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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Storia della sensazione del colore

2.1.2 Empedocle: il primo filosofo che ragiona sul colore

Statua di Empedocle ad Agrigento

Statua di Empedocle ad Agrigento

La dottrina dei quattro elementi
La natura del colore delle cose
L’anatomia dell’occhio
La visione del colore
Emissionista e immissionista

È un greco di Sicilia il primo pensatore che si riferisce al colore come parte della spiegazione dell’esperienza e che usa nei suoi scritti aggettivi che caratterizzano il colore delle cose (per esempio “latte bianco”): il filosofo, poeta e fisico Empedocle.

Empedocle (483-423 a.C. circa) nasce ad Agrigento (Ἀκράγας Akragas in greco) da una famiglia nobile e ricca. Della sua vita si sa molto poco, ma Diogene Laerzio (storico del pensiero antico vissuto attorno al 200 d.C., fonte principale per la biografia di Empedocle)  lo considera un pitagorico della seconda generazione, allievo di Telauge, figlio di Pitagora.

Empedocle è oratore, profeta, taumaturgo e medico ed è anche l’ultimo filosofo greco che scrive in versi (quattrocento anni dopo, Lucrezio lo prenderà come modello nel De rerum natura). Probabilmente le opere di Empedocle sono numerose, ma a noi sono giunti solo frammenti di due di esse: Dell’originePurificazioni, poemi scritti in dialetto ionico. Del primo ne è pervenuto circa un quinto in forma di citazioni fatte da altri autori tra i quali Aristotele e Plutarco. 1

Secondo una leggenda, Empedocle muore precipitando nel cratere dell’Etna attorno al 423 a.C. La sua morte ha ispirato due autori associati al Romanticismo: Friedrich Hölderlin (1770-1843) che ha composto la tragedia Tod des Empedocles (La morte di Empedocle) e  Matthew Arnold (1822-1888) autore del poema Empedocles on Etna (Empedocle sull’Etna). Dante lo pone nel IV canto dell’Inferno tra la “gente di molto valore” che visse prima del cristianesimo, assieme ad Aristotele (“maestro di color che sanno”) a Socrate e Platone (“che innanzi agli altri più presso gli stanno”) e a numerosi altri sapienti dell’antichità.

La dottrina dei quattro elementi

Di grande importanza è la teoria sviluppata da Empedocle per dare una soluzione al problema degli elementi fondamentali e immutabili della materia.

Talete (624-565 a.C.) aveva individuato l’acqua come sostanza primordiale da cui tutto il mondo si era formato, mentre Anassimene (586-528 a.C.) aveva indicato l’aria come origine di tutte le cose e fonte delle trasformazioni materiali. Per Eraclito (540-475 a.C.) il fuoco è l’elemento primario da cui derivano le cose e tutto scorre (panta rhei) nulla resta immobile, tutto cambia e si trasforma. Parmenide (515-450 a.C.) al contrario sostiene l’eterna immutabilità dell’essere. 2

Empedocle risolve il dilemma mutabilità/immutabilità conciliando le teorie di Eraclito e Parmenide in un unico pensiero e contemporaneamente fornisce il suo elenco degli elementi fondamentali e immutabili della materia, che sono quattro: acqua, terra, aria e fuoco. Questi elementi compongono tutte le cose del mondo e, unendosi e separandosi, formano la realtà complessa e mutevole che osserviamo. Gli elementi sono fondamentali e immutabili mentre la realtà che osserviamo è “composta” dagli elementi ed è mutabile.

Dalla mescolanza di acqua, terra, etere [aria] e sole [fuoco]
nacquero tante forme e colori di esseri mortali, quanti adesso
ne esistono, per opera di Afrodite
[Empedocle Dell’origine] Frammento 71 DK

È la dottrina dei quattro elementi, una teoria che reggerà duemila anni e della quale ancor oggi troviamo tracce, per esempio nel raggruppamento dei segni zodiacali e nel linguaggio (la “furia degli elementi”, il “temperamento focoso”). Famosa è la frase che Shakespeare fa pronunciare ad Antonio sul cadavere di Bruto:

La sua vita fu generosa e gli elementi in lui così commisti che la natura potrebbe levarsi a dire al mondo intero: questi fu un uomo.
[Shakespeare Giulio Cesare] V, 5

Per Empedocle ogni cosa animata e inanimata è composta dai quattro elementi fondamentali, le “radici” (rhizòmata), che si accostano e si separano sotto l’influsso di due forze basilari: l’odio, che tende a dividere, e l’amore, che tende a unire. 3

Nell’Odio tutto è difforme e contrastante,
ma nell’Amore tutto si riunisce
e ogni cosa è colta da desiderio dell’altra.
E da essi germinano tutte le cose che erano e sono e saranno,
alberi, umani, fiere, uccelli e i pesci che abitano nell’acqua,
e gli dei dalla lunga vita
[Empedocle Dell’origine] Frammento 21 DK

Il carattere mutevole delle cose è dato dalle proporzioni sempre diverse con cui i quattro elementi si accostano. Non si mescolano, ma si accostano come piccoli mattoni o come le lettere di una parola.

Per quelli che la pensano alla maniera di Empedocle, quale sarà il modo di questa generazione? Per loro non potrà trattarsi che di composizione, proprio come un muro risulta composto di mattoni e di pietre. E la miscela di cui essi parlano verrà fuori dagli elementi che rimagono, sì, intatti, ma che sono ridotti in piccole parti e messi l’uno accanto all’altro; in un siffatto modo, comunque, si dovrebbero generare anche la carne e ciascuno degli altri omeomeri.
[Aristotele Della generazione e della corruzione] II, 334a 27-31

Anche Empedocle ha detto che noi come tutti gli altri corpi terrestri siamo fatti degli stessi elementi nominati da Ippocrate, ma non completamente mescolati tra loro ma posti in contatto uno con l’altro in piccole porzioni.
[Galeno In Hippocratis De Natura hominis]

Empedocle fornisce anche alcune precise ricette: sangue e carne sono composti da tutti e quattro gli elementi in ugual proporzione, le ossa sono costituite di quattro parti di fuoco, due di terra e due di acqua, mentre i tendini originano da fuoco e terra mescolati con il doppio di acqua.

La natura del colore delle cose

Tra i pochi frammenti degli scritti di Empedocle che ci sono pervenuti, alcuni riguardano il colore. Il punto centrale del suo pensiero sul colore è contenuto nel frammento 71, in cui afferma che le cose di questo mondo sono caratterizzate oltre che dalla forma anche dal colore. E poiché le cose sono costituite dai quattro elementi fondamentali, ci deve essere una relazione tra gli elementi che formano le cose e i colori delle cose stesse. 4

La relazione è la seguente: due dei quattro elementi fondamentali, il fuoco e l’acqua, sono colorati. Il colore del fuoco è il bianco, il colore dell’acqua è il nero. Il sole, per esempio, è fuoco e produce la luce che è chiara, dunque al fuoco è assegnato il bianco. La pioggia, invece, è acqua, ed è presentata come scura, dunque all’acqua è assegnato il nero. Bianco e nero, come sempre nell’antica Grecia, significano anche rispettivamente chiaro e scuro.

Gli altri due elementi, l’aria e la terra, rimangono senza colore. Aezio ( dossografo greco del I secolo d.C.) scrive che a questi elementi Empedocle associa giallo e rosso, senza esplicitare l’associazione, e questa idea verrà ripresa da altri studiosi, ma è molto probabile che si tratti di una tradizione che attribuisce ad Empedocle un’idea non sua.

D’altra parte Empedocle, che postula solo il colore bianco del fuoco e il colore nero dell’acqua, afferma che dall’accostamento di bianco e nero vengono generati tutti gli altri colori. Come già accennato nel capitolo precedente, questa affermazione, che a noi pare priva di senso o almeno poco intuitiva, verrà sostenuta da gran parte dei filosofi antichi, a cominciare dal più influente, Aristotele, e sarà considerata valida per tutto il Medioevo.

Per cercare di avvicinarci al pensiero di Empedocle possiamo pensare all’arcobaleno, che è formato dalla luce del sole e dall’acqua della pioggia, e dunque i suoi colori sono il risultato della combinazione di particelle di fuoco e di acqua e in fin dei conti di bianco e di nero. Si può anche partire dal colore del sole, che è fuoco, e che Empedocle dice bianco, ma che non rimane sempre bianco. A mezzogiorno lo è, ma all’alba e durante l’aurora può apparire di colore lilla, pesca, arancio; e al tramonto può apparire giallo, arancio, rosa, rosso, i colori che vengono prodotti dall’incontro tra le particelle del sole (bianco, chiaro) che si combinano in varie proporzioni con le particelle dell’acqua (nera, scura) che esiste nell’atmosfera e che cambiano man mano che la quantità di acqua aumenta e quella di fuoco si riduce al minimo. Oppure si può partire dall’altro estremo, cioè dal colore dell’acqua, che Empedocle dice nera, ma non rimane sempre nera perché il colore cambia in funzione dell’illuminazione. Nel profondo del mare appare blu scura e nera, ma se è illuminata dal sole (fuoco) può apparire azzurra o anche bianca. In questo caso la produzione dei colori è il risultato della combinazione di acqua con parti di fuoco emesso dal sole in diverse proporzioni.

Dunque per Empedocle tutti i colori sono generati dal bianco e dal nero, o meglio sono prodotti dalla combinazione di chiaro e di scuro. Solo nel XVII secolo Newton darà al colore la sistemazione oggi accettata dalla scienza moderna ma, curiosamente, poco dopo Newton, la teoria di Empedocle verrà rivalutata da Johann Wolfgang von Goethe che la porrà alla base della sua teoria del colore, la Farbenlehre, che tuttavia veniva considerata, in questa parte, errata già ai tempi di Goethe stesso.

L’anatomia dell’occhio

Empedocle si occupa anche dell’occhio e afferma che è completamente costituito da fuoco e acqua. Famosa è la similitudine della lanterna:

Come nella notte tempestosa qualcuno, pensando di uscire,
si arma di un lume, splendore di fuoco ardente,
e adatta lanterne [con teli] che riparano da ogni genere di vento
e disperdono il soffio dei venti che spirano,
ma la luce, proiettandosi fuori, più lontano che può
brilla tra gli spiragli [tra i teli] con raggi infaticabili,
così allora [Afrodite] formò la pupilla rotonda,
il fuoco primordiale stava serrato in membrane e in tessuti sottili
che lo difendevano dall’acqua profonda che circolava intorno,
ma permettevano al fuoco di proiettare fuori, il più lontano possibile
[Empedocle Dell’origine] Frammento 84 DK

L’occhio è come una lanterna nella notte di tempesta, costituito di fuoco (che potrebbe risiedere nel cristallino) che si proietta esternamente, circondato da acqua (gli umori che circondano il cristallino) e tenuto separato da essa da membrane (cioè il cristallino e gli umori rimangono separati).

Le proporzioni di acqua e fuoco non sono le stesse per tutti gli individui. Gli occhi scuri hanno più acqua che fuoco; gli occhi chiari più fuoco che acqua. Gli occhi migliori sono quelli in cui acqua e fuoco sono presenti in equilibrio. Gli occhi degli animali che vedono meglio di giorno hanno poco fuoco e più acqua, e di giorno il poco fuoco interno viene aiutato dalla luce. Gli occhi degli animali che vedono meglio di notte contengono poca acqua e più fuoco e la poca acqua interna viene aiutata dall’oscurità della notte.

Cratere a campana greco 440-430 a.C.

Cratere a campana greco 440-430 a.C.

La visione del colore

Empedocle chiarisce anche come arrivano all’occhio le parti di bianco e di nero che generano i colori. Gli oggetti emettono effluvi cioè emanazioni, esalazioni che si diffondono per l’aria e che arrivano all’occhio. Un effluvio ha certe proporzioni di particelle dei quattro elementi: particelle di acqua, di terra, di aria e di fuoco.

L’occhio, come tutte le materie, è dotato di pori, ossia di meandri tra le parti solide elementari. 5 I pori non sono tutti uguali, in particolare nell’occhio ci sono pori che accolgono solo le particelle di fuoco e pori che accolgono solo le particelle di acqua degli effluvi. L’occhio non ha pori per accogliere le particelle di aria e di terra, che dunque non vengono percepite e non partecipano al processo della visione, in accordo con il fatto che gli elementi aria e terra non hanno colore e dunque sono invisibili. Siamo in grado di percepire il colore proprio perché questi pori consentono agli effluvi di portare all’interno dell’occhio le informazioni sul colore dell’oggetto da cui provengono.

E quando vediamo il colore dell’oggetto diciamo di “vedere l’oggetto”. Nel dialogo Menone, scritto da Platone (nato circa negli anni in cui la vita di Empedocle terminava), Socrate (S.) descrive a Menone (M.) la teoria della percezione del colore di Empedocle.

M. E del colore, Socrate, cosa dici?

S. Vuoi che ti risponda alla maniera di Gorgia, sì che tu possa seguirmi meglio?
M. Lo voglio sì!
S. Seguendo le tesi di Empedocle, non dite che dalle cose scaturiscono certi effluvi?
M. Senza dubbio!
S. E che vi sono dei pori che ricevono e lasciano passare gli effluvi?
M. Sicuro!
S. E che tra gli effluvi alcuni sono perfettamente corrispondenti ai pori, altri, invece, minori o maggiori?
M. Proprio così!
S. E c’è qualcosa che chiami vista?
M. Sì.
S. Di qui “comprendi quello ch’io dico”, disse Pindaro: effluvio di figure è il colore che esattamente corrisponde alla vista ed è sensibile.
M. Ottima, Socrate, mi sembra la tua risposta.
S. Forse perché si adegua alle tue abitudini, e perché, ad un tempo, credo, ti serve per capire in che consiste la voce, l’odorato, e molte altre cose dello stesso genere.
[Platone Menone] IX 76D4-5

Quando vediamo che un oggetto è bianco significa che l’oggetto emette un effluvio con una grande quantità di particelle di fuoco (e poche particelle di acqua, o nessuna) che raggiungono l’occhio e entrano nei pori adatti a riceverle. Similmente, un oggetto che vediamo nero emette una grande quantità di particelle di acqua (e niente particelle di fuoco) che raggiungono e penetrano nell’occhio.

Tutti gli altri colori si formano dalla proporzione di bianco e di nero che contengono. Un oggetto di  colore, per esempio, verde emette particelle di fuoco e particelle di acqua in una certa proporzione; queste particelle arrivano all’occhio e penetrano attraverso i rispettivi pori del fuoco e dell’acqua. L’occhio registra la proporzione complessiva di fuoco e acqua e, secondo tale proporzione, viene generata (in un modo che Empedocle non spiega) la percezione del colore verde.

Emissionista e immissionista

Dai pochi frammenti che ci sono giunti non è chiaro se Empedocle appoggia la teoria emissionista dei raggi visuali o quella immissionista degli effluvi. La similitudine della lanterna può essere interpretata come espressione di una teoria emissionista di tipo pitagorico, mentre la teoria degli effluvi è di tipo immissionista e prelude alla visione degli atomisti. Anche Aezio non dà una risposta definitiva:

Empedocle fornisce spiegazioni [della visione] sia per mezzo dei raggi sia per mezzo degli effluvi; per lo più, però, nel secondo modo: infatti, ammette le emanazioni.
[Aezio Placita Philosophorum]

Può anche essere che Empedocle intendesse combinare le due teorie e in tal caso il suo pensiero può essere considerato uno stadio di transizione tra la precedente teoria pitagorica e un’altra grande concezione della realtà, la teoria degli atomi di Leucippo e Democrito.


Note

1 Alcuni studiosi ritengono che i frammenti delle due opere appartengano in realtà ad un unico poema.

2 Marco Ciardi Breve storia delle teorie della materia Carocci 2003

3 Charles Singer Breve storia del pensiero scientifico Einaudi 1961

4 Per la natura del colore in Empedocle seguo Katerina Ierodiakonou “Empedocles on Colour and Colour Vision” Oxford Studies in Ancient Philosopy XXIX, 2005

5 Vasco Ronchi Storia della luce Laterza 1983

 

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Mauro Boscarol

10/10/2009 alle 23:29

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