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Il blog di Mauro Boscarol sulla gestione digitale del colore dal 1998

Nella serie Introduzione alla gestione digitale del colore

Intenti di rendering non colorimetrici

Per alcuni tipi di immagini, un intento colorimetrico non è opportuno. Si tratta in particolare delle immagini molto sature con molti colori non riproducibili nella periferica di destinazione. In questo caso i colori è opportuno che mantengano le loro posizioni cromatiche relative, e non è accettabile che alcuni colori vengano riprodotti esattamente ed altri solo in modo approssimato. Tutti i colori, anche quelli che potrebbero essere riprodotti come sono, devono essere “modificati” proporzionalmente in modo da essere compresi nel gamut di destinazione.

Quando l’immagine verrà riprodotta, tutti i colori saranno diversi, ma “cromaticamente proporzionali” a quelli originali, e l’occhio potrà compensare la differenza dei gamut, rendendo “simili” le due immagini (origine e destinazione, per esempio su monitor e in stampa).

In ogni caso gli intenti di rendering non colorimetrici portano il bianco di origine nel bianco di destinazione e il nero di origine nel nero di destinazione. Per il resto si può dire che gli intenti di rendering non colorimetrici convertono il colore in modo da privilegiare qualcuno degli attributi percettivi del colore, che sono: la tinta, la chiarezza e la croma a discapito degli altri.

Qui sotto c’è un movie QuickTime, sempre di Pictographics International che indica come funziona un intento di rendering non colorimetrico (che nel movie è chiamato fotografico).

[qt:http://www.boscarol.com/blog/wp-content/uploads/2008/08/fotografico.mov 441 241]
In questo caso il gamut di origine è quello rosso e il gamut di destinazione quello blu. Si noti che i colori che stanno sia nel gamut rosso che nel gamut blu resterebbero fermi se l’intento di rendering fosse colorimetrico. Invece nel percettivo, si muovono, cioè vengono modificati.

L’intento di rendering colorimetrico riproduce precisamente i colori che possono essere riprodotti, ed approssima gli altri. Vantaggio: i colori che possono essere riprodotti, vengono riprodotti esattamente. Svantaggio: possono risultare posterizzazioni o disuniformità del colore.

Invece l’intento di rendering non colorimetrico, non riproduce nessun colore esattamente, ma li approssima tutti. Vantaggio: i colori sono riprodotti uniformemente, con continuità, mantenendo, per così dire, i rapporti cromatici. Svantaggio: nessun colore è riprodotto esattamente.


Le varianti

Esistono due varianti nella famiglia degli intenti di rendering non colorimetrici:

  • percettivo;
  • saturazione.

Per gli intenti di rendering non colorimetrici, non esistono regole fisse. Ogni casa produttrice di software per la creazione di profili può applicare la propria idea di intento di rendering non colorimetrico.

Se si distinguono gli intenti non colorimetrici secondo l’attributo percettivo che cercano di conservare, un intento non colorimetrico che cerca di mantenere la tinta a scapito degli altri attributi è detto intento di rendering percettivo. Invece, un intento che cerca di mantenere la croma è detto saturazione.

L’intento di rendering di saturazione (saturation) richiede appunto che, nella trasformazione da gamut a gamut, venga mantenuta il più possibile la saturazione del colore, a spese eventualmente della chiarezza e della tinta.

Talvolta l’intento di rendering percettivo viene chiamato immagine (picture), fotografico (photographic) o fotometrico (photometric) e l’intento di rendering saturazione viene chiamato grafica (graphic).


Nota
: sugli intenti di rendering si può vedere un applet Flash molto interessante in questa pagina web.

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Mauro Boscarol

22/8/2008 alle 01:13

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