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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Calibrare e profilare una stampante

Calibrare una stampante+supporto

La calibrazione di una stampante ne determina il comportamento, in particolare nella produzione del colore. Inoltre i colori che vengono stampanti da una particolare combinazione stampante+supporto+coloranti, variano con il tempo. Per questo motivo la stampante va “calibrata” durante l’installazione e “ricalibrata” periodicamente per portarla nello stato iniziale.

Una stampante può avere proprie capacità di calibrazione o esserne sprovvista. Tipicamente le stampanti controllate da un RIP hanno proprie capacità di calibrazione. Per quelle che non hanno la possibilità di essere calibrate direttamente, l’unica soluzione consiste nel creare il profilo colore con le opzioni di calibrazione incorporate.

La calibrazione, e dunque la produzione dei colori, dipende da molti parametri, tra i quali:

  • marca e modello di stampante (per esempio Epson Stylus Pro 3880);
  • tipo di supporto (per esempio carta patinata);
  • tipo di coloranti (per esempio Canon Pigment);
  • modalità di colore (per esempio CMYKcmk);
  • velocità e direzionalità della testina (per stampanti ink-jet);
  • risoluzione e qualità di stampa (per esempio 720 x 720 dpi singola passata);
  • tipo di retino (ampiezza o frequenza).

Per la calibrazione è necessario un software, tipicamente compreso in un RIP, oppure indipendente, e uno spettrofotometro per la misura del colore.

Nota. Il termine “linearizzazione” di una stampante viene usato talvolta nel senso di “calibrazione” e altre volte, più propriamente, nel senso di “ricalibrazione”, per riportarla alle condizioni iniziali di calibrazione (a cui il profilo ICC si riferisce).

La primissima cosa da fare è determinare se la propria stampante è controllata da un driver o da un RIP. Tipicamente un driver può accettare solo dati RGB mentre un RIP può accettare qualunque tipo di dati, RGB o CMYK o anche Lab (ma dipende dal RIP).

Se la stampante è controllata da un driver che può ricevere solo dati RGB i vari target di stampa (e il profilo stesso) dovranno essere in modalità RGB.

Se la stampante è controllata da un RIP che può ricevere solo dati CMYK i vari target di stampa (e il profilo stesso) dovranno essere CMYK.

Se la stampante è controllata da un RIP che può ricevere sia dati RGB che dati CMYK è probabilmente meglio trasmettere dati RGB e impostare la conversione interna da RGB a CMYK, quindi i vari target di stampa (e il profilo stesso) dovranno essere in modalità RGB. Oppure si può decidere di trasmettere dati CMYK e quindi i vari target di stampa (e il profilo stesso) dovranno essere CMYK.

La seconda cosa da fare è stabilire se useremo la stampante come prova colore (cioè in simulazione) di qualche altro procedimento di stampa, oppure la useremo indipendentemente da altri processi di stampa.

Per semplicità qui ci riferiamo ad una stampante+carta con quattro coloranti (inchiostri o toner) CMYK. Tipicamente calibrare una stampante con determinati parametri (supporto, coloranti, ecc.) significa

  1. per ogni colorante stabilire il limite (channel ink limit), cioè la quantità massima utilizzabile dalla stampante, la quantità che deve corrispondere al valore 100;
  2. stabilire il limite di inchiostro totale (total ink limit)
  3. per ogni colorante linearizzare la quantità di colorante;

Un’altra cosa che si può fare durante la calibrazione, solo per stampanti CMYK, consiste nel determinare la quantità complessiva di coloranti (TIL, total ink limit, TAC, total area coverage). Questa informazione non fa parte della calibrazione, nel senso che non modifica il comportamento della stampante, ma è utile per caratterizzarla e profilarla.


1. Limitare ogni colorante
(channel ink limit)

Il limite si stabilisce stampando (con limiti al 100%) un target simile a uno di questi qui sotto (la forma effettiva varia da software a software e da strumento a strumento), che contiene una strisciata con varie percentuali per ogni colorante.

Questo è un target CMYK che si trova in un software EFI:

Questo invece è un target RGB con tacche posizionate casualmente creato con Argyll:

Se necessario si lascia asciugare alcuni minuti e quindi si misurano le tacche oppure si controlla visivamente la stampa.

Se si misurano le tacche, i risultati vengono analizzati dal software che ha generato il target. Tipicamente il limite viene determinato osservando i valori di L* C* h (L* è la chiarezza, C* è la croma, h è l’angolo di tinta) e si fissa dove

  • il valore C* o L* non cresce più oppure ha una crescita inferiore rispetto alla crescita precedente; oppure
  • il valore di h cambia bruscamente.

Se si controlla visivamente occorre determinare fino a che punto il deposito di colorante è accettabile, cioè la tacca non è sovrainchiostrata né sottoinchiostrata. Si annota la percentuale massima accettabile per ogni colorante, che viene indicata al software che esegue la calibrazione.

D’altra parte se si fissa un limite troppo basso, il gamut di colore della periferica si restringe.

Nel caso in cui il RIP sia utilizzato per simulare un’altra periferica di stampa (cioè per fare delle prove colore) è utile limitare gli inchiostri in modo che possa essere riprodotto il gamut da simulare ma non di più. ColorThink  ha una ColorSmarts Guide per stabilire, in questo caso, i limiti di inchiostro per il RIP.


2. Determinare il TIL (o TAC)

La quantità massima di coloranti per una stampante CMYK è 400% ma non tutte le stampanti possono sovrapporre una tale quantità di colorante. Il massimo valore consentito è detto TIL (total ink limit) o TAC (total area coverage).

Se si usa il driver o il RIP del costruttore della stampante, probabilmente il limite è già stato fissato, o si può fissare nelle impostazioni manuali della stampante (pannello frontale). Nelle stampanti laser+toner, per esempio, il limite tipicamente è già fissato dal costruttore.

Se il TIL non è stato fissato, lo si può fissare direttamente nel RIP, se si usa un RIP, e se il RIP lo consente. Alternativamente lo si può fare nel profilo colore ma è meglio, se possibile, farlo nel RIP stesso.

Per determinare il valore del TIL si stampa un target come questo, fatto con tacche scure con un limite di TIL massimo al 400%. Ogni tacca ha un percentuale complessiva di coloranti elevata (per esempio 300%, 310%, 320%, ecc.).

Se il target stampato ha visibilmente troppo inchiostro se ne può stampare un altro con un limite inferiore (se il software lo consente).

Dopo averlo lasciato asciugare si controlla il target sia visivamente che con lo strumento (se previsto). Visivamente si determinano le aree in cui l’inchiostro non asciuga o dove la carta si deforma anche se asciugata o dove l’inchiostro esce dai bordi della tacca stessa. Eliminate queste aree si determina qual è la tacca con la massima quantità di inchiostro.

Alcuni software di calibrazione determinano automaticamente il TIL dopo la misura del target.


3. Linearizzare ogni colorante

Dopo aver determinato il limite di ogni colorante per quella stampante e per quel supporto il prossimo passo consiste nel calibrare la stampante effettuando una linearizzazione che assicura che i valori tonali variano linearmente da 0 a 100%. La linearizzazione potrebbe essere automatica, oppure non necessaria, dipende dalla stampante e dal suo driver o RIP. Di solito in un RIP c’è la possibilità di linearizzare.

Per ogni colorante la quantità di colore richiesta può andare da 0 a 100 (nel grafico qui sotto è il valore in ascissa). In corrispondenza ad ogni valore tra 0 e 100 la stampante emette una data quantità di colorante, tipicamente non proporzionale al valore in ingresso (linea tratteggiata nel grafico qui sotto).

Linearizzare il canale del colorante significa fare il modo che la densità dell’inchiostro, in funzione del valore di ingresso, sia come indicato dalla linea continua.

Oggi si tende a non utilizzare più i valori di densità ma la chiarezza L* o eventualmente la croma C*.

Si stampa lo stesso target utilizzato per il limite massimo di colorante e questa volta si misurano le singole tacche con uno spettrofotometro. I risultati vengono comunicati al software di calibrazione.

A questo punto si può linearizzare la curva manualmente o automaticamente, secondo le opzioni del software.

La limitazione e linearizzazione di ogni colorante si può controllare nel profilo della stampante con questa ColorSmarts di ColorThink.

Aggiornamento (21/03/2012): in YouTube è ora disponibile un video che illustra la procedura, preparato dalla stessa Chromix, la software house di ColorThink.

Il file con i dati di calibrazione vengono salvati nel sistema per poter essere utilizzati. Per esempio i file di calibrazione dei Rip EFI usano .epl come estensione ed ogni file .epl va collegato con il relativo profilo ICC. I file di calibrazione di Epson hanno .clb come suffisso. I file di calibrazione di Argyll hanno .cal come suffisso.

Una “ricalibrazione” può saltare la determinazione del TIL, e controllare solo il limite dei coloranti e la linearizzazione e modificare il file di calibrazione.

 

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Mauro Boscarol

23/1/2011 alle 15:44

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