colore digitale blog

Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1997

Nella serie Nozioni base di prestampa digitale

La retinatura digitale

Il retino digitale (a modulazione d’ampiezza) è una simulazione del retino tradizionale.

Con tecnologia digitale il plate setter (incisore di lastre) e l’image setter (incisore di pellicole) lavorano con un raster di punti di stampa, ad una certa risoluzione, che si misura in dpi (dot per inch).

Pe riprodurre un pixel (monocromatico oppure a colori) si utilizza una forma digitale di retinatura. Consideriamo come viene riprodotto un pixel su un dispositivo a raster nel caso più semplice: quello in cui il pixel è monocromatico e l’angolo del retino è 0°.

Retino digitale

Il raster dei punti di stampa viene suddiviso in zone quadrate di m x m punti. Ognuna di queste zone è detta punto di retino e m è il lato del punto di retino. In ogni punto di retino è possibile rappresentare m2+1 diverse percentuali (o livelli) di grigio annerendo rispettivamente 0, 1, 2, …, m2 punti di stampa. Per esempio, se m=4, e quindi un punto di retino è composto di 16 punti di stampa, è possibile ottenere le 17 percentuali di grigio indicate nell’immagine qui sotto:

immagine36

Nel retino che si ottiene, l’angolo è 0° e la frequenza, se n è la risoluzione della stampante, è n/m. La relazione tra frequenza e numero di livelli di grigio ottenibili è dunque

livelli di grigio = lato2+1 = (risoluzione/frequenza)2+1

In un retino tradizionale, realizzato fotograficamente, angolo e frequenza (e percentuale di grigio nei retini uniformi) sono indipendenti tra loro, cioè si possono realizzare retini con qualunque percentuale di grigio, qualunque angolo e qualunque frequenza.

Con le tecniche digitali invece questi tre parametri non sono indipendenti. In altre parole, su un certo dispositivo d’uscita a raster, è possibile creare soltanto retini con certe angolature e l’angolatura determina le frequenze e le percentuali di grigio possibili. Se la risoluzione a cui si lavora è molto alta, ciò non crea un problema ma può diventarlo se la risoluzione è bassa.


Caso generale (angolo qualunque)

Quella indicata qui sopra è la tecnica per realizzare retini a 0°. La tecnica generale, che consente di realizzare retini anche con altre angolature, è più complessa.

Un retino è determinato semplicemente da due numeri interi x e y non ambedue nulli. Fissati questi due numeri, e fissato il dispositivo di uscita con risoluzione n, tutte le caratteristiche del retino ne discendono come segue.

I due numeri sono le distanze in orizzontale e in verticale dello spigolo di un punto di retino dallo spigolo corrispondente del punto adiacente. Fissato un pixel qualunque del raster, ne prendiamo un altro a x pixel più a destra e y pixel più in alto. Allora, il punto di retino, per il teorema di Pitagora, ha lato

m = radice(x2 + y2)

quindi

  • la frequenza è n/m = risoluzione/lato,
  • il numero di grigi è m2 + 1 = x2 + y2 + 1,
  • l’angolo del retino è arctan (x/y).

Questa è la relazione generale, che comprende anche il caso a 0° (corrispondente a x=0).


Retinatura digitale a colori

Retino a colori

In questo caso il problema è l’angolatura dei retini, perché in digitale non sono ottenibili tutte le angolazioni. In particolare non sono ottenibili esattamente le angolature usate nel retino tradizionale.

Per questo motivo il moirè in retinatura digitale si presenta con maggior frequenza rispetto alla retinatura tradizionale. Cercando di approssimare frequenze e angoli della retinatura tradizionale, si può raggiungere solo una grossolana approssimazione, che amplifica i problemi di moirè.

Quindi per ogni stampante e risoluzione vengono studiati gli angoli ottimali, che minimizzano il moirè e vengono proposti come retini di default (printer default screen).

Qui sotto la finestra di Photoshop CS4 che consente di impostare i vari parametri di un retino a colori.

Photoshop CS3


Tecnologie proprietarie di retinatura digitale

RT Screening è la prima tecnologia di retinatura digitale usata da Adobe System, sviluppata da Linotype-Hell e concessa in licenza a Adobe.

La tecnologia RT Screening utilizza angoli e frequenze ottimizzate per l’output digitale. La tecnologia calcola un numero limitato di combinazioni di angoli e frequenze che approssimano quelli usati in retinatura convenzionale. Questa tecnologia produce retini che sono meno accurati di quelli convenzionali e anche di quelli digitali più recenti.

Successivamente sono state sviluppate altre tecnologie. Tutte quelle indicate nel seguito usano il concetto di supercella per strutturare le celle di mezzatinta. La tecnica della supercella calcola il piazzamento dei pixel per un gruppo numeroso (da 300 a 3000) di celle di mezzatinta invece che per un singola cella alla volta. Questo metodo permette di aumentare l’accuratezza degli angoli e delle frequenze di retino in modo da rendere possibile la generazione di retini senza moirè per diversi dispositivi di output.

Accurate Screens

Sviluppata da Adobe Systems è basata sull’hardware e indipendente dal device e quindi può essere inserita in device di differenti produttori. È disponibile nelle unità ottiche PostScript Level 1 che usano il RIP Emerald, basato su RISC e sulle unità PostScript Level 2, esclusi i device a bassa risoluzione, come la LaserWriter IIg.

HQS Screens

Sviluppata da Linotype-Hell e disponibile solo nelle unità Linotype che contengono il RIP 30 o il RIP 40. La retinatura HQS è basata sul software che deve essere caricato sul RIP per permettere la produzione di un retino ottimizzato.

Balanced Screens

Sviluppata da Agfa-Compugraphic e funziona con unità SelectSet 5000 e SelectSet 7000. È software-based e device-dependent. Attualmente supporta solo due forme di punti: rotondo e ellittico.

 

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Mauro Boscarol

17/12/2008 alle 16:26

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2 commenti

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  1. So che è una domanda stupida, ma non avendo mai stampato in offset mi chiedevo: la retinatura è propria della stampa a separazione o ha senso (e va controllata) anche nella cosiddetta stampa digitale?

    Gabriele B

    6/8/13 alle 15:24

  2. C’è anche nella stampa digitale ma è di un tipo diverso.

    Mauro Boscarol

    6/8/13 alle 16:48

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