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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1997

Nella serie Nozioni base di prestampa digitale

La retinatura tradizionale

La retinatura qui illustrata è detta “tradizionale” perché è stata usata per decenni nella stampa industriale. Oggi con le tecniche digitali si usano varianti di questo tipo di retinatura.

È detta anche retinatura a modulazione d’ampiezza per distinguerla dalla retinatura a modulazione di frequenza che è più recente.

Praticamente questa retinatura non è più usata, ma viene qui illustrata come riferimento per le successive variazioni (modulazione di ampiezza digitale e modulazione di frequenza digitale).


Un macchina da stampa con solo inchiostro nero, può evidentemente stampare solo in nero (inchiostro) su bianco (carta). Non ci sono altre possibilità. Ma in tal caso, come si può ottenere un grigio? La risposta è appunto la retinatura:

Retino al 50%

Retino al 50% ingrandito

Questa è un’area molto ingrandita in cui ci sono dei punti neri su sfondo bianco. Complessivamente i punti neri coprono un’area che è il 50% dell’area totale del rettangolo. A sufficiente distanza, il bianco e il nero si fondono in mescolanza additiva e l’osservatore ha l’impressione di vedere un grigio:

Retino al 50%

A distanza appare grigio

Questa tecnica di simulazione è detta retinatura (inglese screening).

Il retino dell’esempio qui sopra è al 50%. Qui sotto ci sono due esempi di retino al 20% e al 70%. Nel primo il nero copre il 20% dell’area, nel secondo il nero copre il 70% dell’area:

Retino 20%

Retino 20%

retino9

Retino 70%

I tre retini visti qui sopra hanno percentuali diverse (20%, 50%, 70%) ma le linee di punti sono sempre alla stessa distanza, cioè i tre retini hanno la stessa frequenza o lineatura.

Vediamo come sarebbe un retino, per esempio al 50%, con frequenze diverse. L’area coperta di nero deve essere sempre  50% di quella bianca e quindi se la frequenza aumenta, cioè le linee si avvicinano, i punti dovranno diventare più piccoli; se la frequenza diminuisce, le linee si allontanano e i punti dovranno diventare più grandi.

Ecco un retino al 50% (cioè l’area coperta di nero è il 50% dell’area bianca) con tre frequenze diverse (alta, media, bassa):

Alta frequenza Media frequenza Bassa frequenza

Un retino è dunque determinato

  • dalla sua percentuale (da 0% = assenza di nero a 100% = tutto nero) e
  • dalla sua frequenza (misurata in linee per centimetro, oppure linee per pollice).

Il principio della retinatura viene facilmente esteso alle immagini a scala di grigi. In tal caso la lineatura del retino è fissa, ma varia la percentuale per poter rendere i vari livelli di grigio. Qui sotto una immagine a scala di grigi e un ingrandimento retinato della zona contornata in rosso.

Immagine a scala di grigi Area retinata

Una immagine retinata è detta una mezzatinta (in inglese halftone). Tradizionalmente, la mezzatinta si otteneva fotografando l’originale a tono continuo interponendo tra obiettivo e materiale fotosensibile una lastra di cristallo nella quale erano tracciate due serie di linee parallele che si incontrano ad angolo retto: il retino, appunto, che, osservato in trasparenza, era costituito da un grande numero di quadratini trasparenti.


Caratteristiche del retino

Riassumiamo qui la definizione e le caratteristiche di un retino. Un retino (screen) è costituito da punti posti sull’intersezione di due fasci perpendicolari di rette parallele ed equidistanti.

Se i punti sono tutti delle stesse dimensioni, il retino è uniforme o piatto. Per un retino uniforme si può parlare di percentuale di grigio (screen percentage), cioè del rapporto percentuale tra area coperta e area bianca del supporto.

Il numero di linee per unità di misura (centimetro o pollice) è la frequenzalineatura del retino (inglese screen frequency) misurata in linee per centimetro (lpc) o linee per pollice (lpi, line per inch). Naturalmente, la frequenza va misurata lungo le linee stesse.

L’angolo che una linea di punti del retino forma con la verticale è l’angolo del retino (screen angle).

I punti di un retino hanno una certa forma (forma del punto, spot shape). Tipicamente la forma del punto è un cerchio (retino a puntidot screen), ma sono possibili forme diverse, per esempio la forma di linea (retino a lineeline screen), di ellisse, di quadrato, di rombo (retino a diamante, diamond screen). Un retino che rende l’idea di una trama si chiama  texture screen.


Retinatura a colori

Il colore viene prodotto stampando più retini sovrapposti ad angolature diverse. Nel caso più comune i retini sono quattro, stampati rispettivamente con inchiostro ciano, magenta, giallo e nero (CMYK) e con angolature diverse. Per esempio questo azzurro:

Azzurro

potrebbe essere ottenuto con queste retinature:

Ciano al 50% Magenta al 20% Giallo al 15% Nero al 5%

Nella retinatura tradizionale per evitare il problema del moirè (interazione geometrica tra i retini che genera problemi di interferenza percettiva), i retini vengono ruotati in questo modo: il giallo resta a 0°, il magenta a 15°, il nero a 45° e il ciano a 75°. È possibile dimostrare che con questa combinazione di angoli e frequenze, la stessa posizione relativa dei punti nei quattro retini non viene mai ripetuta e il moirè è in realtà un micromoirè (rosetta), così piccolo da non generare alcun disturbo visivo.


Storia della retinatura

La tecnica di simulazione dei colori grigi mediante retinatura (cioè mescolanza additiva del bianco della carta e del nero dell’inchiostro) è stata introdotta alla fine dell’Ottocento dal tedesco Georg Meisenbach (1841-1912) ma altri prima di lui avevano lavorato sulla stessa idea come si può leggere nella voce Halftone di Wikipedia.

 

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Mauro Boscarol

17/12/2008 alle 16:25

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