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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Meta lezione sul colore

Multidisciplinarietà del colore e sue insidie

Il colore è una sensazione visiva causata da un fattore fisico (lo stimolo di colore) e mediata e trasformata da fattori fisiologici (l’occhio, la retina, i fotorecettori e altri meccanismi sensoriali) e psicologici (i meccanismi cognitivi). La sensazione di colore inizia nell’occhio e precisamente nei fotorecettori della retina che, esposti alla luce, trasformano (mediante reazioni chimiche) lo stimolo elettromagnetico in un segnale neurale elettrico il quale viene trasmesso alla corteccia visiva lungo il nervo ottico.

La studio del colore è uno studio interdisciplinare nel senso che si pone sui confini tra diverse discipline tradizionali, principalmente l’ottica, la fisiologia e la psicologia. Poi lo studio del colore utilizza modelli matematici soprattutto di carattere geometrico. In particolare la metrica degli spazi di colore si può descrivere mediante la geometria di Riemann, la stessa usata da Einstein per la teoria della relatività, che generalizza lo spazio euclideo dove la distanza tra due punti è misurata sempre con lo stesso “metro”. Riemann stesso scriveva

le posizioni degli oggetti di senso e i colori sono probabilmente le sole nozioni semplici i cui modi di determinazione formano una varietà multidimensionale

Un’altra disciplina di notevole importanza nello studio del colore è la psicofisica che  indaga la relazione tra stimoli fisici (e quindi oggettivi e misurabili) e risposta sensoriale (che pur essendo soggettiva è misurabile anch’essa anche se con maggiore incertezza) senza passare per i meccanismi fisiologici.

Due settori della psicofisica riguardano la luce e il colore: sono rispettivamente la fotometria e la colorimetria psicofisica. In entrambi i settori lo stimolo fisico è la radiazione visibile. La fotometria studia la relazione tra la radiazione visibile e la sensazione di luminosità, mentre la colorimetria studia la relazione tra la radiazione visibile e la sensazione di colore.


Errori di categoria della scienza del colore

Storicamente, lo sviluppo della scienza del colore è stato rallentato da errori relativi all’ambito di conoscenze in cui un dato concetto viene studiato. Questi errori sono detti ”di categoria”.

La sensazione di colore si forma a partire da uno stimolo fisico che viene valutato dall’organo della visione, l’occhio, e viene interpretato dal cervello. Coloro che studiano il colore devono distinguere attentamente questi ambiti. Per esempio, si può commettere l’errore di assegnare allo stimolo fisico qualcuna delle qualità della sensazione.

Questa confusione tra proprietà dello stimolo e proprietà della sensazione è stata chiamata stimulus error e messa in evidenza all’inizio del Novecento. Scrive Jozef Cohen (nel libro citato più sotto):

L’errore di stimolo è esemplificata dalla affermazione biblica [nell’Apocalisse] che il miele è dolce e che l’assenzio è amaro. In realtà, queste sostanze non sono né dolci né amare. Miele e assenzio sono stimoli chimico-fisici che evocano sensazioni di gusto soggettive, tra le quali quelle descritte verbalmente dalle parole “dolce” e “amaro”.

Un altro errore di categoria è relativo alla tridimensionalità del colore. Per tutto il Settecento la tridimensionalità del colore è stata considerata una proprietà fisica della luce, fino a che Young ha precisato che si tratta di un fatto della fisiologia (relativo alle proprietà dei fotorecettori della retina). Questo è un errore di categoria che ha rallentato notevolmente lo sviluppo della scienza del colore.

Infine il comune errore di considerare la mescolanza additiva e la mescolanza sottrattiva di colori due varianti dello stesso fenomeno è una insidia di categoria ma anche una insidia linguistica.


Letture

Jozef B. Cohen Visual Color and Color Mixture: The Fundamental Color Space University of Illinois Press 2001

 

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Mauro Boscarol

25/8/2012 alle 15:58

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