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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Curiosità, aneddoti, storie su colore e visione

Adobe RGB non è adatto per la stampa fine art, meglio ProPhoto

Non sono uno stampatore fine art, ma le cose che seguono le ho imparate nel forum Photoactivity di Alberto Maccaferri, che seguo da anni e che, a mio giudizio, è il miglior forum sulla fotografia digitale e sulla stampa fine art professionale che oggi si possa trovare in italiano.

Tutti gli stampatori professionali fine art lavorano e consigliano di lavorare in uno spazio RGB e non in uno spazio CMYK (che è adatto solo per la stampa tipografica offset, non per la stampa fine art).

E poi in uno spazio RGB che sia più ampio degli spazi standard sRGB e Adobe RGB, quindi in ProPhoto, il noto spazio progettato da Kodak con il nome ROMM (Reference Output Medium Metric)perché questo spazio contiene tutti i colori stampabili da una stampante fine art e anche tutti i colori di un fotografia,  dunque contiene senza perdita tutte le informazioni dello spazio della fotocamera e della stampante.

Per esempio usando Adobe RGB si perdono, e dunque non si stampano, tutti i colori che vanno fuori dal gamut bianco qui sotto (che è appunto Adobe RGB) e che la stampante (in questo caso una Epson 9900 con carta Felix Glacier) stamperebbe molto volentieri.

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Gli spazi sRGB e Adobe RGB vanno bene solo per la visione a monitor, non vanno bene per la stampa. Adobe RGB, per dirne una, non riesce nemmeno a contenere il 100% di ciano offset (e infatti ECI ha dovuto creare un nuovo spazio, ECI RGB, per farci stare dentro anche il ciano), figuriamoci quindi i colori della stampa fine art. Adobe RGB non è adatto per la stampa fine art.

Lavorando con lo spazio ProPhoto (ma in realtà con qualunque spazio) conviene sempre avere una soft proof davanti agli occhi, impostata con il profilo della stampante, con intento di rendering colorimetro relativo e compensazione del punto nero:

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Meglio ancora, conviene creare una nuova finestra per la stessa immagine

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ed affiancare le due finestre in verticale (2-up Vertical). In quella a sinistra si lavora e non va attivata la soft proof, in quella a destra si guarda e va attivata la soft proof. Così in ogni momento si può lavorare a sinistra e vedere cosa succederà in stampa a destra.

Le stampanti Fine art accettano dati in RGB, anche se hanno inchiostri CMYK (pigmenti o dye-based) e altri colori. E sono inchiostri che hanno un gamut tipicamente superiore a quello degli inchiostri CMYK per offset, in molte tinte più grande di AdobeRGB e in altre tinte più piccolo. Proprio per questo in fine art è meglio lavorare in ProPhoto, perché tutti i colori stampabili stanno dentro ProPhoto e dunque non se ne sacrifica nessuno.

Visitate Photoactivity: c’è un forum, uno shop-on-line, una galleria di foto e una serie di articoli. Per fotografi e stampatori professionali.

 

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Mauro Boscarol

13/5/2015 alle 01:51

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2 commenti

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  1. …non sarebbe opportuno selezionare anche l’opzione “simulate paper color”?

    freddy

    20/12/15 alle 17:12

  2. Dipende dalla situazione. Se devo fare vedere la prova a un cliente non attiverei la simulazione carta (che corrisponde ad un colorimetro assoluto). Se devo vedere io può darsi che mi interessi la colorimetria assoluta e allora attivo la simulazione carta.

    Mauro Boscarol

    20/12/15 alle 17:22

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