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Cos'è una prova colore in termini di profili |
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Il processo di stampa offset viene effettuato "al buio", cioè senza la possibilità di verificarne a priori il risultato. Il processo comprende l'incisione delle lastre e l'avviamento della stampa offset. Prima dell'uscita di numerosi fogli di carta dalla stampante è impossibile prevedere il risultato. C'è quindi l'esigenza di avere una prova di colore (e stampa in generale) a priori. In generale la prova colore è la simulazione, fatta su una periferica B (una stampante o un monitor), della uscita su un'altra periferica A (una stampante, solitamente offset, detta stampante finale). Condizione necessaria perché questa prova abbia senso è che il gamut di colori della periferica B sia più vasto del gamut della periferica A. Se la periferica B su cui si simula è il monitor, la prova viene detta soft proof; se invece è una stampante viene detta hard proof. |
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| Conversioni e intenti di rendering | |||
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Il workflow corretto di una prova di stampa basata sullo standard ICC consiste di due conversioni di colore. La prima conversione è la seguente:
A questo punto i colori dell'immagine sono stati convertiti nei colori della stampante finale. Ora è necessario simulare questi colori mediante quelli della periferica sulla quale viene fatta la prova di stampa, con una seconda conversione:
Se si usa un rendering colorimetrico assoluto si ha una corrispondenza colorimetricamente esatta, cioè i colori della stampante A, bianco compreso, vengono esattamente ricreati sulla periferica B. Se si usa un rendering colorimetrico relativo, il bianco della stampante A non viene ricreato sulla periferica B, viene invece utilizzato il bianco di questa periferica. Anche tutti gli altri colori vengono modificati di conseguenza. |
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| Schema generale della prova di stampa dal punto di vista dei gamut delle periferiche coinvolte. | ![]() |
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| Da notare che nella prova di stampa sono coinvolti tre profili: quello dell'immagine, quello della stampante da simulare A e quello della periferica su cui simulare B. Il secondo di questi profili, quello della stampante da simulare, viene utilizzato due volte (la prima come destinazione, la seconda come origine) e con due intenti di rendering diversi.
E' quindi necessario che l'applicativo con cui si fa la prova di stampa consenta di associare al profilo di stampa due diversi intenti di rendering, il primo da utilizzare per la conversione a e il secondo per la conversione da. Se invece al profilo di stampa si può associare un solo intento di rendering, ecco cosa può succedere, secondo l'intento associato:
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