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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Cause fisiche del colore

Le mescolanze di stimoli di colore: mescolanza sottrattiva

Due stimoli di colore si possono mescolare in modo da avere un singolo stimolo o un singolo colore. E si possono mescolare in due modi, chiamati rispettivamente mescolanza additiva e mescolanza sottrattiva.

Pur se questi nomi sono stati suggeriti da Helmholtz, si tratta di una nomenclatura sfortunata ed insidiosa perché i due termini suggeriscono vagamente l’idea che si tratti di varianti dello stesso fenomeno. Nella cultura popolare questa idea (a cui si aggiunge l’altra idea che la mescolanza additiva abbia a che fare esclusivamente con le emissioni di luci e non con pigmenti) è profondamente radicata ancora oggi, anche se proprio Helmholtz è stato il primo a dimostrare che si tratta di fenomeni del tutto diversi, e che anche i pigmenti, non solo le luci, si possono mescolare additivamente. Per maggiori particolari storici si veda il post Helmholtz: esperimenti di base sulla visione del colore.

In realtà mescolanza additiva e mescolanza sottrattiva sono due espressioni che si riferiscono a fenomeni completamente diversi, addirittura appartenenti a domini diversi. La mescolanza sottrattiva appartiene all’ottica (siamo nella fisica) mentre quella additiva appartiene alla fisiologia (siamo nella medicina). La prima avviene nel campo fisico e produce i suoi effetti prima ancora che lo stimolo arrivi all’occhio. La seconda invece avviene proprio all’interno dell’occhio, nella retina.

In questa sezione dedicata alle cause fisiche del colore possiamo parlare della mescolanza sottrattiva. Nella sezione dedicata alla fisiologia del colore trattiamo della mescolanza additiva.


Mescolanza sottrattiva

La mescolanza sottrattiva di due stimoli di colore, nota anche come sintesi sottrattiva o miscela sottrattiva è la mescolanza di stimoli di colore (vedi Lo stimolo di colore) che avviene prima di incidere sull’occhio e quindi formano uno stimolo risultante che giunge all’occhio. I due stimoli iniziali si sono mescolati in un singolo stimolo.

L’esempio classico è quello della sovrapposizione di due inchiostri da stampa, per esempio inchiostro giallo sovrapposto ad inchiostro ciano, su un foglio bianco. In questo caso i due strati di inchiostro si comportano come filtri per la luce. L’inchiostro giallo assorbe una parte della luce. La parte rimanente attraversa l’inchiostro ciano che ne assorbe un’altra parte. La parte rimanente viene riflessa dalla carta bianca e costituisce lo stimolo di colore che arriva al nostro occhio.

Un altro esempio di mescolanza sottrattiva è quello di un fascio di luce che attraversa una soluzione di coloranti, la mescolanza di due pitture. Ogni colorante assorbe una parte di luce e la luce emergente, cioè ciò che rimane della luce iniziale, è lo stimolo di colore.

La sintesi sottrattiva è utilizzata nella fotografia tradizionale su pellicola e, in parte, nella stampa tipografica retinata.

Quando due stimoli si mescolano sottrattivamente, il colore percepito è determinato da cause fisiche (assorbimento della luce da parte dei corpi). Diversamente, il colore percepito di una mescolanza additiva di stimoli ha cause fisiologiche.

Questo bel video mostra la mescolanza sottrattiva con luce trasmessa dai vetri.

Sulle mescolanze additive e sottrattive si veda anche l’articolo La sottocultura popolare del colore: il caso delle mescolanze.

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Mauro Boscarol

4/3/2013 alle 17:01

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