colore digitale blog

Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Spazi RGB celebri

ProPhoto

ProPhoto è uno spazio colore RGB sviluppato nel 1999 da Eastman Kodak ed inteso come spazio di lavoro per l’elaborazione e l’editing di immagini dopo aver applicato il rendering iniziale (cioè adatto per algoritmi di bilanciamento della scena, regolazione del colore e del contrasto, correzione occhi rossi, eliminazione graffi e polvere).

  Photoshop CCSnapz007

Inizialmente Kodak chiamava questo spazio ROMM (Reference Output Medium Metric) RGB e anche rgbMaster. Successivamente è stato chiamato ProPhoto per promuoverne l’adozione nel campo fotografico (Chris Cox di Adobe scrive in una mailing list che il nome l’ha suggerito lui.) È descritto nella specifica tecnica ISO/TS 22028-2:2006.

Nella valutazione di questo spazio colore è stato coinvolto anche il compianto Bruce Fraser:

Kodak actually hired me to do a lot of testing on ProPhoto back when it was still known as ROMM RGB, and after torturing it, I found that I really liked the way it worked. Mainly I like being sure that my choice of working space absolutely will not produce any clipping!


Caratteristiche

È uno spazio di lavoro molto ampio i cui primari sono stati scelti per minimizzare la perdita di informazioni nel rappresentare il colore di oggetti catturati in uno spazio di colore unrendered. Alcuni valori RGB di questo spazio (verso il blu) cadono al di fuori del campo di visibilità dell’occhio umano e quindi non rappresentano colori.

Lo spazio è stato sviluppato per poter essere messo facilmente in connessione con il PCS (profiles connection space) di un sistema di gestione colore basato sulle specifiche ICC. Per questo motivo il punto bianco è D50. Invece per la TRC è stato scelto il gamma 1.8 per similitudine con il gamma di default che veniva utilizzato a quei tempi nel sistema operativo di Macintosh.

In realtà esistono diverse incarnazioni dello spazio ProPhoto, che differiscono per la curva TRC:

  • gamma 1: RIMM;
  • gamma 1.8: ProPhoto originale, cioè ROMM;
  • TRC di sRGB: Melissa;
  • TRC L*: ProStar.


Profilo ICC

Kodak ha creato un profilo ICC per questo spazio. Il profilo ha il nome interno “ProPhoto RGB”, è un profilo ICC versione 2.1 di classe monitor.

Da notare che nel motore di colore ACE (Adobe Color Engine) è inglobato un profilo ICC versione 4 e di classe output, chiamato ROMM-RGB e diverso dal precedente (per esempio il bianco è diverso). Il bianco di ROMM-RGB inglobato in ACE ha il bianco i cui valori di tristimolo sono X = 0.8581, Y = 0.8900, Z = 0.7342 che ha cromaticità D50 e che può corrispondere al “reference medium” citato nelle specifiche v4 dei profili ICC (infatti il fattore di luminanza è 89%).


Utilizzo

Sempre secondo Bruce Fraser

ProPhotoRGB absolutely, positively, for sure covers the E6 gamut (not only of Kodak’s own Ektachrome film, but also of Fuji’s popular Velvia stocks). It’s a substantially bigger space than EktaSpace, but it’s surprisingly well behaved in terms of keeping hues constant as you edit.

I’ve had no issues going from ProPhoto to output spaces that I wouldn’t also have had using any other space. The only other working space I’m likely to convert to is sRGB for web delivery.

Da usare sempre a 16 bit, può essere utilizzato per l’editing (cioè la correzione) di immagini fotografiche provenienti da un RAW Converter. Secondo Bruce Fraser, nell’85% dei casi non è nemmeno necessario usare un intento di rendering percettivo durante la stampa, basta un colorimetrico relativo (in ogni caso è possibile decidere sulla base di una soft proof).

Una variante di questo spazio, con gamma = 1 (il nome ufficiale è RIMM) viene usato come spazio scene-referred in Adobe Camera Raw e Lightroom.

Per la scansione di pellicole Bruce Fraser ha documentato un metodo “profile-assisted” invece di “profile-driven” in questa pagina di CreativePro, che consiste di questi passi:

  1. scan an image at a low contrast;
  2. convert from a linear custom input profile to ProPhoto RGB;
  3. add tonal contrast with curves in 16 bit.

ProPhotoRGB is certainly usable with transparency scans, but unless you shoot extreme color that pushes film to its limits, it’s questionable whether ProPhotoRGB will offer you any real advantage over the smaller and somewhat more manageable EktaSpace. You’re certainly very unlikely to see a difference in output produced on any of today’s technologies. The arena where ProPhotoRGB really excels (for me, at least) is in interpreting color negative scans.

A transparency is a pretty unambiguous entity. When you digitize it, you’re usually attempting to capture what’s on the film. That’s not true with negatives: You don’t want a reversed image with an orange color cast. So negatives always require interpretation, and ProPhotoRGB has proven to be a very useful space in which to carry out that interpretation.

The key trick is to deliberately scan the negative with flat contrast and low saturation, as a high-bit image. Once you bring that image into ProPhotoRGB, it’s very easy to get the desired appearance with very few moves.

 

Visitato 3,956 volte, negli ultimi 7 giorni 1 visite

Torna all'indice di Spazi RGB celebri

Mauro Boscarol

3/9/2008 alle 14:53

Parole chiave , , ,

Visitato 3,956 volte, negli ultimi 7 giorni 1 visite

4 commenti

Abbonati ai commenti a questo post con RSS o TrackBack.

  1. Quale relazione intercorre tra il punto bianco ed il gamma dello spazio colore scelto per elaborare le immagini in PS ed il punto bianco ed il gamma dello schermo?
    Io normalmente uso ProPhoto (D50,gamma=1.8) con un schermo profilato a D65 e gamma=2.2 e mi sono sempre chiesto se esiste una contraddizione tra questi punti bianchi e gamma diversi.
    Posso continuare a ritoccare le immagini mantenendo queste impostazioni oppure devo per forza avere il pto bianco ed il gamma dello spazio colore uguale a quello dello schermo e viceversa?
    Grazie per qualsiasi delucidazione
    Tarkowsky

    Tarkowsky

    5/12/08 alle 21:44

  2. Non c’è nessuna contraddizione nell’usare uno spazio colore A con un dato gamma e un dato bianco su un monitor con un altro gamma e/o un altro bianco, cioè con un altro spazio B.

    Infatti l’applicazione con cui si lavora (supponiamo Photoshop) fa una conversione dallo spazio A allo spazio B, il cui scopo è appunto quello di riprodurre correttamente il colore.

    L’unica cosa da dire è che la conversione potrebbe introdurre qualche errore di arrotondamento e mandare qualche colore fuori gamut. Questo è vero, ma si potrebbe evitare solo usando due spazi identici non solo nel gamma e nel bianco ma anche nei primari RGB e nella linearità.

    Mauro Boscarol

    5/12/08 alle 23:37

  3. Ho verificato quanto detto da Bruce Fraser sulla tenuta della tinta, se interessa: http://www.gialandra.it/blog/files/e8c2156b6cd6d4af0698835e875a1f00-7.html

    Ciao
    Marco

    MN

    28/3/11 alle 10:58

  4. […] testimonianze sono riportate in questo post di Mauro […]

Vuoi fare un commento a questo post?

Devi essere collegato per scrivere un commento.