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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Appunti di storia del colore

La controversia Helmholtz-Hering

Lo sviluppo della teoria della visione a colori è progredita per tutto l’Ottocento su due binari paralleli.

Una prima linea era quella cosiddetta di Young-Helmholz, basata sui tre meccanismi iniziali del colore e quindi su un approccio tricromatico. Questa teoria è progettata per decidere se due colori sono o non sono uguali ma non consente di spiegare gli attributi percettivi del colore e i fenomeni del colore oltre alla semplice mescolanza additiva.

Questo portò Hering a sviluppare un’altra linea teorica basata su combinazioni dei tre meccanismi iniziali che controllano la risposta dei canali cromatici nel sistema visivo.Sulla base di osservazioni psico-fisiologiche, Hering sosteneva l’esistenza di coppie di sensazioni cromatiche in “opponenza” reciproca e portavano a distinguere le tinte in “uniche” (rosso, verde, giallo, blu)  e “binarie” (tutte le mescolanze di queste, per esempio arancio come mescolanza di rosso e giallo). Tale ordinamento sembrava discordare con la teoria tricromatica.

Questa natura ambivalente della visione del colore si è protratta per tutto l’Ottocento. Da una parte la teoria tricromatica, orientata alla fisiologia, compatibile con la colorimetria, adatta per spiegare i fenomeni che avvengono nello stadio iniziale della visione, quello dei fotorecettori. Dall’altra parte la teoria quadricromatica dei colori opponenti basata soprattutto sulla sensazione e adatta a spiegare i fenomeni che avvengono oltre il primo stadio della visione.

La scienza del colore è ricca di controversie. Dopo gli scontri tra tricromia impalpabile e tricromia materiale e tra Newton e Goethe, arriva la più importante delle controversie, quella sollevata dal fisiologo Ewald Hering contro la teoria tricromatica di Young-von Helmholtz-Grassmann-Maxwell. Era l’anno 1878. Ma il risultato di quest’ultimo confronto fu ad armi pari.
-Claudio Oleari “Sensazioni, idee e personaggi della scienza del colore” in Multiverso 4, 2007

Numerosi sono stati i tentativi di far conciliare le due teorie (von Kries, Hurvitch, Jameson, Walraven, Vos, Schrödinger). Solo cinquanta anni di studi  della fisiologia del sistema visivo portò ad associare la teoria tricromatica al primo stadio del processo visivo, quello della trasduzione, e la teoria dei colori opponenti al secondo stadio.

Una discussione generale si trova in Guild “Some problems of visual perception” del 1931.

 

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Mauro Boscarol

11/9/2012 alle 18:12

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