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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1997

Nella serie Miti, leggende, equivoci sul colore e dintorni

La lunghezza d’onda individua la tinta di un colore

Questo è un errore molto frequente (recentemente l’ho trovato in un libro di testo per la scuola) che deriva da un altro errore, cioè pensare che ogni (stimolo di) colore sia una singola lunghezza d’onda (o frequenza).

Che lo stimolo di colore sia una singola lunghezza d’onda è un misunderstanding molto diffuso. In realtà la stragrande maggioranza dei colori non sono fatti da una singola lunghezza d’onda ma da tutte le lunghezza d’onda visibili (cioè da circa 380 a 780 nm), ognuna con maggiore o minore energia.

Ci sono anche stimoli di colore che sono fatti di una singola lunghezza d’onda (e si chiamano “monocromatici”), che hanno una importanza teorica, e che  si possono anche realizzare con la tecnologia, ma non esistono in natura. Questo per dire che sono importanti teoricamente, ma abbastanza rari. Sono molti di più gli altri stimoli di colore, quelli fatti da più lunghezze d’onda.

Le lunghezza d’onda ci sono quasi sempre tutte. In natura, sempre. In tecnologia, quasi sempre. Il colore quindi non è determinato dalle lunghezza d’onda (che ci sono tutte) ma dalla energia ad ogni singola lunghezza d’onda.

Dunque a questo punto, cosa individua la “tinta” di un colore? È sbagliato rispondere “la lunghezza d’onda” perché questa risposta  presuppone che ce ne sia una sola di lunghezze d’onda. Invece la risposta corretta è: la  lunghezza d’onda dominante, che è un concetto colorimetrico (e non fisico come la lunghezza d’onda) un po’ più complicato.

 

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Mauro Boscarol

12/7/2013 alle 13:44

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