colore digitale blog

Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1997

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Impariamo dagli errori degli altri

Qui raccolgo frasi che trovo molto divertenti (per quanto sono sgangherate) e che pesco nel web, copio, incollo e commento. Riguardano il colore, la fotografia, la grafica e anche l’ortografia, la sintassi e la grammatica italiana. Qualcuno si arrabbierà ma io la penso come Umberto Eco:

Raffinatezza? No, pulizia. Se avete la cravatta storta ve la raddrizzate e nemmeno a un hippy piace aver caccole di piccione sulla spalla.

Attributi del colore. I tre attributi del colore sono tonalità, luminosità e saturazione. (Trovato il 24 ottobre 2011.)

Commento.
(1) “I tre attributi del colore sono”:  in realtà questi sono gli attributi del colore percepito (e bisogna dirlo, perché il colore percepito non necessariamente coincide per esempio con il colore misurato con uno strumento, né con il colore RGB o CMYK, né con il colore Lab o XYZ o Yxy, ma è il colore che l’occhio umano percepisce, e gli occhi umani sono tutti diversi).
(2) “tonalità”: i nomi degli attributi sono indicati nel vocabolario in 8 lingue pubblicato dalla CIE, e questo attributo in italiano si chiama tinta, non tonalità (in inglese hue).
(3) “luminosità”: in realtà la CIE lo chiama chiarezza, non luminosità (in inglese lightness).
(4) “saturazione”: in realtà la CIE lo chiama croma, non saturazione (in inglese chroma).

Non impiegate gli automatismi proposti di default dalla reflex. Come profilo colore, io utilizzo il profilo AdobeRGB perchè ha un’ ampia gamma di tonalità, superiore al profilo colore standard sRGB. Ora impostiamo come file per le foto il formato RAW (NEF / CR2). Questo formato ci permette di registrare tutti i dati che il sensore cattura, cosa che non accade se utilizziamo un formato compresso come il JPG. (Trovato il 23 ottobre 2011.)

Commento.
(1) “Come profilo colore, io utilizzo il profilo AdobeRGB”: in realtà le fotocamere non utilizzano profili colore, ma spazi colore (e sono cose diverse, per esempio i profili hanno gli intenti di rendering, gli spazi no).
(2)  “perchè ha un’ ampia gamma di tonalità”: la frase giusta dovrebbe essere perché ha molti colori in più, non c’entrano le tonalità né la gamma (e l’accento su perché è sbagliato e lo spazio dopo l’apostrofo non ci va);
(3) “Ora impostiamo come file per le foto il formato RAW“: ah, ma se usi Raw il profilo e lo spazio colore non c’entrano niente, i due punti precedenti non hanno nessun rilievo;
(4) “cosa che non accade se utilizziamo un formato compresso come il JPG”: anche i Raw sono compressi, la differenza tra Raw e Jpeg non riguarda la compressione (ma riguarda il fatto che il primo formato non è sviluppato, mentre il secondo lo è).

Un amico mi ha fatto sapere che è stato pubblicato un libro sulla stampa, con alcune pagine di introduzione al colore. Si tratta solo di una decina di pagine che sono andato a leggere, temendo il peggio, che infatti si è puntualmente presentato.

La trattazione è confusa e contraddittoria. Non è possibile individuare singoli errori, intendendo così che il resto va tutto bene. Nella palude delle affermazioni ci sono cose che vengono puntigliosamente definite in modo errato e altre che vengono usate senza definizione. Dunque non si sa se criticare le definizioni sbagliate o criticare le definizioni che non ci sono. Ma insomma, non vale la pena perdere troppo tempo. Qui sotto ci sono alcuni miei commenti su alcuni passaggi.


pag. 8

Le frequenze maggiori di 750 THz sono dette infrarossi; quelle inferiori ai 400 THz sono invece gli ultravioletti

Veramente è il contrario: le radiazioni con frequenze superiori a 750 THz sono gli ultravioletti, quelle con frequenze inferiori ai 400 THz sono gli infrarossi. Lo dice il nome stesso (ultra, infra). Vedi per esempio Spettro elettromagnetico.

Quando un oggetto riflette l’intero spettro visibile ci appare bianco.

Praticamente tutti gli oggetti riflettono l’intero spettro visibile, ma non dipende da questo il fatto di apparire bianco. Dipende dalla quantità delle singole lunghezze d’onda. Per esempio se l’oggetto riflette tutte le onde (l’intero spettro) ma più onde lunghe che corte appare rosso, non bianco.

È convenzione suddividere lo spettro in sette famiglie principali di colore: dalla frequenza più bassa alla più alta avremo dunque il violetto, l’indaco, il blu, il verde, il giallo, l’arancione e il rosso.

Anche qui è vero il contrario: dalla frequenza più alta alla frequenza più bassa. In ogni caso, questo è un concetto che risale a Newton (1666), ma che da qualche secolo è considerato impreciso. Newton diceva che i colori principali erano sette perché pensava che fossero in corrispondenza con le note musicali. Poi, l’inglese non aveva (e ancora non ha) una parola per l’azzurro, e Newton ha usato indaco, che in realtà non si vede nello spettro. Nei libri moderni i colori principali sono sei: violetto, azzurro, verde, giallo, arancio, rosso.

Al di là delle misure fisiche (come la frequenza o la lunghezza d’onda), si può analizzare un colore attraverso tre aspetti principali: la tonalità, la luminosità e la saturazione.

Il glossario della scienza del colore è complesso e presenta molte incertezze, in tutte le lingue e ancora di più in italiano. Tuttavia esistono alcuni riferimenti importanti, il principale del quali è il vocabolario in otto lingue che la CIE Pubblica da 40 anni. Altri riferimenti sono i libri di colorimetria in italiano, per esempio Misurare il colore.

Gli attributi del colore dei corpi non autoluminosi (come nel caso della stampa) sono precisamente tre, come viene scritto. Nei termini della CIE sono la tinta (non la tonalità), la croma (non la saturazione) e la chiarezza (non la luminosità). In particolare “luminosità”, è un termine non specialistico, bandito dalla colorimetria (non c’è nel vocabolario e gli addetti ai lavori non lo usano, per la sua ambiguità). Brillanza (che non è la luminosità) e saturazione sono altri attributi che non hanno rilevanza nel caso di oggetti non autoluminosi.

quel colore non esiste

I colori sono sensazioni, esistono solo nella mente di chi li osserva. Se un colore viene visto, allora esiste nella mente dell’osservatore, come ogni altro colore che viene visto. Qui si confonde la sorgente di luce (cioè lo stimolo di colore) con il colore percepito.


pag. 9

figura dello spettro

La figura non tiene conto che al centro lo spettro è molto più chiaro e pian piano che si va verso i bordi diventa molto più scuro, fino al nero. I bordi devono essere neri.

Liechtenstein

Questo è il nome dello stato che si trova tra l’Austria e la Svizzera. Il pittore si chiama Lichtenstein.


pag. 10

il celebre esperimento di Newton: se dipingiamo un cerchio di cartone … e lo facciamo ruotare

A Newton non è mai venuto in mente di di dipingere un cerchio di cartone e di farlo ruotare, e non l’ha mai scritto nei suoi libri.

colorando il cerchio con i sette colori principali … il cerchio risulterà bianco

Evidentemente l’autore non ha mai fatto questo esperimento, perché se avesse provato il cerchio non lo avrebbe visto bianco ma grigio (chiaro o scuro  dipende dall’ampiezza delle aree colorate).

se dovessimo scegliere il numero minore di primari con i quali ottenere il maggior numero di colori in una mescolanza additiva, questi sarebbero proprio il rosso il verde e il blu

La cosa importante per ottenere il maggior numero di colori, non è il numero minore di primari, ma la loro posizione nel diagramma delle cromaticità (fig. 9 nel libro, riportata qui sotto). Una posizione lontana dal centro dà un’area maggiore (e quindi un numero maggiore di colori) di una posizione vicina al centro.


pag. 11

I singoli pixel di cui è composto lo schermo sono illuminati da tre sorgenti luminose (una rossa, una verde e una blu, sovrapposte)

Sovrapposte? Ha mai guardato l’autore uno schermo di monitor con una lente?


pag. 13

Abbiamo a che fare con una mescolanza sottrattiva ogni qualvolta usiamo degli inchiostri o dei colori su una superficie.

Questo contraddice l’esempio di Lichtenstein, da lui stesso citato, e che evidentemente l’autore non ha compreso. I quadri di Lichtenstein, e la loro riproduzione su carta sono fatti con inchiostri e colori (o meglio coloranti) eppure funzionano in mescolanza additiva, non sottrattiva.


pag. 14

Tuttavia, se dovessimo scegliere il numero minore di colori primari con i quali ottenere il maggior numero di colori finali, questi sarebbero il ciano, il magenta e il giallo.

Come sopra: anche in questo caso non è importante il numero minore di primari, ma la loro posizione sul diagramma (cioè il loro colore).

pag. 17

L’autore cita la retinatura ma non dice cos’è. Se lo dicesse si accorgerebbe che si tratta di un fenomeno additivo, non sottrattivo, pur essendo in stampa.


pag. 18

il cielo blu e l’erba verde saranno necessariamente meno ricchi di saturazione e spessore.

A dire il vero il ciano al 100% (più o meno il cielo blu) è riproducibile in stampa, mentre su monitor non lo è (e lo si vede anche dalla fig. 9 qui sotto). E quindi in stampa il cielo viene “ricco di saturazione” e “ricco di spessore” (spessore del cielo?, mah).


pag. 19


La fig. 9 sarebbe giusta (si fa per dire) se il triangolo CMY lavorasse in mescolanza additiva. Ma l’autore è andato avanti per pagine dicendo che la stampa funziona in mescolanza sottrattiva, e allora il risultato non può essere un triangolo. Dunque la figura è sbagliata.

 

Mauro Boscarol

23/10/2011 alle 20:31

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