colore digitale blog

Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Risultati per la parola ‘tritanopia’

Fisiologia della visione del colore

Anomalie nella visione del colore (daltonismo)


Tricromatismo e altri cromatismi

Nell’ambito del regno animale esistono occhi “diversi”. Ci sono occhi che rispondono solo all’intensità della luce e non vedono i colori.  A questi occhi il mondo appare in bianco e nero (che è un modo comune per dire “a scala di grigi”), cioè hanno una visione monocromatica. Le balene, le foche hanno occhi di questo tipo.

Il modello superiore è la visione dicromatica, che appartiene ai cani, ai gatti e alla maggior parte dei mammiferi non marini. Questo tipo di visione è presente anche in una parte del genere umano (sono i cosiddetti daltonici).

La visione tricromatica  è la visione “normale” (cioè più comune) dell’essere umano.

Infine alcuni animali, per esempio il pesce rosso, hanno la visione tetracromatica e altri, per esempio i polli e le galline, hanno la visione pentacromatica.


Anomalie della visione del colore nell’essere umano

Alcune anomalie della visione derivano da alte­razioni dei fotorecettori della retina. Il tricromate normale è il soggetto che non ha alcuna anomalia ai coni della retina e quindi vede normalmente tutti i colori .

Circa l’8% della popolazione maschile ha qual­che difetto genetico relativo ai fotorecettori. Il tricromate anomalo è un soggetto nella cui re­tina sono presenti tutti e tre i tipi di coni, ma un tipo di coni presenta delle anomalie:

  • il protanomalo presenta una anomalia ai coni L, cioè è anomalo per il verde (riguarda l’1% della popolazione);
  • il deuteranomalo presenta una anomalia ai co­ni M, cioè è anomalo per il rosso (riguarda il 5% della popolazione);
  • il tritanomalo presenta una anomalia ai coni S, cioè è anomalo per il blu.

Il soggetto dicromate (o daltonico) è caratterizzato dall’assenza di un tipo di coni:

  • se sono assenti i coni L (rosso) il soggetto è det­to protanope (1% della popolazione) e non di­stingue tra rossi e verdi;
  • se sono assenti i coni M (verde) è detto deuteranope (1% della popolazione) e anche in que­sto caso confonde tra rossi e verdi;
  • se sono assenti i coni S (blu) è detto tritanope (è un difetto molto raro, colpisce il 0,004% della popolazione) e non distingue tra violet­to e giallo.

Infine il soggetto monocromate è afflitto da ceci­tà cromatica totale o acromatopsia. Questo difet­to è molto raro, interessa lo 0,003% della popo­lazione e può derivare dalla presenza di un solo tipo di coni (monocromatismo da coni o atipico) o dall’assenza totale di coni (monocromatismo da bastoncelli o tipico).

Per maggiori particolari e immagini sulle anomalie della visione a colori si veda Perché i daltonici sono (quasi) solo maschi in questo blog.

La veri­fica delle anomalie della visione viene effettuata mediante tavole colorate, tra le quali molto usa­te sono le tavole di Ishihara (dal nome dell’of­talmologo giapponese Shinobu Ishihara, 1879-1963). Nella tavola qui sotto, un soggetto normale legge 15, un soggetto con alterazioni retinali legge 13, o 17 o nulla.



Terminologia

Il primo elemento “proto”, ­”deutero”, ­”trito”­ dei termini com­posti deriva dal greco e significa rispettivamente primo, se­condo, terzo (con riferimento rispettivamente a rosso, verde, blu). “Anopsia” (composto di a e del greco opsis, vista) significa “impossibilità di vedere”.

In italiano (e in altre lingue latine) “daltonico” è un termine generico per indicare una anomalia nella visione del colore. Deriva dal nome del chimico inglese John Dalton (1766-1844) che nel 1794 diede una descrizione scientifica della propria visione alterata dei colori nell’articolo “Extraordinary facts relating to the vision of colors”. Basandosi sulla sua de­scrizione si è creduto per molto tempo che fosse protanope, mentre esami fatti dopo la sua morte hanno dimostrato che era deuteranope. In inglese “daltonic” indica esattamente l’anomalia di cui soffriva Dalton, cioè la deuteranopia.


Letture

Oliver Sacks L’isola dei senza colore Adelphi 1997. Nella prima parte il neurologo inglese Oliver Sacks narra il caso della popolazione dell’atollo micronesiano di Pingelap, affetta da una alta incidenza di acromatopsia.

Oliver Sacks Un antropologo su Marte Adelphi 1995. In uno dei sette racconti Sacks narra il caso di un pittore che a causa di un incidente stradale, aveva perso la capacità di distinguere i colori, precipitando così in un mondo di bianchi, grigi e neri.

 

Mauro Boscarol

26/8/2012 alle 21:00