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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Introduzione alla gestione digitale del colore

Il significato dei numeri

Entriamo ora più in dettaglio nel problema della gestione del colore, per dire con parole diverse quello che abbiamo già detto nei precedenti post.

Prendiamo un file TIFF in modalità RGB che contiene una immagine digitale. Come tutti i file digitali, il TIFF contiene numeri, per esempio potrebbe iniziare così

35 27 128
24 3 59
15 35 27
128 243 59
...

Ciò significa che il primo pixel in alto a sinistra dell’immagine ha i valori RGB uguali a 35 27 128, il secondo pixel i valori RGB uguali a 24 3 59, e così via.

Quando questi numeri RGB vengono visualizzati su un monitor A l’aspetto potrebbe essere questo:

Gli stessi numeri RGB visualizzati su un altro monitor B potrebbero avere questo aspetto:

E ancora gli stessi numeri visualizzati su un certo monitor C potrebbero avere ancora un altro aspetto:

Questo significa che i numeri RGB non determinano il colore. Il colore una volta fissati i numeri RGB è determinato dal monitor.

La prima conseguenza che possiamo trarre è che i valori RGB non possono essere chiamati colori, ma appunto valori, o meglio numeri. I colori sono un’altra cosa. E’ vero che i numeri R= 255 e G = B = 0 daranno un rosso, ma potrebbe essere un rosso chiaro o un rosso scuro, un rosso pallido o un rosso vivo, un rosso tendente al magenta o un rosso tendente all’arancio.

Per dare un significato univoco ai numeri, va indicato come riferimento un determinato monitor (per una immagine RGB) o una determinata stampante (per una immagine CMYK). Solo allora l’immagine digitale è un insieme di numeri con un riferimento, cioè numeri con l’indicazione necessaria per dare loro il significato (il colore) che l’autore dell’immagine intendeva dare quando l’ha creata.

La stessa cosa vale per CMYK. Un TIFF CMYK è fatto di numeri e i numeri potrebbero essere questi

15 27 28 50
24 3 10 20
15 16 27 35
100 100 0 10
...

I primi quattro numeri rappresentano il primo pixel, i secondi quattro il secondo pixel, e così via.

Quando questi numeri CMYK vengono mandati in stampa (per esempio ad una stampante inkjet munita di una certa carta) l’aspetto potrebbe essere questo:

Con un’altra stampante, per esempio laser con carta naturale, gli stessi numeri CMYK potrebbero dare questo risultato:

E con una macchina da stampa offset con carta patinata gli stessi numeri CMYK potrebbero dare questo risultato:

Dunque la tecnologia della gestione digitale del colore si può riassumere così:

  • una immagine è fatta di numeri RGB o CMYK;
  • gli stessi numeri su periferiche diverse danno colori diversi;
  • quindi è la periferica che dà il significato (cioè il colore) ai numeri;
  • affinché non cambi il significato (cioè il colore) è necessario cambiare i numeri.

Ma “come” si cambiano i numeri? Il primo passo per avere gli stessi colori su periferiche diverse consiste nel saperne di più sulle periferiche che si utilizzano. Nel prossimo post parliamo della caratterizzazione di una fotocamera.

 

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Mauro Boscarol

20/8/2008 alle 13:59

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