color Consortium (ICC) mantiene un registro delle condizioni di stampa relative a vari standard e specifiche. Ad oggi le condizioni registrate sono 46. Nel registro di ICC ogni condizione di stampa ha un nome di riferimento (il nome ufficiale della condizione di stampa) e una descrizione. Per esempio i dati di caratterizzazione FOGRA27 sono riportati così:

Reference Name: FOGRA27

Short Designation:OFCOM_PO_P1_F60_04.

Printing process definition: ISO/DIS 12647-2:2004, Offset commercial and specialty printing according to ISO 12647-2, positive plates, paper type 1 or 2 (gloss or matte coated offset, 115 g/m2), screen frequency 60/cm. (see downloadable report readme.pdf)

Characterization data
Documentation source: see ISO/DIS 12647-2:2004.
Electronic data source: 1485 patches: fogra27L.txt, see also www.fogra.org. For profiles see www.eci.org.

Responsible Organization: German Printing and Media Industries’ Federation (Bundesverband Druck und Medien), Wiesbaden, and FOGRA, Graphic Technology Research Association, Munich, both Germany

Contact Information:
Fred Dolezalek, FOGRA
Tel: +49-89-43 182-311
Fax: +49-89-43 182-100
email: dolezalek@fogra.org


Facendo clic sul link fogra27L.txt si possono vedere i dati di caratterizzazione veri e propri del processo di stampa descritto in Printing process definition, cioè, nell'esempio, della stampa a norma ISO 12647-2:2004, su carta tipo 1 o 2, eccetera. Le prime righe di questa caratterizzazione sono:

num. C M Y K X Y Z L a b
1 0 0 0 0 86.98 89.93 78.05 95.97 0.50 -3.30
2 0 10 0 0 79.99 79.68 70.70 91.54 6.27 -4.57
3 0 20 0 0 73.09 69.78 63.43 86.89 12.42 -5.83
4 0 30 0 0 66.44 60.37 56.15 82.04 19.04 -6.90
5 0 40 0 0 60.10 51.55 48.94 77.01 26.20 -7.69
6 0 55 0 0 51.00 39.11 37.81 68.83 38.73 -7.94
7 0 70 0 0 43.21 28.85 27.82 60.65 52.23 -7.06
8 0 85 0 0 37.20 21.41 20.20 53.39 64.90 -5.49
9 0 100 0 0 32.64 16.19 14.79 47.23 75.94 -3.75
10 10 0 0 0 77.33 81.66 75.69 92.42 -2.79 -7.41
11 10 10 0 0 71.12 72.40 68.72 88.16 2.79 -8.60
12 10 20 0 0 64.97 63.41 61.74 83.66 8.78 -9.76
Gestione del colore in PDF/X-1a (seconda parte)
Ora possiamo continuare a descrivere le modalità in cui il riferimento di tutti gli oggetti CMYK di un PDF/X-1a può essere registrato in una struttura OutputIntent.

Il primo modo, abbiamo visto, consiste nell'incorporare nell'OutputIntent il profilo CMYK al quale si riferiscono tutti gli oggetti CMYK. Il secondo modo consiste nell'indicare la caratterizzazione di una condizione di stampa registrata, indicandone il nome ufficiale e l'URL del registro (attualmente è sempre http://www.color.org), oppure una condizione di stampa non registrata.

Qual è l'uso che si fa di questo OutputIntent? L'OutputIntent è innanzitutto una informazione per chi riceve il PDF/X: colui che ha preparato il file comunica mediante l'OutputIntent le condizioni previste di stampa, il che significa tra l'altro il riferimento dei valori CMYK senza profilo contenuti nel documento. In secondo luogo, l'OutputIntent viene utilizzato in fase di stampa e in fase di prova colore.

Il profilo CMYK o la condizione di stampa indicata nell'OutputIntent è il profilo o la condizione degli oggetti CMYK, ma non è necessariamente il profilo o la condizione della macchina da stampa sulla quale il PDF viene (o verrà) effettivamente stampato. Quest'ultimo può essere uguale a quello indicato nell'OutputIntent ma può anche essere diverso.

In fase di stampa con un RIP PostScript Level 3, se il profilo CMYK o la condizione indicata nell'OutputIntent è uguale al profilo o alla condizione effettiva della macchina da stampa gli oggetti CMYK e spot verranno stampati senza alcuna conversione; sarà sufficiente attivare la separazione in RIP.

Se invece il profilo CMYK o la condizione indicata in OutputIntent è diversa dal profilo o condizione della macchina da stampa gli oggetti CMYK dovranno essere convertiti dal profilo o condizione indicata in OutputIntent (origine) al profilo o condizione della macchina da stampa (destinazione). Nel caso che nell'OutputIntent sia contenuto il nome di una caratterizzazione, per effettuare la conversione sarà necessario procurarsi il profilo corrispondente.

In fase di prova colore il profilo o la condizione indicata nell'OutputIntent dovrà essere utilizzata per la conversione al profilo della stampante di prova.

Gestione del colore in PDF/X-3

Oltre alle modalità di colore previste per PDF/X-1a (cioè CMYK riferiti ad un unico profilo e spot), il formato PDF/X-3 ammette anche le seguenti modalità

  • CMYK con profilo diverso dagli altri;
  • RGB con profilo (CSA o ICC);
  • Lab.

L'unica modalità non ammessa è RGB senza profilo.

Ogni singolo oggetto grafico RGB deve avere un proprio profilo. Gli oggetti Lab non necessitano di un profilo. Se un PDF/X-3 non contiene profili né Lab corrisponde a un PDF/X-1a e valgono le regole dette sopra.

Se invece sono contenuti profili (oltre all'unico CMYK) e/o Lab, si tratta di un PDF/X-3 effettivo. In tal caso l'OutputIntent deve necessariamente contenere un profilo, e può contenere anche i dati di caratterizzazione.

In fase di stampa con un RIP PostScript Level 3, se il profilo CMYK indicato nell'OutputIntent è uguale al profilo effettivo della macchina da stampa

  • gli oggetti CMYK senza profilo e spot verranno stampati senza alcuna conversione; sarà sufficiente attivare la separazione in RIP;
  • per gli oggetti CMYK e RGB con profilo e Lab sarà necessario convertire il profilo indicato in OutputIntent in un CRD (profilo PostScript) che viene caricato nel RIP; il RIP convertirà gli oggetti con profilo e Lab in questo CRD ed eseguirà la separazione in RIP.

Se invece il profilo CMYK indicato in OutputIntent è diverso dal profilo della macchina da stampa

  • gli oggetti CMYK senza profilo verranno convertiti dal profilo indicato in OutputIntent (origine) al profilo della macchina da stampa (destinazione);
  • gli oggetti CMYK e RGB con profilo e Lab verranno convertiti dal loro profilo al profilo indicato in OutputIntent, e da questo al profilo della macchina da stampa.

I sistemi di prova colore faranno una conversione dal profilo indicato nell'OutputIntent al profilo della stampante di prova.

Dettagli sul dizionario OutputIntent

L'OutputIntent è una struttura del PDF che indica per quali condizioni di stampa è stato preparato il documento. Questa indicazione è data:

  • per un PDF/X-1a con un profilo di classe output (cioè di stampante) oppure con una caratterizzazione di stampa;
  • per un PDF/X-3 con un profilo di classe output.

In dettaglio le specifiche dell'OutputIntent sono le seguenti.

Nel document catalog di un PDF/X deve essere compreso un array OutputIntent, che a sua volta può contenere diversi dizionari di tipo OutputIntent. Esattamente uno di questi deve essere di sottotipo GTS_PDFX (attualmente l'unico sottotipo valido esistente).

Questo dizionario deve avere le caratteristiche indicate qui sotto.

Nota: in un PDF un dizionario è semplicemente una tabella (a due colonne) con delle chiavi (prima colonna) ad ognuna delle quali corrisponde un valore (seconda colonna).

Un dizionario OutputIntent di un PDF/X ha le seguenti chiavi e relativi valori:

  • Type: obbligatoriamente OutputIntent;
  • Subtype: obbligatoriamente GTS_PDFX;

Se ci si riferisce a una condizione di stampa registrata (solo PDF/X-1a)

  • OutputCondition: (può mancare) un titolo a piacere human readable per la condizione di stampa per esempio Fogra 27;
  • Info: obbligatorio;
  • OutputConditionIdentifier: (obbligatorio) il Reference name della caratterizzazione, per esempio FOGRA27 (vedere qui sopra l'esempio di caratterizzazione);
  • RegistryName: (obbligatorio, attualmente solo uno) http://www.color.org;
  • DestOutputProfile: opzionale.

Se ci si riferisce ad una condizione di stampa non registrata (solo PDF/X-1a)

  • OutputCondition: (può mancare) un titolo a piacere human readable per la condizione di stampa per esempio Non patinata;
  • Info: (può mancare) per esempio Naturale 150 lpi;
  • OutputConditionIdentifier: (obbligatorio) un indentificatore in modo che chi riceve il file possa riconoscere la caratterizzazione;
  • RegistryName: manca;
  • DestOutputProfile: opzionale.

Se si incorpora un profilo (PDF/X-1a e PDF/X-3)

  • OutputCondition: (può mancare) un titolo a piacere human readable per la condizione di stampa per esempio Carta patinata;
  • Info: (obbligatorio) informazioni e commenti sulle condizioni di stampa;
  • OutputConditionIdentifier: (obbligatorio) una descrizione a piacere della condizione, per esempio Carta patinata 70 lpc;
  • RegistryName: manca;
  • DestOutputProfile: (obbligatorio) un profilo di output che contiene, tra gli altri, un tag AtoB1 (device to PCS in colorimetrico relativo)

Nell'OutputIntent possono essere contenuti entrambi, sia la caratterizzazione che il profilo.

Home | Commenti a Mauro Boscarol | Ultimo aggiornamento 3 maggio 2005