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| Rubrica Prestampa | |||
| RGB e CMYK: due modelli di colore | |||
| Quando si parla di RGB e CMYK (e anche di Lab se è per questo) si parla di numeri che dovrebbero rappresentare colori. La principale differenza tra questi sistemi di numeri (o "modelli di colore", ma in realtà si tratta di numeri) è che alcuni (Lab) rappresentano precisamente il colore, come i numeri di latitudini e longitudine rappresentano precisamente posizioni sulla terra; altri (RGB e CMYK) rappresentano il colore in modo approssimato, non sufficientemente preciso per la stampa.
RGB e CMYK infatti sono modelli di colore che dipendono dalla periferica (rispettivamente monitor e macchina da stampa, o stampante). Detto semplicemente questo significa due cose:
Di conseguenza i problemi da risolvere sono:
Le risposte a questi problemi sono fornite da una tecnologia che ha circa 15 anni e che si chiama "gestione digitale del colore". Questa tecnologia utilizza i cosiddetti "profili" che consentono di eliminare l'ambiguità dai numeri RGB e CMYK, assegnando a tali numeri un preciso (non approssimato) significato di colore. Sistemato questo aspetto, relativo al fatto che RGB e CMYK sono entrambi metodi approssimati di rappresentazione del colore, ed entrambi necessitano di una rappresentazione più precisa (ottenibile mediante i profili), c'è un altro aspetto da considerare: meglio usare RGB o CMYK per rappresentare i colori nei lavori che diamo da stampare ad uno stampatore? Il dibattito se lavorare in RGB o in CMYK è stato argomento di innumerevoli articoli (su riviste), mail (su mailing list), messaggi (su forum), libri. Chi sostiene che bisogna lavorare in CMYK lo fa avanzando queste ragioni:
Devo ammettere che ognuna di questa affermazioni ha un fondo di verità, ma è la filosofia nel suo complesso che è fallace. E anche se in pratica oggi si lavora quasi sempre in CMYK, gli esperti sottolineano che nel flusso di lavoro è importante conservare i dati RGB quanto più è possibile, e fare la separazione in CMYK il più tardi possibile. Le principali ragioni sono queste:
La cosa più importante è forse il fatto che le correzioni colore in RGB funzionano bene mentre in CMYK, semplicemente, non funzionano o comunque sono molto più delicate. Se fate scansioni di immagini, fatele fare sempre in RGB, non in CMYK. Se siete fotografi, scattate in RGB (non c'è verso di fare altrimenti), fate le correzioni colore in RGB e mantenete le immagini in RGB. Se lavorate con una fotolito e volete file utilizzabili per scopi diversi, insistete e chiedete RGB. Avrete così un file più flessibile, da usare diverse volte per scopi diversi (diversi tipi di stampa, multimedia, online) con diverse separazioni in CMYK. Naturalmente a un certo punto sarà necessario convertire in CMYK, ma è meglio farlo il più tardi possibile: nel sistema di workflow di prestampa (Prinergy, Apogee, Brisque, ...), oppure nella creazione del PDF, oppure dall'applicazione di impaginazione (InDesign, XPress, ...). Fino a quel momento mantenete le immagini in RGB, magari dando un'occhiata ad una finestra di soft proof che le migliori applicazioni consentono di aprire. |
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