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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Appunti di storia del colore

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832)

  1. Biografia
  2. Opere sul colore
  3. Farbenlehre (teoria dei colori)
  4. La polemica con Newton
  5. Rapporti con Schopenhauer
  6. Bibliografia

Johann Wolfgang von Goethe il grande scrittore e poeta tedesco, è stato un gigante della letteratura tedesca e mondiale ma è noto anche per le sue ricerche nel campo della morfologia botanica e anatomica, basate sull’idea della natura unica e indivisibile. Una concezione idealistica che applicò ad alcune indagini, la scoperta dell’osso intermascellare nell’uomo, la teoria vertebrale del cranio, la metamorfosi delle piante e infine la Farbenlehre, la teoria dei colori.

Sul colore, la posizione di Goethe e dei suoi “discepoli” Runge e Schopenhauer è ispirata dall’ellenismo classico e dal romanticismo. Si può dire che, da un punto di vista scientifico, sia una posizione reazionaria. Era il momento in cui nei paesi di lingua tedesca le idee della rivoluzione scientifica venivano rifiutate e si preferiva la celebrazione dell’antica Grecia e delle proprie origini mitiche.

Non si seguiva più l’illuminismo di Kant ma si preferiva la filosofia della natura di Schelling [che si inquadra nell’idealismo tedesco] due concetti principali della quale sono la polarità  (la natura è costituita da coppie antitetiche e complementari: corpo e spirito, magnetismo ed elettricità, acido ed alcalino, microcosmo e macrocosmo) e la potenza (la continua progressione della realtà verso un grado più elevato). Goethe apprezzava molto questi concetti e ne aveva fatto il fondamento della sua Farbenlehre.
Newton era la personificazione di tutto quello che il neoellenismo e il romanticismo disapprovavano: meccanicismo e atomismo, il concetto di una legge uniforme che valeva sia per le sfere celesti che per il mondo sublunare.

-Crone A History of Color 

Goethe era convinto che la teoria dei colori fosse il suo maggior contributo alla scienza e la più importante delle proprie opere, ma secondo il giudizio degli scienziati, di oggi ma già del suo tempo (per esempio Helmholtz), anche se conteneva idee e spunti interessanti, nella sua parte principale la teoria è errata.


Biografia

Johann Wolfgang Goethe è nato a Frankfurt am Mein (Francoforte sul Meno) il 28 agosto 1749. Francoforte (allora nello stato di Assia-Darmstadt, Landgrafschaft Hessen-Darmstadt, oggi in Germania, nel Land dell’Assia, Hessen) era una delle più importanti città del Sacro Romano Impero e dal 1562 al 1792 era il luogo fisso per le elezioni dell’imperatore (l’ultimo fu Francesco II di Asburgo). Dopo la fine del Sacro Romano impero (1806) il territorio divenne per tre anni il Granducato di Francoforte e successivamente una città libera della confederazione tedesca, che la scelse come sede del parlamento.

La casa dove Goethe nacque è stata ricostruita nel secondo dopoguerra ed è ancora visitabile, assieme ad un museo adiacente a lui dedicato, dove si trova una biblioteca con i suoi scritti.

Il padre era un giurista e Johann Wolfgang studia giusrisprudenza prima all’Università di Lipsia e poi a quella di Strasburgo. Qui frequenta anche gli ambienti medici e segue lezioni di anatomia e di chimica. Nel 1774 pubblica Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther) che gli guadagna grande fama come scrittore. La cultura tedesca era nel periodo Sturm und Drang, che contrassegnò la prima fase del Romanticismo. Il libro è considerato il primo best-seller mondiale, e l’opera che la maggior parte dei contemporanei associava a Goethe.

Nel 1775 fu invitato alla corte di Weimar dal duca Carlo Augusto che gli affidò incarichi di governo. Nei dieci anni che rimane a Weimar, Goethe conosce Friedrich Schiller (1759-1805), Johann Gottfried Herder (1744-1803) e pubblica il saggio sull’esistenza dell’osso intermascellare nell’uomo, che era rimasta una questione controversa per la difficoltà di osservare le tre suture che lo saldano al mascellare superiore.

Nel settembre del 1786 Goethe lascia Weimar per iniziare un primo viaggio in Italia che dura circa due anni. Attraversando il passo del Brennero, Goethe raggiunge Bolzano e Trento, poi Torbole e Malcesine (entrambe sul lago di Garda) e quindi Verona. Passando per Vicenza arriva a Padova, dove visita l’orto botanico, il più antico in Europa, e dove cresce ancor oggi un esemplare di palma di San Pietro che Goethe vide e descrisse nel saggio Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären (Tentativo di spiegazione della metamorfosi delle piante) pubblicato nel 1790. Raggiunge Venezia e il 16 ottobre a si trasferisce a Ferrara e Bologna, da qui a Perugia e a Roma dove arriva il 29 ottobre. A Roma la casa dove alloggiò Goethe in via del Corso 18, è dal 1997 un museo, centro culturale, biblioteca, sede di convegni.

Goethe continua poi il suo viaggio verso Napoli e la Sicilia e torna a Roma nel giugno 1787 per rimanervi fino ad aprile 1788. È in Italia che Goethe intuisce l’esistenza di una “pianta originaria” e che decide di affrontare lo studio dei colori.

Durante un secondo viaggio in Italia arriva fino a Venezia e concepisce la teoria vertebrale del cranio. Ne scrive a Herder nel 1790 dicendo di aver urtato sulla spiaggia del lido di Venezia contro un cranio di pecora “con una provvidenziale fessura” e di essersi accorto che la struttura cranica risulterebbe dall’unione di vertebre modificate.

Dopo circa vent’anni di studi ed esperimenti pubblica nel 1810 la sua Farbenlehre (Teoria dei colori) che viene accolta con indifferenza dai fisici e matematici. L’ottica di Newton, già ai tempi di Goethe, era considerata dimostrabilmente e irrefutabilmente corretta. Negli anni successivi Goethe cerca un maggiore consenso per la propria opera ma non pubblica più nulla sull’argomento.

Nel 1817 pubblica il diario del viaggio in Italia di trent’anni prima. Muore a Weimar il 22 marzo 1832. Pare che le sue ultime parole siano state Mehr Licht (più luce).


Opere sul colore

Goethe amava dipingere e iniziò ad interessarsi al colore proprio con l’obiettivo di trovare regole che ne governino l’uso artistico. A partire dal 1786 esegue esperimenti con i prismi e i colori prismatici e pubblica nel 1791 e 1792 le due parti di un libretto di circa cento pagine, Beiträge zur Optik (Contributi all’ottica),  in cui descrive i fenomeni che si verificano quando si osserva attraverso un prisma.

Già nella prima parte dei Beiträge, Goethe imposta la propria visione del colore come risultante dell’azione del chiaro e dello scuro. Per dimostrarlo, pubblica i disegni di 27 Spielkarten in bianco e nero. Visti attraverso il prisma questi disegni diventano colorati. Per esempio, quando questa Spielkarte viene vista attraverso un prisma, le losanghe assumono dei bei colori verde, giallo e blu.

Nelle seconda parte dei Beiträge sviluppa lo stesso tema. Una terza parte sulle ombre colorate e una quarta parte verrà pubblicata nella Farbenlehre. Beiträge vennero ricevuti con indifferenza dalla comunità scientifica.

Nel 1794 Goethe sviluppa la nozione di colori fisiologici (distinti da quelli che poi chiamerà colori fisici e colori chimici) che sono il fondamento dell’intera sua teoria e sono basati sul fatto che l’occhio non è una lente passiva ma ha un ruolo cruciale nella percezione del colore, è un organo coinvolto attivamente nel registrare la sensazione di colore. I colori fisiologici sono dunque soggettivi, propri dell’individuo che li percepisce, ma questo non compromette il rigore dell’analisi.

I colori che legittimamente collochiamo qui all’inizio, poiché appartengono del tutto o in gran parte al soggetto e all’occhio, costituiscono il fondamento dell’intera teoria e svelano quell’armonia cromatica che è tema di tante dispute. Questi colori sono stati fino ad ora considerati inessenziali e casuali, alla stregua di illusioni e deficienze.
[Goethe in Teoria dei colori]

Da queste osservazioni Goethe passa al concetto di colori complementari e al cerchio dei colori, ordinato in modo da porre i complementari in posizioni diametralmente opposte. Il cerchio dei colori di Goethe è basato sulla mescolanza di luci che, come dimostrerà nel 1852 Helmholtz, segue altre regole rispetto alla mescolanze di pigmenti.

La parte sui colori fisiologici è stata quella meno osteggiata dagli studiosi, perché conteneva importanti intuizioni ed esperienze. Per esempio il critico d’arte Giulio Carlo Argan (1909-1992) nella sua introduzione alla versione italiana della Farbenlehre [] afferma che Goethe è andato molto vicino a teorizzare i principi cromatici degli impressionisti, e se avesse approfondito la sua analisi, sarebbe arrivato a dedurre importanti conseguenze dal contrasto simultaneo.

I dibattiti con Schiller e la sua corrispondenza con il pittore Philipp Otto Runge dal 1806 fino alla morte di Runge nel 1810 contribuirono alla formulazione delle sue idee e dal 1800 al 1810 Goethe lavorò intensamente alla Farbenlehre. La parte didattica era terminata nel dicembre 1807 e la parte polemica e storica nel 1810. Entrando nella carrozza che lo portava a Karlsbad chiamò il 16 maggio “il giorno felice della liberazione”.


Farbenlehre
(teoria dei colori)

Nel 1810 la Farbenlehere, che incorpora i due saggi precedenti con qualche modifica, e si compone di quattro parti in tre volumi, viene pubblicata.

L’introduzione contiene questo epigramma  (pubblicato anche in Xenien, scritto con Schiller e pubblicato nell’Almanacco delle Muse per il 1797, e  Willhelm Meisters Wanderjahre WA I/48 196)

Wär’ nicht das Auge sonnenhaft, 
wie könnten wir das Licht erblicken?
Lebt’ nicht in uns des Gottes eigne Kraft,
wie könnt’ uns Göttliches entzücken? 

Se l’occhio non fosse solare,
come potremmo vedere la luce?
Se non vivesse in noi la forza propria di Dio,
come potrebbe estasiarci il divino?

che Goethe scrive ispirato dalle “parole di un antico mistico” cioè Plotino che nelle Enneadi scrive

Nessun occhio infatti ha mai visto il sole senza diventare simile al sole, né un’anima può vedere la bellezza senza diventare bella
[Plotino Enneadi I, 6, 9]

Speiser in “Die mathematische Denkweise” (Verlag Birkhäuser, Basle 1945) scrive che l’approccio al colore di Goethe è neoplatonico piuttosto che aristotelico e infatti Goethe utilizza Plotino per sviluppare il proprio concetto di analogia. Nella sua autobiografia Dichtung und Wahrheit  inoltre scrive

tutto ad un tratto [nel 1782], e come se fosse una ispirazione, i filosofi neoplatonici e specialmente Plotino, mi hanno coinvolto emotivamente in modo straordinario  … e per molto tempo Plotino mi rimase aggrappato. (WA I/27 382)

La prima parte nel primo volume è la parte didattica intitolata Entwurf einer Farbenlehre divisa in sei sezioni: colori fisiologici, colori fisici e colori chimici; quindi nozioni generali, relazioni tra la scienza dei colori ed altre discipline e un esame degli effetti psicologi ed estetici del colore.

La parte iniziale è dedicata alle immmagini postume (afterimage) e ai fenomeni del contrasto simultaneo. Erano fenomeni conosciuti da molto tempo ma Goethe fu il primo a studiarli in modo sistematico e ad intuirne l’importanza per la pittura. Per Goethe il fenomeno delle immagini postume è di origine retinica e rappresentabile con un cerchio dei colori, appunto il cerchio di Goethe.

La seconda parte nel secondo volume è la parte polemica intitolata Enthüllung der Theorie Newtons ed è in sostanza un commento all’Ottica di Newton.

La terza parte nel terzo volume è la parte storica intitolata Materialien zur Geschichte der Farbenlehre e contiene un ampio riassunto delle idee e dei metodi che hanno costituito la scienza del colore dall’antichità ai tempi di Goethe.

Goethe rappresenta la scuola di pensiero pre-newtoniana e tenta di riconciliarla con la tendenza scientifica dell’epoca. Come scrive Ralph Evans [4] il nostro interesse per l’opera di Goethe sta in due fatti sui quali egli basa l’intero soggetto:

Egli inizia con il fenomeno osservato dell’adattamento dell’occhio alla luce. Nella quinta frase della sua opera egli scrive «la retina, dopo essere stata alla luce o all’oscurità si trova essere in due diversi stati, completamente opposti uno all’altro … Se passiamo improvvisamente da uno stato all’altro, anche senza supporre che siano gli stati estremi, ma solo, per esempio un cambio da luminoso a crepuscolare, la differenza si può notare, e vediamo che l’effetto dura per un certo tempo.»

Il secondo fatto è

La grande enfasi sulla sottostimata importanza della percezione del bianco … che è un fatto fondamentale facilmente negletto.

Von den farbigen Schatten


Rapporti con Schopenhauer

Arthur Schopenhauer (1788-1860)  si è laureato in filosofia a Jena nel 1814. Tra il 1813 e il 1814 frequenta Goethe e nel 1816 pubblica Über das Sehen und die Farben. Il libro comincia con l’evidenza fisiologica che il colore è una risposta della retina e dimostra che tutta l’opera di Goethe dovrebbe essere compresa sotto il titolo “colori fisiologici” perché  la luce che produce i “colori fisici” così come i pigmenti materiali che riflettono i “colori chimici”, dipendono tutti dalla risposta soggettiva della retina. Schopenhauer identifica due punti relativamente ai quali si discosta da Goethe, cioè il tema della polarità dei colori, e quello della produzione del bianco.

Schopenhauer identifica il nero con l’attività retinale nulla, il bianco come attività retinale massima. Dalle osservazioni di Goethe sulle after images


La polemica con Newton

Nato 22 anni dopo la morte di Newton, nelle sue opere Goethe aveva condotto una crociata contro gli esperimenti sulla luce e il colore fatti da Newton stesso più di cento anni prima. Goethe riconosceva come affidabili solo i dati acquisiti direttamente attraverso gli organi di senso, l’evidenza sensibile (in tedesco Anschaulichkeit) ed era offeso dall’approccio analitico e astratto nella ricerca sul colore. Claudio Magris scrive che

 il più grande esempio [di difesa dell’evidenza sensibile di Goethe] è la sua appassionata, sbagliata ma a suo modo geniale e creativa polemica contro Newton a proposito della luce e dei colori, che lo induce a scrivere quella Teoria dei colori, basata su esperimenti, che egli considerava erroneamente il suo capolavoro. In tale aspra polemica Goethe ha torto, ma anche in parte ragione. È Newton che descrive giustamente come la luce arrivi alla nostra corteccia cerebrale e come i colori che noi vediamo corrispondano a diverse frequenze e lunghezze d’onda della luce, che il nostro cervello, vecchio grande filologo, traduce in rosso, blu, giallo, a seconda di quelle frequenze e lunghezze. Ma è vero, concretamente e inoppugnabilmente vero, che noi non vediamo i numeri e le frazioni matematiche indicanti quelle misure, bensì rosso, verde, azzurro e anche percepiamo (con gli occhi, con la mente, col cuore) la passione di quel rosso, la nostalgia di quell’azzurro.
È almeno discutibile che perfino la scienza, come pretendeva Goethe, debba occuparsi di quel verde o di quel giallo piuttosto che dei loro numeri; è tuttavia indiscutibile che l’arte e la poesia, se si incantano davanti ai papaveri o ai fiordalisi, s’incantano per quei colori e per ciò che essi evocano o significano per l’animo umano più che per i rapporti matematici che creano quei colori o per la classe di vegetali cui appartengono quei fiori, cespugli o alberi variopinti.
[Claudio Magris “Un antidoto in difesa dell’esperienza sensibile” Corriere della Sera 15/2/2012]

Secondo Goethe, Newton con i suoi esperimenti aveva commesso “uno degli errori più nocivi per lo spirito umano”

Già con il titolo del suo primo lavoro, Beiträge zur Optik Goethe intendeva fare riferimento all’Ottica di Newton, la cui ultima edizione in inglese era stata pubblicata nel 1721. Goethe non apprezzava l’impostazione di Newton, in quanto condotta con metodi matematici e non basati sull’osservazione e sulla descrizione dell’esperienza, che considerava basilari per la conoscenza. Per Goethe i sensi non ingannano ma anzi sono portatori di un significato che obbedisce a leggi costanti e strutturali.

Goethe rifiutava la teoria di Newton e dichiarava che si poteva dimostrare che fosse falsa. Alcune osservazioni con il prisma confermavano le sue opinioni. una parete bianca rimane bianca vista attraverso il prisma, dunque non è vero che la luce bianca si scompone nei colori spettrali. Questo avviene solo dove c’è contrasto tra chiaro e scuro. In realtà il fenomeno era già noto a Newton e quella di Goethe si può ritenere una incomprensione della teoria di Newton.

La passionalità antinewtoniana lo acceca. Frasi aggressive e insultanti verso Newton e i suoi seguaci si trovano sia nella parte polemica che nella parte storica:

contrafactual fairy tale hocus pocus Wortkram Sophistry Subbness shamelessness bordering of dishonesty

Goethe disprezza tutti i seguaci di Newton ed è entusiasmata da quelli che considera suoi avversari. Per esempio Goethe vede (erroneamente) in Grimaldi uno che prepara la dottrina newtoniana e allora Grimaldi diventa uno che

spacca, rompe, smembra, frantuma, sbriciola, … lacera, distende, schiaccia, tira, sparge e dissipa la luce: e da tutte questa violenza sprizza fuori il colore (tratto da Savelli 169)

Goethe sviluppa una teoria che ha poco a che fare con fisica e matematica e comprende un attacco ad una delle più grandi scoperte scientifiche, l’ottica di Newton. Goethe ha lavorato molto e per molto tempo alla sua teoria ma non c’è spirito scientifico nei risultati fondamentali.

In una lettera a Eckermann Goethe afferma di essere l’unico a conoscere la disciplina del colore, e pensava che il suo maggiore contributo alla scienza, la più importante delle sue opere, fosse appunto il lavoro sui colori.


Bibliografia

Opere di Goethe

  • 1791 Beiträge zur Optik 1 Verlag des Industrie-Comptoirs Weimar Google Books
  • 1792 Beiträge zur Optik 2 Verlag des Industrie-Comptoirs Weimar Google Books
  • 1810 Zur Farbenlehre (Farben-Welten) (Humboldt Universität)
    • Didaktischer Teil (parte didattica, tradotta in italiano a cura di R. Troncon e pubblicata come La teoria dei colori dal Saggiatore nel 1979)
    • Der Newtonischen Optik (parte polemica, contro l’ottica di Newton)
    • Historischer Teil (parte storica, tradotta in italiano a cura di R. Troncon e pubblicata come La storia dei colori da Editrice Luni nel 1997)

Opere di Schopenhauer

  • 1816 Über das Sehen und die Farben

Opere su Goethe

  • [1] Voce “Goethe, Johann Wolfgang von” in Scienziati e tecnologi dalle origini al 1875 Mondadori 1975
  • [2] John R. Williams The Life of Goethe Wiley Blackwell 1998
  • [3] Johann Peter Eckermann Gespräche mit Goethe in den letzten Jahren seines Lebens 1836-1848 (tr. it. a c. di E. Donadoni, Colloqui con Goethe negli ultimi anni della sua vita Laterza 1912)
  • [4] Ralph Evans The Perception of Color Wiley 1974
  • [5] Frederick Burwick The damnation of Newton: Goethe’s color theory and romantic Google Books
  • [6] Dennis Sepper Goethe contra Newton Google Books

 

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Mauro Boscarol

5/1/2011 alle 14:00

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